LIBRI PER BAMBINE E IL POTERE DEI NOSTRI PENSIERI

Ben ritrovate a tutte!

Vi piace leggere? A me tantissimo, fin da bambina.

Io appartengo a quella generazione dei classici per bambini, con titoli e temi ben distinti per i due sessi. Nella mia libreria spopolavano “Piccole donne”, le varie “Pollyanna”, “La piccola Dorrit” ecc.

Le trame non erano niente male, anzi, ma c’era sempre un fondo di tristezza che non mi sono mai spiegata. Crescendo ho capito che era un filone letterario che portava l’eroina di turno alla maturità attraverso esperienze piacevoli, ma anche e soprattutto dolorose per temprarne il carattere, e che diamine!

Pollyanna in particolare mi aveva colpito per il suo modo di affrontare le vicissitudini. Orfana di madre, padre missionario, uno dei suoi momenti più felici era quando arrivava alla missione il baule spedito dall’Inghilterra, dove lei sperava di trovare dei bei vestiti e una bambola.

Vana speranza…
Un giorno arriva addirittura un paio di stampelle e Pollyanna, che è pur sempre una bambina, si dispera, ma il padre le insegna un trucchetto: dice a Pollyanna che dovrebbe essere felice comunque, perché quelle stampelle non le deve usare. Pollyanna ci casca e diventa la bambina più felice del mondo.

Ed io, che ero pur sempre una bambina, ci cascai allo stesso modo. Mi sembrava un atteggiamento così edificante, buono ed altruista!
Mi sentivo un po’ Pollyanna anch’io, quasi quasi un pochino sfortunata per avere una famiglia normale tutta viva e vegeta.

Crescendo ed affrontando man mano le mie vicissitudini è arrivato un momento in cui ho sentito forte dentro di me la necessità di urlare (scusate il francesismo) “fanculo Pollyanna!”. Ero stufa di abbassare la testa ed accettare le cose come venivano, pensando che ero comunque fortunata.

Fin qui niente di strano. La cosa strana è successa recentemente.

In una delle mie ennesime circumnavigazioni delle librerie, ho trovato questo libro che spiega praticamente la stessa cosa, ma in un modo che può veramente cambiare la visione di una situazione.

Infatti non si tratta di essere felici per le cose che vanno storte, ma cercare di capire se l’esito negativo, o comunque non corrispondente alle nostre aspettative, non possieda in sé dei risvolti positivi.
Se ci pensate bene, spesso stiamo male o ce la prendiamo per cose che non hanno nessun senso, eppure basterebbe fermarsi un attimo, respirare e spostare il punto di vista.

Vi faccio un esempio: quando sono stata licenziata, mi sono sentita persa. Al di là del fatto che avevo permesso al mio lavoro di definirmi troppo (noi non siamo né il nostro lavoro, né la nostra casa, né la nostra macchina, né i nostri partner, né i nostri figli), nella mia vita avevo sempre lavorato e perdere il mio impiego era veramente uno stravolgimento.
Mi veniva da piangere, mi sentivo tradita dai colleghi, mi sembrava di essere rimasta chiusa fuori casa. Dopo 20 anni nella stessa azienda mi sentivo veramente vittima di una grande ingiustizia.

Nonostante non fossi più nella fase Pollyanna da anni, quando riuscii a fermare questo fiume di autocommiserazione, fui in grado di formulare almeno 3 motivi per cui potevo ritenermi fortunata: avrei potuto godermi i miei figli, mio marito aveva un lavoro che bastava per tutti e non avrei più avuto mal di stomaco dal nervoso.

Ovviamente i motivi valgono solo per noi stessi, è chiaro che se fossi stata solo io a lavorare avrei elaborato altri pensieri, ma anche qui vale lo stesso sistema: nonostante fossero anni che volevo cambiare lavoro, non avevo mai trovato il coraggio. In questo caso avrei potuto pensare che era l’occasione per trovare un lavoro migliore.

Le possibilità sono infinite se è nostra intenzione non farci scoraggiare.

In fondo la vita ci darà comunque la nostra razione di situazioni irrimediabili e allora perché vedere come tali anche quelle dove i nostri pensieri possono veramente fare la differenza?

Io penso davvero che l’ottimismo sia un’arma potente nella vita e sono convinta che riuscire a non farci sopraffare dagli eventi sia determinante per la buona riuscita dei nostri progetti.

Lo so che questa non può essere una cura contro il pessimismo, ma cosa ne dite di provare a trovare dei lati positivi la prossima volta che qualcosa andrà storto?

Buona serata!

P.S. Per curiosità ho fatto una ricerca su internet per Pollyanna. Guardate un po’ cosa è saltato fuori:

La psicologia cognitiva ha preso spunto da libro e film per etichettare come “sindrome di Pollyanna” il cosiddetto “ottimismo idiota”. Ora sì che mi sento bene!

Donne in musica parte 2 – … e l’acqua santa – Intervista a Barbara Bertuzzi

Ciao a tutte!

Dopo il nostro viaggio nel mondo metal, oggi mi dedico alla musica classica, tormento dei miei pomeriggi domenicali da bambina, ma passione dell’età più adulta. Sono un’ascoltatrice di musica classica istintiva. E’ un modo carino per dire che sono piuttosto ignorante. Riconosco Mozart e qualche brano tra i più noti, ma le mie conoscenze finiscono qui.

Il destino ha voluto che nella mia vita entrasse qualche anno fa una delle persone più innamorate della musica che io abbia mai conosciuto e voglio farla conoscere anche a voi.

Sono quindi molto felice di presentarvi questa intervista con Barbara Bertuzzi, violista dell’Accademia Concertante d’Archi di Milano, orchestra nata nel 1985 che giusto quest’anno compie i suoi primi 30 anni!

Barbara tiene numerosi concerti nel corso dell’anno e negli ultimi tempi ha partecipato insieme all’orchestra all’evento itinerante “Uno Stradivari per la gente” del violinista Matteo Fedeli.

“Barbara, recentemente ho avuto l’impressione che la musica classica, attraverso vari eventi e manifestazioni, si stia diffondendo sempre più. E’ una mia impressione?”

La mia opinione non può che essere di parte. La musica è il mio mondo, quindi è sempre presente nella mia vita. Milano è una città in cui sono sempre esistite molte orchestre e gruppi, ma purtroppo per i musicisti non c’è riconoscimento, anche a livello economico. Nonostante la nostra ricchissima tradizione artistica e musicale, l’Italia coltiva poco questo settore, mentre in paesi come l’Austria e la Germania c’è molto più interesse per la musica classica. Tornando alla tua domanda devo però dire che forse ultimamente, e lo vedo anche nel pubblico presente ai nostri concerti, si sta risvegliando un certo interesse anche da noi e posso solo sperare che questa tendenza si mantenga.

“A che età hai iniziato a suonare?”

Alle elementari avevo una maestra di musica che, ritenendo io avessi una bella voce, ma soprattutto talento musicale, mi stimolò a studiare musica e a suonare uno strumento. Così un giorno dissi ai miei genitori che volevo studiare violino. Avevo 10 anni ed i miei genitori si stupirono molto di questa mia determinazione, ma accettarono. Per me la musica è sempre stata una grande passione, totalizzante! Ero così decisa a frequentare il Conservatorio che feci l’esame d’ammissione suonando il flauto dolce! Da quel momento la mia vita è stata tutta in musica, anche perché gli studi al Conservatorio non lasciano molto spazio per fare altro: si studia la musica in tutti i suoi aspetti, si impara a leggerla, ad analizzarla, a suonarla, a far parte di un gruppo di strumentisti.

“In che modo pensi che questa tua esperienza da studentessa del Conservatorio e concertista abbia influito sul tuo modo di essere oggi?”

In modo totale. Io mi sento prima di tutto, e in tutto e per tutto, una musicista. Lo studio di uno strumento è totalizzante, infatti al diploma si arriva studiando 7/8 ore o più al giorno. Non si ha tempo per niente altro ed è anche molto faticoso… Di fatto o si suona a casa, o si suona in orchestra (quella degli studenti del Conservatorio) o si suona in quartetto, altra materia obbligatoria per poter dare il diploma. Praticamente si vive di musica. Un’esperienza di questo tipo non può non avere una forte influenza sulla tua vita.

“Quali sono stati i vantaggi e gli svantaggi di essere una donna in quel contesto?”

Non ho mai notato discriminazioni nel mio ambiente. Direi che più passione e tempo dedichi alla musica fin dall’inizio, più crescerà la tua bravura e questo, indipendentemente che tu sia uomo o donna, ti porterà gratificazione e apprezzamento.

L’unico svantaggio che mi viene in mente, ma in realtà si tratta di scelte personali, è la decisione di non avere figli pur di non mettere a rischio la propria carriera, come può capitare, specialmente se si suona in grandi orchestre.

Io non mi sono fatta questi problemi, ho 3 figli e, specialmente per il primo, ho sospeso la mia attività di musicista per il tempo necessario, senza aver mai avuto difficoltà a rientrare.

“Suoni ancora?”

Certo, la ritengo sempre e comunque la mia attività principale.

“Anche nel settore classico esistono donne che puntano sull’aspetto più che sulle doti artistiche?”

Diciamo che normalmente si considera un’audizione come un colloquio di lavoro, quindi si sceglie l’abbigliamento che si ritiene più adatto. E’ chiaro però che non c’è scollatura o spacco che tenga se non c’è competenza.

“Nella scena musicale attuale, che sembra trovare nuove star solo nei talent show, che consigli daresti alle ragazze che desiderano dedicarsi alla musica senza dover percorrere questa strada?”

Suonare, studiare, provare, a qualsiasi livello, a qualsiasi età. Ovvio che la scelta del Conservatorio è una strada lunga e faticosa perché ha lo scopo di formare un eccellente musicista. Per hobby invece non è necessario dover dimostrare per forza la propria bravura, ma la soddisfazione è poi ampiamente ripagata. La musica è compagnia, un viaggio nel tempo e nelle proprie emozioni oltre che un bel passatempo che spero sempre più persone provino anche solo per se stesse. Suonare è bello!

“Ti cosa ti occupi ora?”

Oltre alla mia attività di musicista, sono anche istruttrice di Taiji (tai-chi).

“Come ti vedi nel futuro?”

Spero sempre impegnata in prove, concerti e continuando a studiare, naturalmente.

“Credi nella parità dei sessi?”

Totalmente! Lo so che non tutti la pensano così, ma io credo che uomini e donne debbano avere le stesse identiche opportunità, parità di scelta e uguali diritti e dignità. Lo ha detto anche il Papa recentemente che dovremmo smetterla di pensare che la donna sia inferiore all’uomo.

“Ci puoi fare un breve elenco di alcuni dei tuoi brani preferiti?”

J.C. Bach Concerto per viola in do min
Bela Bartok Concerto per viola e orchestra
Borodin Nelle steppe dell’Asia centrale
Dvorak La Moldava e La Sinfonia dal Nuovo Mondo
Mendelssohn  Ouverture Le Ebridi La Grotta di Fingal
Tchaikovsky Sinfonia numero 6 Patetica
Mozart Sinfonia numero 40 e 41
Beethoven Sinfonia numero 6 Pastorale
solo per cominciare…

Ringrazio Barbara per il tempo dedicato a questo incontro ed invito le interessate a tenersi aggiornate sull’attività concertistica di Barbara e della sua orchestra sul sito:

http://www.unostradivariperlagente.com

Donne in musica parte 1 – Il diavolo… Intervista con Isa Brutal

La musica: passione, compagnia, specchio delle nostre emozioni ed esperienze…

Per due donne che conosco e che ho avuto la fortuna di intervistare è anche una parte importante della loro vita a tutti gli effetti.

Amo diversi generi musicali, ma la mia preferenza in assoluto va al rock ed alla musica classica.
Secondo me la musica che amiamo e che ascoltiamo, specialmente nel periodo dai 12 ai 20 anni, ha un forte impatto nella nostra crescita e formazione.

Ricordo ancora la sensazione che un determinato brano suonasse e parlasse proprio per me.
Ricordo ancora la soddisfazione di riuscire a suonare un pezzo che mi piaceva.
Ricordo ancora il senso di “casa” quando mio padre ascoltava Beethoven e Mozart.
Ricordo ancora l’emozione dei primi concerti al Palalido e al Teatro Tenda di Milano.
Ricordo ancora la noia mortale dei concerti classici da bambina…diciamo che in questo caso ho imparato ad apprezzarli un po’ più da adulta!

Amo la musica ed è per questo che ho voluto fare queste due interviste.

E’ quindi con grandissimo piacere che pubblico questa intervista con Isa Brutal, protagonista della scena musicale metal italiana ed europea degli anni ’80.
Il suo libro “Back in the metal days” è diventato in breve tempo un fenomeno letterario di nicchia.
Tante ragazze (anch’io!!!!) si sono ritrovate nelle atmosfere, nei sogni, nei luoghi, nei personaggi descritti. Non è un tuffo nostalgico nel passato, ma un diario, anche se romanzato, di un viaggio che sicuramente ha segnato la vita della protagonista.

“Isa, recentemente hai pubblicato un libro che, ispirandosi alla tua esperienza, racconta la storia di una ragazza che, dall’essere semplice appassionata di musica, si ritrova a girare l’Europa con una band tra le più famose di quegli anni. In che modo pensi che questa esperienza abbia influito sul tuo modo di essere oggi?”

Se si parla solo dell’esperienza raccontata nel libro direi relativamente poco. Il mio modo di essere oggi è il risultato di tutte le mie esperienze di vita passate. Ho vissuto parecchi anni all’estero anche dopo il periodo raccontato nel libro. Ho avuto modo di confrontarmi con tanta gente e con tanti tipi di mentalità differenti dagli stereotipi a cui siamo abituati in Italia, un paese ancora oggi indietro mentalmente di 50 anni dal resto dell’Europa.

“Quali sono stati i vantaggi e gli svantaggi di essere una donna in quel contesto?”

Non si tratta di essere donna o uomo, in entrambi i casi ci sono vantaggi e svantaggi, in qualsiasi contesto. E’ vero che il metal è una scena musicale dove prevalgono gli uomini, ma musicalmente mi sono trovata bene a suonare con entrambi i sessi, è più una questione di carattere e di compatibilità che di sesso.

“Suoni ancora?”

Diciamo che è un paio d’anni che sono ferma, ho perso un po’ l’entusiasmo. A me piace molto suonare e comporre in una band, dopo lo scioglimento dei Self Disgrace ho avuto difficoltà a trovare gente con cui volessi ancora suonare e ho abbandonato. Non è detto comunque che non torni a strimpellare prima o poi, se l’occasione giusta si ripresenti.

“Credi nella parità dei sessi?”

Direi di no. C’è un libro che dice ‘gli uomini vengono da marte le donne da venere’ ed è proprio vero. Le femministe vogliono assolutamente dimostrare che possono fare tutto quello che fanno gli uomini e non riuscendoci diventano frustrate, sarebbe meglio che si concentrassero su quello che veramente sanno fare bene e meglio degli uomini. Con questo non voglio dire che le donne non siano in grado di suonare uno strumento, di guidare la macchina, di cambiare una presa, ecc… ci sono anche molti uomini che non sono capaci, però fisicamente siamo differenti, gli uomini non possono partorire e le donne non hanno la forza fisica di un uomo, anche emotivamente siamo molto differenti, le donne sono più sensibili riguardo certi argomenti mentre agli uomini di tante paranoie non frega niente.

“Cosa ne pensi di alcune bands femminili in circolazione che puntano più sul mettersi in mostra che suonare?”

Ci sono sempre state band femminili del genere perché ci sono sempre stati in circolazione i morti di figa. E’ tutto un commercio, se c’è la richiesta ecco che spuntano queste band imbarazzanti di donne che non avendo musicalmente né arte né parte puntano su questo tipo di audience.

“Nella scena musicale attuale, che sembra trovare nuove star solo nei talent show, che consigli daresti alle ragazze che desiderano dedicarsi alla musica senza dover percorrere questa strada?”

Dipende. Io ho iniziato a suonare per divertimento e per passione, non avevo nessun tipo di ambizione e non volevo arrivare al successo a tutti i costi, per questo non ho mai accettato proposte da parte di band e di situazioni che non mi piacevano. Se invece queste ragazze mirassero ad una carriera musicale nel metal, consiglierei loro di fare altro, non ci sono soldi nel metal, a meno che non si dedichino ai tributi femminili, cadendo nella categorie di donne che suonano per i morti di figa menzionati sopra.

“Come ti vedi nel futuro?”

Ho fiducia nel futuro, la vita mi ha dato tanto anche se come per tutti ci sono stati degli alti e dei bassi. Quindi mi vedo bene. Spero prima di tutto nella mia salute e in quella dei miei cari, il resto è gestibile. Musicalmente non penso ci saranno grandi cambiamenti imminenti nella mia vita ma non si sa mai, come ho detto se si presentasse la giusta occasione potrei ritornare a suonare. Meglio sempre lasciare aperte tutte le porte e mai dire mai.

“Puoi consigliare alcuni brani tra i tuoi preferiti?”

Slayer – Seasons In The Abyss, Carcass – Buried Dreams, Queensryche – Jet City Woman, Sepultura CHAOS A.D., Kreator – Extreme Aggression. Sono state importanti colonne sonore della mia vita ai tempi delle loro pubblicazioni.

“Ringrazio Isa per il tempo dedicato a questo incontro. Dove possiamo rivolgerci per acquistare il tuo libro?”

Grazie a te. Chi fosse interessato al mio libro può contattarmi sulla mia pagina Facebook, posso inviarlo per posta o consegnarlo personalmente a Milano, Brescia e Bergamo o nei limitrofi.

http://www.facebook.com/metaldays

Decido io come mi vesto!

Ciao a tutte!

Il titolo è una citazione più o meno precisa di un concetto che, nei suoi 12 anni di vita, mia figlia mi ha ripetuto spesso. E sono contenta d’averla lasciata fare fin da quando era piccola, perché per lei vestirsi è sempre stata una questione seriamente divertente.

Avete mai pensato prima di indossare un abito se siete davvero voi ad indossarlo o l’abito ad indossare voi?

Spesso abbiamo un’immagine di noi falsata da come vediamo un vestito su un manichino o in una fotografia e poi rimaniamo deluse dall’aspetto che ci dà.

Per fortuna ognuna di noi è diversa e soprattutto non ho mai incontrato una donna somigliante ad un manichino!

L’abbigliamento esprime di noi molto più di quello che è l’aspetto estetico dei vestiti che indossiamo. Parla di noi, di come viviamo il nostro corpo, cosa facciamo, chi vogliamo colpire, quali sono le nostre idee politiche, i nostri gusti musicali. Un colore può avere tanti significati diversi secondo il contesto e la persona che lo indossa (pensate al nero e a tutto ciò che può esprimere, dal lutto, all’abito da sera, al colore di un chiodo).

Spesso siamo influenzati nel nostro abbigliamento dall’ambiente in cui ci muoviamo, al punto di non capire fino in fondo quanto ci piaccia vestirci in quel modo e quanto in realtà ci stiamo adeguando per uniformarci.

Sapete che le prime forme di abbigliamento dell’uomo primitivo erano le pelli degli animali uccisi? Più feroce era l’animale e più onore aveva chi indossava la sua pelle. In un qualche modo era come se una parte di quell’animale si fondesse con il suo cacciatore.

Oggi è sempre meno di moda indossare pellicce eppure il vestito continua a non essere semplicemente un modo per coprirsi e proteggersi.

Quando lavoravo in ufficio non mi divertivo per niente a comprarmi vestiti nuovi, erano tutti molto simili, così non dovevo lambiccarmi troppo il cervello per decidere cosa mettere la mattina. Diciamo che mi esprimevo a livello di abbigliamento nel fine settimana. Facevo bene ad adeguarmi così? Mi ha avvantaggiato in qualche modo? All’epoca non mi ponevo certo queste domande. In ufficio si andava così punto e basta.

Dopo essere stata licenziata (13 anni fa) non ho mai più avuto desiderio di indossare quei vestiti, anzi! Il mio stile è totalmente diverso ora. E pensate un po’: compro molti meno vestiti, ma quando lo faccio, mi diverto e scelgo esattamente quello che mi piace, senza pensare dove e come lo potrò indossare.

Considerato che ci vestiamo tutti i giorni, non pensate che il nostro abbigliamento potrebbe essere un modo per sentirci meglio? Dal mio punto di vista non dovrebbe essere una fissa, ma non ritengo sia giusto neanche liquidarlo come un aspetto superficiale della nostra vita. Cosa ne pensate?

Provate a fare questo esperimento, magari nei fine settimana: provate a scegliere gli abiti solo in base a come vi sentite e non in funzione dei vostri programmi e vedete se cambia qualcosa nel vostro modo di vestirvi.

E a proposito di vestiti per esprimere noi stesse, io penso che troverete sicuramente qualche articolo adatto ad ognuna di voi nel catalogo EMP STORE. Provate a cliccare sul link, senza farvi intimorire dal teschio, e sfogliate il catalogo fino in fondo, vi stupirete di ciò che troverete!

Buon fine settimana a tutte!

La suocera

Ben ritrovate a tutte!

Ultimamente ho letto un libro che in realtà è un percorso di presa di coscienza della propria vita, di ciò che si può costruire di giorno in giorno con piccoli cambiamenti e delle relazioni con le persone.

Nei capitoli riguardanti le relazioni vengono proposti degli “esercizi” per essere coscienti e grate per la presenza nella nostra vita di persone che amiamo, a cui siamo legate o anche semplicemente che ci stanno simpatiche. Fin qui tutto abbastanza facile.

Il bello viene quando il libro inizia a parlare di relazioni irrisolte o difficili, proponendo come esercizio di pensare ad una persona, con cui abbiamo avuto delle difficoltà, e cercando di trovare 4/5 qualità o comportamenti avuti nei nostri confronti per cui vorremmo ringraziarla.

Il mio pensiero è andato subito a mia suocera.
Quando l’ho conosciuta era più giovane di me adesso e non siamo partite con il piede giusto. Nei primi anni è stato impossibile trovare un punto d’incontro, anche se spesso riuscivamo a farci delle gran risate insieme. Se lei pensava nero, io pensavo bianco, se lei andava dritta, io andavo storta. Poi, nonostante mi facesse arrabbiare spesso, mi accorgevo che dopo un po’ che non la vedevo avevo voglia di salutarla.

Questi sentimenti altalenanti, probabilmente contraccambiati in toto nei miei confronti, sono andati avanti finché c’è stata. Negli ultimi due anni era malata e non era più così ostinata e combattiva; questo mi ha permesso di mostrarle, non solo a parole, l’affetto che provavo per lei.

Sono passati 8 anni e in questo periodo mio figlio è cresciuto, ha la ragazza e sapete una cosa? A volte, davanti ad una richiesta, un atteggiamento o una domanda da parte sua, mi sono ritrovata a reagire istintivamente come mia suocera ha reagito tante volte con suo figlio e con me e mi sono morsa la lingua, mi sono fermata, perché ho ricordato quanto le sue parole spesso mi irritassero.

Quando è stato il momento di focalizzare un rapporto irrisolto e quello che vorrei dire a questa persona se potessi, non ho avuto dubbi: è lei. Sono contenta di averla conosciuta, sono contenta che mi abbia fatto arrabbiare, perchè l’esperienza mi ha insegnato qualcosa di utile, ma soprattutto sono felice di tutti i ricordi belli che questo esercizio ha fatto riaffiorare.

La quotidianità spesso non aiuta a dare il nostro meglio e questo è successo anche tra me e mia suocera, ma se permettiamo all’astio, al nervosismo, alle arrabbiature di rubarci i momenti piacevoli, ci perdiamo la dolcezza dei ricordi, specialmente quando queste persone non ci sono più.

Di ritorno dalla casa delle vacanze della famiglia di mio marito, quest’anno posso dire di averla goduta anche più del solito, perchè le stanze, gli oggetti, il giardino parlano di lei e finalmente sono stata felice di ascoltarli.

Il mio consiglio per oggi è proprio di fare questo esercizio. Se un ricordo può trasformarsi in questo modo, chissà che effetto potrebbe avere su una relazione in corso…

A presto!

“Il piccolo circolo dell’autocoscienza femminile” e le tecniche di benessere

Era da tempo che desideravo trovare un luogo di incontro dove conoscere, confrontarmi e condividere con altre donne. In uno slancio femminista qualche anno fa l’avevo addirittura battezzato “Il piccolo circolo dell’autocoscienza femminile” Peccato che il posto non c’era e quindi non potevo attaccare questa insegna da nessuna parte.

Gli uomini sono fantastici, gli amici maschi utilissimi, ma quando c’è la sintonia giusta tra donne è una sensazione impagabile.

Oggi ho passato un meraviglioso pomeriggio con una nuova amica camminando nel bosco e parlando di temi che mi appassionano: i rapporti con gli altri, come non subire condizionamenti, come espandere i miei orizzonti… tranquille, non ho visto nessun unicorno color arcobaleno.

Questa comunque sono io, questa è la dimensione dove mi muovo bene. Tra pochi giorni rientrerò in città e certi spazi, geografici e mentali, magari mancheranno, ma va bene così.

Ho passato tanti anni a pensare che “in fondo andava bene così”, ma non era la stessa sensazione che provo oggi.
C’era spesso quella sensazione di fastidio alla bocca dello stomaco… Le ho provate un po’ tutte per riuscire a capire cosa fosse: visite mediche, attività fisica, letture, riposo, psicologa, ma i risultati erano scarsi o di breve durata.

Quando ho deciso di trovare delle soluzioni dove io non fossi semplicemente “la cliente”, bensì parte attiva, la situazione è cambiata.
3 anni di corsi e ho ottenuto il diploma in Naturopatia, seguito da attestati in Kinesiologia e Ayurvedic touch. Contemporaneamente ho approfondito la Medicina Tradizionale Cinese, i Mudra, l’Eft tapping e ho sperimentato tutte queste tecniche su me stessa, scremando man mano quello che non mi convinceva o che ritenevo non valido.

C’è tanta “fuffa” in questo settore, ma anche tante tecniche valide che possono davvero aiutare ad affrontare varie tematiche, a scardinare false convinzioni, a rilassarci, a sentirci supporto di noi stesse, in poche parole ad essere protagoniste del nostro benessere.

Pensateci un attimo: per esempio i massaggi sono fantastici (sapeste quanti me ne sono fatta fare anch’io!), ma sono un’integrazione. Se l’attivazione di un processo di miglioramento del nostro stato psico-fisico può partire da poche piccole azioni quotidiane fatte da noi non è meglio?

Ho insegnato a donne come noi tecniche di automassaggio che diventavano un’affermazione del loro valore, ho visto mamme di bambini classificati come “difficili” uscire felici dai colloqui con le maestre dopo solo qualche settimana di incontri… no, non vi dirò che ho visto cose che voi umani neanche immaginate, ma che esiste un modo per stare bene a metà strada tra il medico e lo psicologo, sì.

La prossima volta che dovesse capitarvi di sentire qualcosa, un fastidio, che non è proprio un malessere, ma quasi, provate ad ascoltarvi e date una chance a questo approccio. Se volete, io sono qui. Potete scrivermi un messaggio privato sulla pagina Facebook di Linda Jett e io sarò felice di aiutarvi.

Abbiate cura di voi stesse, nessun altro al mondo vi starà mai così vicino!