Violenza sulle donne – Introduzione

Negli ultimi tempi ho fatto un viaggio allucinante. Ho navigato nella realtà e in rete per raccogliere informazioni sull’argomento che voglio trattare, la violenza sulle donne, e sono rimasta sconvolta dai numeri, dalle statistiche, dalle testimonianze.

Esistono delle realtà di tale violenza, psicologica e fisica, che sono veramente inimmaginabili.

Ogni parola, ogni pensiero nella mia mente si forma a fatica riguardo questo argomento. Si rischia un’inutile retorica, un falso moralismo o una pietà perbenista che non possono rendere minimamente l’idea dell’inferno che queste donne, donne come noi, vivono.

Forse la parola più onesta che può descrivere le mie sensazioni è impotenza.

Nella mia vita non ho mai ricevuto uno schiaffo e, nonostante qualche episodio di molestie, una volta anche abbastanza pericoloso, me la sono sempre cavata. Posso dire che io non conosco la violenza e sono una donna molto fortunata.

Quello che più mi ha colpito, soprattutto nei casi di violenza domestica, è il sottile lavoro di debilitazione psicologica che subiscono le vittime, arrivando al punto di non essere più in grado di difendersi.

“Ho iniziato ad aver paura, prima di andare a dormire aspettavo di sentirlo russare per il timore che potesse succedermi qualcosa, non sapevo con chi parlare, mi vergognavo, pensavo che fosse colpa mia, ho iniziato a non volermi più bene e sono anche ingrassata.”

Sempre più isolate, aggredite verbalmente, sminuite in tutto ciò che fanno, le vittime non riescono a capacitarsi quando per la prima volta vengono attaccate fisicamente e a volte passano anni prima che si decidano ad andarsene. Pensano che sia stato un episodio, pensano di poter perdonare, pensano che non succederà mai più.

L’arma psicologica di far sentire la donna colpevole di ciò che le accade è la stessa anche nel caso delle molestie e delle violenze sessuali.

“Che cosa avete voluto? La parità dei diritti. Avete cominciato a scimmiottare l’uomo. Voi portavate la veste, perché avete voluto mettere i pantaloni? Avete cominciato con il dire “Abbiamo parità di diritto, perché io alle 9 di sera debbo stare a casa, mentre mio marito il mio fidanzato mio cugino mio fratello mio nonno mio bisnonno vanno in giro? Vi siete messe voi in questa situazione. […] Ognuno raccoglie i frutti che ha seminato. Se questa ragazza si fosse stata a casa, l’avessero tenuta presso il caminetto, non si sarebbe verificato niente.”

Sapete a quando risale questa arringa dell’avvocato difensore in un processo per stupro? Alla fine degli anni ’70. Non parliamo del 1800, ma di poche decine di anni fa. Penso che oggi nessun avvocato si azzarderebbe a ripeterle, ma pensate che la mentalità sia molto cambiata?

Poiché in ogni ambito è sempre più chiara l’importanza della prevenzione e poiché nessuna di noi è immune dal pericolo, ho deciso di affrontare questo argomento in modo costruttivo.

Procederò quindi, senza indugiare in ulteriori tristi ed angoscianti testimonianze o resoconti, esponendovi ciò che ho preparato per voi.

Nei prossimi giorni troverete sul mio sito due interviste: una con l’avvocato Silvia Colombo, che ci illustrerà come la legge può intervenire a tutela della donna e una con Alessandro Marzola, istruttore di Krav Maga, tecnica di difesa adatta a tutti e per qualsiasi età.

Spero veramente che nessuna di voi sia nella condizione di dover mai utilizzare queste risorse, ma piuttosto che queste interviste vi siano di stimolo a prendervi sempre e comunque cura di voi stesse.

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