PERSONAGGI DA SALA PROVE – Intervista ad Alessandro degli studi Moonhouse

Alessandro è “il tipo della sala prove”, il mago del mixer, l’inesauribile fornitore di cavi, jack e simili, ma anche un musicista. Potrebbe esistere un personaggio migliore per gestire una sala prove?

Davanti ai suoi occhi (e alle sue orecchie…) sono passati innumerevoli musicisti portando in sala prove le loro passioni, i loro sogni e confidando in lui per ottenere proprio quel sound che hanno in testa.

Sono impaziente di farmi una chiacchierata con lui per conoscere come è arrivato a svolgere questa attività e per farmi raccontare qualche aneddoto.

Ciao Alessandro grazie per aver accettato di partecipare a questa “galleria di personaggi”.

Iniziamo con un po’ di storia: da quanto tempo ti dedichi alla musica? Che strumento suoni?

Innanzitutto grazie per avermi coinvolto in questa tua bella iniziativa.

La musica fa parte della mia vita da quando avevo 8 anni, ho un fratello più grande che “mi ha iniziato“.
Il tutto incomincia alla fine degli anni 70, la musica era veramente viva, i giovani si identificavano in punk, metallari, mods, ska, paninari, dark, rockabilly e così via, mode, forse appartenenze a classi sociali diverse, comunque sia il denominatore era per tutti la musica, la loro musica.

In quegli anni mia nonna al compleanno mi regalò una chitarra, e tutto iniziò…

Quando hai capito che questa passione poteva diventare il tuo lavoro?

Era il 1995, io e Gianluca (il mio socio) ci conoscevamo e frequentavamo già da 15 anni, eravamo stati compagni alle medie, anche lui suona la chitarra e anche molto bene, e in quegli anni si decise di provare a conciliare una passione ed un lavoro.

In media quanti musicisti arrivano in sala prove settimanalmente?

Negli anni abbiamo sviluppato diverse iniziative legate alla musica: fra laboratorio di liuteria, sale prove e registrazione, spazio foto/video transitano circa 200/250 musicanti alla settimana.

Come si svolge una tua giornata?

Come ti dicevo il nostro spazio, che ben conosci, si divide in diverse attività ed essendo in pochi ad occuparci di tutto bisogna essere un po’ multitasking, quindi, tolta la sera dove si concentrano maggiormente i gruppi e il lavoro è in quella direzione, durante la giornata si fanno cose a 360 gradi.

Nel corso degli ultimi anni i talent show hanno avuto sempre più successo. Ma tra le band più giovani esiste ancora il gusto della gavetta della sala prove, con ore e ore di ripetizioni, senza avere l’obiettivo di partecipare a queste selezioni? E, se vuoi dircelo, cosa ne pensi di questi programmi?

Hai toccato il tasto dolente…la musica sta attraversando una crisi profondissima, il mondo è diventato molto virtuale. Pochi ragazzi, in percentuale, suonano uno strumento, i talent provano virtualmente a proiettare il sogno, ma la via che indicano è una strada chiusa.

La musica non dovrebbe essere un bene di consumo, o per lo meno chi ha fatto la storia della musica ha sempre tradotto la propria emozione, visione delle cose, rabbia e amore in canzoni. Il fatto che alcuni dischi abbiano venduto milioni di copie è solo la conseguenza di quanto tutto ciò sia stato fatto bene, e senza premeditazione.

Da molti anni chi si occupa di produrre musica ha a capo manager che applicano sistemi di produzione e di vendita che nulla hanno a che fare con l’arte e la creatività. I risultati parlano da soli: se togli gli artisti dai 45 anni in su, quelli in grado di riempire gli stadi nel mondo si contano sulle dita di una mano.

Del resto la musica è la colonna sonora del momento storico in cui si vive.

Qual è il genere principale che viene suonato nella tua sala prove?

Il rock l’ha sempre fatta da padrone, ma la maggior parte dei gruppi oggi fa cover un po’ di tutti i generi, anche se io cerco sempre di spingerli a fare inediti, a cantare la propria emozione…la sensazione che si ha quando una tua canzone gira a dovere mentre la suoni è unica.

Avete anche una sala di registrazione?

 Sì, nella struttura ci sono due studi di registrazione, a gestirli ci sono Danilo e Jacopo. Si fanno lavori che spaziano da semplici riprese in diretta a dischi fatti e finiti.

Qual è il gruppo che da più tempo frequenta la tua sala prove?

Direi che ci sono quattro, cinque gruppi veramente storici con i quali si è sviluppato un rapporto di amicizia in tutti questi anni per i quali venire a suonare da noi è diventato un rito e che comunque hanno mantenuto il loro desiderio intatto.

La frequentazione è più maschile o femminile?

La frequentazione è principalmente maschile. Tranne alcune eccezioni, il ruolo femminile nelle band è quasi esclusivamente da cantante e di conseguenza il resto dei musicisti è di sesso maschile.

Come mai secondo te?

Non saprei esprimere un giudizio in merito. Come ti dicevo, da noi provano band e le donne che si cimentano a suonare uno strumento sono poche.

Sei felice del tuo lavoro? Cambieresti qualcosa se potessi?

Sicuramente avere la passione per la musica ed occuparsene come lavoro è un privilegio, anche se, non potendo prescindere dalle logiche del denaro, il tutto perde spesso di poesia e si deve far fronte a tutte le problematiche di un’attività commerciale come le altre.

Hai qualche episodio particolare o momento memorabile da raccontarci?

Ma di cose particolari in tutti questi anni ne ho viste parecchie! Ad esempio mi ricordo di Joe, un batterista di circa cinquant’anni che veniva da solo a provare al pomeriggio ed era alla disperata ed eterna ricerca di elementi per portare a termine il suo progetto musicale. Un giorno mi telefonò per prenotare una sala perché doveva fissare delle prove per i Gipsy Kings e si presentò all’ingresso con i Gipsy Kings veri!!!

Grazie Alessandro, per il tuo tempo e per la bella intervista!

Grazie a te, anche per la pazienza, sai bene che i musicisti sono sempre un po’ scriteriati…

La sala prove di Alessandro è la storica MOONHOUSE di via Pizzi 29 a Milano (www.moonhouse.it) e quest’anno si festeggerà i vent’anni di attività.

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