The judgement

We are born to be judged. She looks like dad, he looks like his mother, she’s got her grandmother’s eyes, he snores like his grandfather …

We are all annoyed by judgments but sooner or later everyone judges: elementary school children judge kindergarten children, teens judge younger kids, young adults judge teens and so on, in an endless sequence into adulthood where we find many other opportunities to point fingers and judge someone else. And don’t even get me started on the Last Judgement …

So instead of realizing, at least as adults, the richness in the experience of who is ahead of us (and not necessarily in age), we act arrogant and trample on what is offered to us, thus losing the ability to choose what we think is best. It could even be exactly the opposite, but we cannot do this if we totally ignore and reject it.

Not all of us are obliged to offer our experience to everyone, but especially in this era so strongly characterized by sharing our thoughts and opinions, why do we have to waste space and energy to insult and judge who is not where we are?

I always read with pleasure opinions and considerations of those who want to share in a polite and constructive way and sometimes I found myself exploring something I did not know.

I was never caught by an aggressive post or with insults, just like I do not listen to rude and arrogant people. Who knows, maybe they could have something to teach me too, but I’ll run this risk.

I get particularly annoyed by those people who thanks to their courage, resourcefulness and intelligence have made choices in life that have proved more than positive and, instead of offering their support and encouraging other people to do the same by telling their experience, they just belittle those trapped in a mechanism that does not allow them to see life in a different light.

It is said that what most bothers us corresponds to a trait we have, so from now on I will try to be less judgemental.

And you?

Il giudizio

Nasciamo per essere giudicati. Assomiglia al papà, assomiglia alla mamma, ha gli occhi della nonna, russa come il nonno…

Siamo tutti infastiditi dai giudizi eppure prima o poi tutti giudichiamo: i bambini delle elementari giudicano quelli della materna, i ragazzini delle medie quelli delle elementari, i ragazzi delle superiori quelli delle medie e così via, in una sequenza infinita che nell’età adulta poi si arricchisce di ulteriori occasioni per puntare il dito e giudicare qualcun altro. Per non parlare poi del Giudizio Universale…

Così, invece di renderci conto, per lo meno da adulti, della ricchezza dell’esperienza di chi è più avanti di noi (e non necessariamente d’età), facciamo tutti gli spavaldi, arrivando a calpestare ciò che ci viene offerto, così perdendo la possibilità di decidere di fare anche l’opposto, proprio perché lo abbiamo valutato e non totalmente ignorato e rifiutato.

Non tutti siamo obbligati ad offrire la nostra esperienza a tutti, ma soprattutto in quest’era così fortemente caratterizzata dalla condivisione a tutti i costi, perché dobbiamo sprecare spazi ed energia per insultare e giudicare chi non è dove siamo noi?

Leggo sempre volentieri sui vari social pareri e considerazioni di chi vuole condividere in modo educato e costruttivo e ci sono state occasioni in cui mi sono ritrovata ad approfondire qualcosa che non conoscevo.

Questo stimolo non l’ho mai avuto da post aggressivi, con insulti, così come nella vita non ascolto persone maleducate e arroganti. Chissà, magari avrebbero anche loro qualcosa da insegnarmi, ma corro questo rischio.

Mi infastidiscono in particolare quelle persone che grazie al loro coraggio, intraprendenza ed intelligenza hanno fatto delle scelte nella vita che si sono rivelate più che positive e, invece di offrire la loro esperienza e incoraggiare a fare lo stesso raccontando il loro percorso, deridono chi è intrappolato in un meccanismo che non permette di vedere la vita sotto una luce diversa.

Si dice che ciò che più ci infastidisce degli altri corrisponda ad una caratteristica di noi stessi, quindi d’ora in avanti io presterò più attenzione prima di sparare giudizi e sentenze.

E voi?

 

 

Se fosse….

Analisi meravigliosamente illogica…

Semplice-mente-Semplice

Se fosse, voce del verbo “essere” ma non sembra, vero? Che tempo è?
Futuro improbabile?
Futuro semplice, che vuol dire facile o di poco spessore?
Futuro prossimo cioè quello di coloro che ti stanno accanto o che arriverà?
Futuro anteriore, quello che sta così avanti che non sembra nemmeno il tuo?

Se fosse è congiuntivo imperfetto, come me,tanto anello della mia catena, quanto imperfetto.

Amerigo

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INTERVISTA A LUCA, VOLONTARIO DELL’A.V.O.

Oggi incontriamo Luca, volontario dell’A.V.O. (Associazione volontari ospedalieri) dal 2012

Ciao Luca, grazie per il tempo che ci dedichi. Vuoi farci una tua breve presentazione?

Figurati è un piacere, per quanto riguarda me appunto, mi chiamo Luca, lavoro presso una multinazionale ed in particolare mi occupo di computer, contatti con i fornitori e Service desk. Sono genitore di due stupendi figli.

Come sei venuto a conoscenza dell’A.V.O.?

Ho incontrato l’associazione durante una festa di quartiere dove alcuni volontari sponsorizzavano l’associazione.

Come si è svolta la selezione per entrare a far parte del gruppo di volontari?

In realtà non si tratta di una selezione, chiunque può chiedere di far parte del gruppo.

A seguito della propria adesione si partecipa ad un corso formativo-conoscitivo generalmente articolato in 5 incontri, dove si entra in contatto con il mondo del volontariato, le peculiarità del servizio di supporto che si andrà ad offrire e più in generale ogni aspetto anche in termini di responsabilità.

Entrando inoltre in contatto con esperienze dirette di chi è già volontario, è più facile capire se, oltre all’entusiasmo iniziale, si è realmente portati per dare supporto.

Di cosa ti occupi all’interno dell’organizzazione?

Diciamo che sono un volontario semplice se così si può dire, cioè non svolgo altre mansioni all’interno dell’organizzazione se non quello di dare supporto agli ammalati.

Essere volontario ha portato dei cambiamenti nella tua vita?

Direi proprio di si, la visione della vita innanzi tutto. Quando ti rechi in ospedale ed offri il tuo piccolo aiuto ciò che ricevi, sebbene non necessario, è incommensurabile. Capisci ancora di più quanto siano inutili ed inopportune le tue lamentele quotidiane legate veramente ad idiozie.

Ti sei mai capitato di pensare “Ma chi me l’ha fatto fare…”?

No mai, in realtà era da molto prima di quando ho cominciato che sentivo il desiderio di poter dare concretamente una mano a chi ne ha bisogno.

Ho letto che tra i motivi principali che spingono le persone a dedicarsi al volontariato ci sono il desiderio di socializzare e genericamente di fare “qualcosa per gli altri”. Cosa ne pensi, sei d’accordo?

Il socializzare lo definirei, almeno per me, più una conseguenza che un motivo, del resto credo che non si dovrebbe aver alcun esplicito ritorno quando si decide di dedicarsi agli altri.

Fare il volontario per 4 anni ha cambiato la tua visione del perché ritieni giusto dedicarsi a questa attività?

Direi di no, come già detto prima è la spinta interna nel dare una mano senza aspettarsi nulla indietro che ti fa muovere.

A cosa ti dedichi esattamente?

In pratica il servizio si articola in due fasi, una interlocutoria di conversazione con i malati, l’altra di supporto pratico durante i pasti.

Come è il rapporto tra volontari?

Il rapporto fra volontari è generalmente molto cordiale.

Per concludere, in questi anni di volontariato ritieni di aver più dato o ricevuto?

La domanda è molto bella, io mi sono dedicato al volontariato per dare e credo di averlo fatto col cuore e bene, credo però che ciò che si riceve umanamente parlando sia incomparabile. Lo spirito che percepisci e l’energia che ritrovi sono qualcosa che a parole è difficilmente esplicabile.

In tanti mi dicono che sono bravo e che anche loro vorrebbero, basta davvero poco per sentirsi una persona migliore, se mi è consentito direi a tutti di provare, solo provando, come per tutte le cose della vita, si può ragionevolmente valutare.

Grazie Luca per il tempo che ci hai dedicato.

Grazie per l’opportunità.

Chi desidera ricevere maggiori informazioni su come diventare volontario A.V.O. può cliccare sul seguente link: http://www.avomilano.org/

 

INTERVISTA A BARBARA, FUNDRAISER DEL PROGETTO “RUN FOR EMMA”

Oggi incontriamo Barbara, una donna che ha saputo unire una sua passione al senso di altruismo, aderendo e promuovendo in prima persona un’iniziativa di raccolta fondi (RUN FOR EMMA) per una bambina gravemente malata e la sua famiglia.

Ciao, grazie per il tempo che ci dedichi. Vuoi farci una tua breve presentazione?

Ciao, Sono Barbara Mauro ho 43 anni quasi 44 a giugno…segno GEMELLI!!

Come sei venuta a conoscenza dell’iniziativa RUN FOR EMMA?

Un genitore di classe di mia figlia ha ideato il progetto.

Come si svolge l’organizzazione di una iniziativa di questo tipo?

Si cercano fundraiser per la raccolta fondi. Ovvero si crea una pagina su un portale, in questo caso RETE DEL DONO che è una ONP e si presenta il progetto.

Come hai promosso l’iniziativa?

Facebook, Whatsapp e tanto chiaccherare.

È la prima occasione a cui partecipi?

Come fundraiser, sì.

Far parte di questo progetto ha portato dei cambiamenti nella tua vita?

Cambiamenti veri e proprio no, ma ha dato un senso alla mia passione per la corsa, e poi correre in staffetta nella maratona di MILANO è molto emozionante

Ti è mai capitato di pensare “Ma chi me l’ha fatto fare…”?

Durante la raccolta fondi MAI… Diciamo invece che durante la manifestazione, a quasi 3 km dalla fine, avevo talmente male a ginocchio che già mi ero infortunata mesi prima che ho pensato “adesso mi fermo”… ma non e stato cosi.

Ho letto che tra i motivi principali che spingono le persone a dedicarsi al volontariato ci sono il desiderio di socializzare e genericamente di fare “qualcosa per gli altri”. Cosa ne pensi, sei d’accordo?

Sicuramente è motivante. Sapere di contribuire ad un progetto cosi nobile ti fa sentire fiero e hai occasione di incontrare e conoscere molte persone e imparare davvero molto.

Cosa ne pensi del volontariato in generale? Partecipare a questa iniziativa ha cambiato la tua visione riguardo questa attività?

Mi ha indotto a contribuire un po’ di più per gli altri non solo con la partecipazione passiva. Ci vuole davvero poco per dare un aiuto e NON ti cambia la vita rinunciare a un qualcosa per chi ne ha più bisogno.

Come è il rapporto tra i vari partecipanti a queste iniziative?

Nessuna competizione anzi, si stringono nuove amicizie.

Per concludere, in questa occasione ritieni di aver più dato o ricevuto?

Entrambe le cose, perché’ al di là d quello che ho raccolto economicamente e quindi dai numerosi riscontri favorevoli, anche solo sulla fiducia, che ho avuto in particolare da persone vicine ma anche da chi mi conosceva poco, sento di aver dato molto ai miei figli, come esempio di altruismo….

Grazie Barbara per il tempo che ci hai dedicato.

Chi desidera ricevere maggiori informazioni sul progetto sostenuto da Barbara può cliccare sul seguente link:

https://www.retedeldono.it/it/progetti/ventizero8-cresciamo-insieme/runforemma

 

Chi è l’altro se non una proiezione di noi stessi?

Un po’ di tempo fa avevo pubblicato un articolo sul volontariato:

https://stillrocking.wordpress.com/2016/01/17/per-noi-o-per-gli-altri-il-volontariato/

Avevo promesso almeno due interviste a volontari per approfondire le motivazioni, le emozioni, ma anche gli aspetti pratici legati a questa attività. Beh, non ci crederete, è solo da pochi giorni che ho in mano le interviste e sapete perché?

Perché, a differenza di una diffusa visione del volontario come persona che, avendo molto tempo a disposizione, decide di dedicarne una parte agli “altri”, la realtà è ben diversa.

Il volontario è una persona che non ha tempo da “riempire”, spesso è una persona attiva nel mondo del lavoro, ha figli, famiglia, nipoti e magari anche genitori a cui dare ascolto e aiuto.

Chi sono “gli altri”, “il prossimo”, “i bisognosi”?

Il clima culturale in cui la maggior parte di noi è cresciuta ci insegna, ci fa capire o per lo meno sperare che aiutando gli altri è come se guadagnassimo dei meriti, un po’ come se la vita adesso fosse una raccolta punti per un ipotetico nostro bisogno futuro o meglio ancora un ipotetico premio…

E il “qui e ora” dov’è? Il “farsi prossimo”, proiettarci nel bisogno di chi ci sta di fronte deve necessariamente essere qualcosa di più del semplice gesto di aiuto, del semplice concetto del “sono qui per aiutarti adesso”? Fare volontariato con l’unico scopo di rispondere ad una necessità presente proprio in questo momento ha meno valore? Io non penso, anzi…

E’ per questo che sono particolarmente contenta di aver trovato due volontari, una donna ed un uomo senza tempo da perdere, che si muovono in ambiti diversi, con energie e scopi diversi.

Come non mi stancherò mai di ripetere, per me la vita è fatta di passioni, di notti in cui fai fatica a dormire, non per le preoccupazioni, ma perché non riesci a tenere a bada tutti i progetti ed i sogni che hai, di elenchi di soddisfazioni che stai man mano spuntando, aggiungendone di nuove ogni giorno…

Ma tutto questo va costantemente alimentato, facendo spazio a nuove esperienze.

Leggete nei prossimi giorni le due interviste e lasciatevi ispirare, potreste scoprire qualcosa di diverso su di voi e nuovi orizzonti da esplorare.

Buona giornata!

 

 

Negative emotions do not exist

Just like positive emotions.

Welcome back! Today I want to talk about emotions.

In Chinese philosophy, too intense emotions are frowned upon, because they undermine our energy. In fact, Chinese people are not famous to express their emotions. Once I even heard a teacher define a Chinese lady like “a mother who could not express her love”.

Well, I think that everyone has her/his own way of expressing emotions.

Those who do not seem able to do it, maybe are simply afraid of it. And it is the same fear that leads us to make a distinction between positive and negative emotions, in an attempt to hold off the latter.

Too bad that the emotions, the thoughts, the feelings that make us most afraid and that we try to avoid are those we label as “negative”. They hide inside of us to evolve without our knowledge in all kinds of discomfort and malaise (feeling of inadequacy, dissatisfaction, depression, phobias, illnesses).

But do we really want to allow our emotions to do this to us, instead of looking at them straight in the face for fear of being afraid?

Repressed emotions are the brake of life. They are totally useless. And looking at this from a certain point of view the emotions we label as “positive” are unnecessary too, if they become an emotional shelter and a touchstone for every experience that we live.

Let me give an example for both cases.

If you think of a painful episode of your life, all the sadness, the despair of that moment surfaces and you just want not to think about it. If you can’t, you even start believing that you will never get rid of all that pain. Do you know why you feel so? Because, out of fear, you have repressed the pain linked to that experience in the moment when you were living it, because you were afraid to go out of your mind, because you did not want other people to worry about you, because you thought that maybe you would be able to return to normality more quickly …
Everyone can add her “because”, but that’s just the way it is.

And the only thing that such an experience can teach us is that when we get bad news, when we suffer a loss, when a misfortune strikes us, we have no duty other than suffer and feel all those overwhelming emotions  deeply, deep down to the core, until we are done with them, because only in this way we will come out free.

But what happens when we receive fantastic news, we get something we have wanted for so long, we fall crazy in love? We take the emotion of that moment and store it in the “perfect moments” department and from then on nothing will be just as good if it does not give us the same chills.

Memories, emotions … how much luggage we carry on this trip!

It is necessary to lighten it, sometimes essential.

From now on try to enjoy the moments and emotions exactly when they happen. If it’s something beautiful be grateful for it, otherwise do not ignore it and consider whether it can teach you something.

In both cases, however, let go of the emotions, feel light and make space. Only in this way life can welcome the new.

Try it, really!


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This is where I get inspired!

Le emozioni negative non esistono

Così come non esistono le emozioni positive.

Ben tornate! Oggi parliamo di emozioni.

Nella filosofia cinese le emozioni troppo intense non sono viste di buon occhio, perchè vanno ad intaccare la nostra energia. In effetti, questo popolo non è famoso per esprimere le proprie emozioni, al punto che una volta ho sentito una maestra definire una signora cinese “madre anafettiva”.

Io penso in realtà che ognuno di noi abbia un suo modo di esprimere le proprie emozioni.

Chi non sembra in grado di farlo, forse ha semplicemente paura. Ed è la stessa paura che ci porta a fare una distinzione tra emozioni positive e negative, nel tentativo di tenere a bada queste ultime.

Peccato che le emozioni, i pensieri, le sensazioni che ci fanno più paura e che cerchiamo di evitare sono proprio quelle che definiamo “negative” e che si acquattano dentro di noi per evolversi a nostra insaputa in ogni genere di disagio e malessere (senso di inadeguatezza, insoddisfazione, depressione, fobie, malattie).

Ma davvero vogliamo permettere alle nostre emozioni di farci questo, invece di guardarle dritte in faccia per paura di avere paura?

Le emozioni represse sono il freno della vita. Sono totalmente inutili. E guardate che da un certo punto di vista sono inutili anche le emozioni che definite “positive” se diventano un rifugio ed un termine di paragone per ogni esperienza che vivete.

Vi faccio un esempio per entrambi i casi.

Se pensate ad un episodio doloroso della vostra vita, tutta la tristezza, la disperazione di quel momento risale a galla e l’unico desiderio che avete è di non pensarci. Se non ci riuscite credete addirittura che non vi libererete mai di tutto quel dolore.
Sapete perchè vi sentite così? Perchè, per paura, avete represso il dolore legato a quella esperienza nel momento in cui la vivevate, perchè temevate di andar fuori di testa, perchè non volevate far preoccupare chi vi stava intorno, perchè pensavate che forse sareste riuscite a tornare alla normalità più velocemente…
Ognuno può aggiungere il suo perchè, ma è così.

E l’unica cosa che un’esperienza del genere può insegnarci è che quando arriva una brutta notizia, quando subiamo una perdita, quando ci colpisce una disgrazia non abbiamo nessun dovere se non quello di soffrire e provare tutte le emozioni che ci travolgono fino in fondo, perchè solo così ne verremo fuori libere.

E invece cosa succede quando riceviamo una notizia fantastica, otteniamo qualcosa che abbiamo desiderato per tanto tempo, ci innamoriamo alla follia? Prendiamo l’emozione di quel momento e la archiviamo nel settore “momenti perfetti” e da lì in poi nulla sarà altrettanto bello se non ci provocherà le stesse intense emozioni.

Ricordi, emozioni… quanto bagaglio che ci portiamo in questo viaggio!

Alleggerirlo è necessario, a volte indispensabile.

Provate da oggi a godere dei momenti e delle emozioni nell’istante in cui accadono. Se si tratta di qualcosa di bello siate grate, diversamente non ignoratelo, valutate se può insegnarvi qualcosa.

In entrambi i casi però lasciate andare le emozioni, restate leggere e fate spazio. Solo in questo modo la vita può accogliere il nuovo.

Provateci, davvero!