IN RICCHEZZA E POVERTA’

Oggi torno a parlare dei condizionamenti che noi donne subiamo fin da piccole e il modo per uscirne.

Faccio un salto indietro a due dei miei primi articoli

https://stillrocking.wordpress.com/2015/08/21/alba-o-tramonto/

https://stillrocking.wordpress.com/2015/08/24/alba-o-tramonto-parte-2/

Il suggerimento qui contenuto resta secondo me uno dei migliori mezzi che abbiamo per trovare la lucidità dentro di noi ogni singolo giorno.

Uno dei risultati più incredibili (provare per credere) è la capacità di restare centrate che si acquisisce man mano che questi benedetti 10 minuti diventano un’abitudine.

Essere lucide e centrate ci permette di essere più coscienti di ciò che ci circonda, iniziando dal favorire la concentrazione fino al renderci più sensibili agli input meno evidenti che la vita ci fa scorrere davanti come in un film.

Sapete a cosa serve questo? Ad interrogarci, a capire noi stesse più profondamente ed a non alienarci dalla bellezza e dalle opportunità che il mondo ci offre.

Perché questo articolo si intitola “In ricchezza e povertà”?

Perché proprio alcuni di questi input che ho recepito ultimamente riguardano i soldi, la famiglia e la felicità.

Parto con un elenco che poi diventerà più chiaro:

  • Una coppia che estrae da un furgone, palesemente da lavoro, il seggiolino di sicurezza con un bambino minuscolo, si prende per mano e si incammina
  • La stabilità economica
  • Un papà che spinge un passeggino super-tecnologico con a fianco una moglie tutta griffata che parla al cellulare con aria annoiata
  • Il fertility day
  • Giovani donne che si domandano se è meglio prima avere figli o prima far carriera
  • L’illusione della sicurezza economica
  • La paura del presente

Partiamo dall’illusione della sicurezza economica. A chi non piace avere disponibilità di denaro? A chi non piace poter affrontare ogni spesa necessaria o superflua senza pensarci troppo? Credo a nessuno. Non c’è proverbio più stupido di quello che afferma che i soldi non fanno la felicità. La realtà è che i soldi e ciò che ci puoi comprare non compensano l’insoddisfazione, la tristezza, la frustrazione di una vita che non ti piace.

Ma se stai bene e sei contento, sai che bellezza avere anche i soldi!?!?

E da sempre ci rifilano la bufala che la sicurezza economica, la stabilità finanziaria contribuiranno certamente alla nostra evoluzione di esseri umani, limitando in questo modo la realizzazione di sogni, progetti, idee, perché tutti i nostri sforzi, tutta la nostra concentrazione saranno indirizzati a raggiungere la “stabilità economica”.

Che invece è una chimera, perché come si accumulano, i soldi possono finire, perché un’azienda che sembrava intoccabile, nel giro di un anno lascia a casa tutti, perché uno gioca la schedina vincente e si ritrova ricco, perché costruiscono la metropolitana vicino a casa tua e ne raddoppiano il valore. Siamo sempre a pensare che solo la fortuna vada a caso e che invece la sfortuna abbia sempre ben chiaro chi colpire.

Ma la fortuna e la sfortuna sono come la stabilità economica: non esistono.

Pensate: 3 concetti che non esistono e che riescono a farci vivere il presente con paura. È pazzesco.

Sapete perché mai come negli ultimi decenni le attività creative, gli hobbies, lo sport, il tempo libero in generale hanno assunto un valore così importante arrivando per tanti al fanatismo? Perché non sono più svaghi, ma una compensazione di ciò che non riusciamo a realizzare nella nostra vita.

Nulla si può più fare “tanto per”, si vive solo per obiettivi.

Ed è questo il clima di condizionamento in cui giovani donne da pochi anni inserite nel mondo del lavoro si trovano a fare i conti con la campagna del “fertility day” che scandisce il tempo verso una presunta data di scadenza delle donne (vergogna!) e le pressioni di una società che spesso non permette neanche la possibilità di prendere in considerazione il desiderio di fare la casalinga, non solo per questioni economiche, ma anche per non sentirsi inferiori al mondo moderno femminile.

Vi giuro, solo a scrivere queste cose, mi sale la carogna.

Quando amiche più giovani mi domandano se è meglio prima far carriera o prima far figli mi fanno tenerezza ed al tempo stesso provo tanta rabbia per questa gabbia di finta libertà che ci hanno costruito intorno ed in cui noi (sì, anch’io da giovane ho vissuto condizionata da queste illusioni) pensiamo anche di essere padrone di noi stesse e del nostro tempo.

Se tra le due immagini di coppia con figlio dall’elenco sopra dovessi scegliere quale più mi piace, vi direi quella con il furgone, ma anche questo è uno stereotipo, è quello di “due cuori e una capanna”. La coppia griffata ed apparentemente annoiata istintivamente non mi attirerebbe, ma in realtà non so nulla né di una né dell’altra.

Ecco, questo è l’importante! Nessuno sa niente di voi davvero ed allora come potete permettere a chiunque, politici, sociologi, medici, ma anche parenti ed amici di dirvi cosa, quando, come è meglio per voi?

Siate sgradevoli, siate deludenti, siate insopportabili se questo vi renderà veramente libere di fare le vostre scelte, perché nella vostra pelle ci siete solo voi ed avete tutto il diritto di starci bene!

Perciò, se ad un certo punto della vostra vita decidete di metter su famiglia, seguite solo quello che vi dice il cuore, non date troppo peso a ciò che per qualcuno sembra determinante per prendere questa decisione.

Se invece i figli non li volete, non permettete a nessuno di farvi sentire inferiori.

E soprattutto smettetela di farvi la guerra tra di voi!

Love & peace

INTERVISTA A LUCA, VOLONTARIO DELL’A.V.O.

Oggi incontriamo Luca, volontario dell’A.V.O. (Associazione volontari ospedalieri) dal 2012

Ciao Luca, grazie per il tempo che ci dedichi. Vuoi farci una tua breve presentazione?

Figurati è un piacere, per quanto riguarda me appunto, mi chiamo Luca, lavoro presso una multinazionale ed in particolare mi occupo di computer, contatti con i fornitori e Service desk. Sono genitore di due stupendi figli.

Come sei venuto a conoscenza dell’A.V.O.?

Ho incontrato l’associazione durante una festa di quartiere dove alcuni volontari sponsorizzavano l’associazione.

Come si è svolta la selezione per entrare a far parte del gruppo di volontari?

In realtà non si tratta di una selezione, chiunque può chiedere di far parte del gruppo.

A seguito della propria adesione si partecipa ad un corso formativo-conoscitivo generalmente articolato in 5 incontri, dove si entra in contatto con il mondo del volontariato, le peculiarità del servizio di supporto che si andrà ad offrire e più in generale ogni aspetto anche in termini di responsabilità.

Entrando inoltre in contatto con esperienze dirette di chi è già volontario, è più facile capire se, oltre all’entusiasmo iniziale, si è realmente portati per dare supporto.

Di cosa ti occupi all’interno dell’organizzazione?

Diciamo che sono un volontario semplice se così si può dire, cioè non svolgo altre mansioni all’interno dell’organizzazione se non quello di dare supporto agli ammalati.

Essere volontario ha portato dei cambiamenti nella tua vita?

Direi proprio di si, la visione della vita innanzi tutto. Quando ti rechi in ospedale ed offri il tuo piccolo aiuto ciò che ricevi, sebbene non necessario, è incommensurabile. Capisci ancora di più quanto siano inutili ed inopportune le tue lamentele quotidiane legate veramente ad idiozie.

Ti sei mai capitato di pensare “Ma chi me l’ha fatto fare…”?

No mai, in realtà era da molto prima di quando ho cominciato che sentivo il desiderio di poter dare concretamente una mano a chi ne ha bisogno.

Ho letto che tra i motivi principali che spingono le persone a dedicarsi al volontariato ci sono il desiderio di socializzare e genericamente di fare “qualcosa per gli altri”. Cosa ne pensi, sei d’accordo?

Il socializzare lo definirei, almeno per me, più una conseguenza che un motivo, del resto credo che non si dovrebbe aver alcun esplicito ritorno quando si decide di dedicarsi agli altri.

Fare il volontario per 4 anni ha cambiato la tua visione del perché ritieni giusto dedicarsi a questa attività?

Direi di no, come già detto prima è la spinta interna nel dare una mano senza aspettarsi nulla indietro che ti fa muovere.

A cosa ti dedichi esattamente?

In pratica il servizio si articola in due fasi, una interlocutoria di conversazione con i malati, l’altra di supporto pratico durante i pasti.

Come è il rapporto tra volontari?

Il rapporto fra volontari è generalmente molto cordiale.

Per concludere, in questi anni di volontariato ritieni di aver più dato o ricevuto?

La domanda è molto bella, io mi sono dedicato al volontariato per dare e credo di averlo fatto col cuore e bene, credo però che ciò che si riceve umanamente parlando sia incomparabile. Lo spirito che percepisci e l’energia che ritrovi sono qualcosa che a parole è difficilmente esplicabile.

In tanti mi dicono che sono bravo e che anche loro vorrebbero, basta davvero poco per sentirsi una persona migliore, se mi è consentito direi a tutti di provare, solo provando, come per tutte le cose della vita, si può ragionevolmente valutare.

Grazie Luca per il tempo che ci hai dedicato.

Grazie per l’opportunità.

Chi desidera ricevere maggiori informazioni su come diventare volontario A.V.O. può cliccare sul seguente link: http://www.avomilano.org/

 

INTERVISTA A BARBARA, FUNDRAISER DEL PROGETTO “RUN FOR EMMA”

Oggi incontriamo Barbara, una donna che ha saputo unire una sua passione al senso di altruismo, aderendo e promuovendo in prima persona un’iniziativa di raccolta fondi (RUN FOR EMMA) per una bambina gravemente malata e la sua famiglia.

Ciao, grazie per il tempo che ci dedichi. Vuoi farci una tua breve presentazione?

Ciao, Sono Barbara Mauro ho 43 anni quasi 44 a giugno…segno GEMELLI!!

Come sei venuta a conoscenza dell’iniziativa RUN FOR EMMA?

Un genitore di classe di mia figlia ha ideato il progetto.

Come si svolge l’organizzazione di una iniziativa di questo tipo?

Si cercano fundraiser per la raccolta fondi. Ovvero si crea una pagina su un portale, in questo caso RETE DEL DONO che è una ONP e si presenta il progetto.

Come hai promosso l’iniziativa?

Facebook, Whatsapp e tanto chiaccherare.

È la prima occasione a cui partecipi?

Come fundraiser, sì.

Far parte di questo progetto ha portato dei cambiamenti nella tua vita?

Cambiamenti veri e proprio no, ma ha dato un senso alla mia passione per la corsa, e poi correre in staffetta nella maratona di MILANO è molto emozionante

Ti è mai capitato di pensare “Ma chi me l’ha fatto fare…”?

Durante la raccolta fondi MAI… Diciamo invece che durante la manifestazione, a quasi 3 km dalla fine, avevo talmente male a ginocchio che già mi ero infortunata mesi prima che ho pensato “adesso mi fermo”… ma non e stato cosi.

Ho letto che tra i motivi principali che spingono le persone a dedicarsi al volontariato ci sono il desiderio di socializzare e genericamente di fare “qualcosa per gli altri”. Cosa ne pensi, sei d’accordo?

Sicuramente è motivante. Sapere di contribuire ad un progetto cosi nobile ti fa sentire fiero e hai occasione di incontrare e conoscere molte persone e imparare davvero molto.

Cosa ne pensi del volontariato in generale? Partecipare a questa iniziativa ha cambiato la tua visione riguardo questa attività?

Mi ha indotto a contribuire un po’ di più per gli altri non solo con la partecipazione passiva. Ci vuole davvero poco per dare un aiuto e NON ti cambia la vita rinunciare a un qualcosa per chi ne ha più bisogno.

Come è il rapporto tra i vari partecipanti a queste iniziative?

Nessuna competizione anzi, si stringono nuove amicizie.

Per concludere, in questa occasione ritieni di aver più dato o ricevuto?

Entrambe le cose, perché’ al di là d quello che ho raccolto economicamente e quindi dai numerosi riscontri favorevoli, anche solo sulla fiducia, che ho avuto in particolare da persone vicine ma anche da chi mi conosceva poco, sento di aver dato molto ai miei figli, come esempio di altruismo….

Grazie Barbara per il tempo che ci hai dedicato.

Chi desidera ricevere maggiori informazioni sul progetto sostenuto da Barbara può cliccare sul seguente link:

https://www.retedeldono.it/it/progetti/ventizero8-cresciamo-insieme/runforemma

 

Chi è l’altro se non una proiezione di noi stessi?

Un po’ di tempo fa avevo pubblicato un articolo sul volontariato:

https://stillrocking.wordpress.com/2016/01/17/per-noi-o-per-gli-altri-il-volontariato/

Avevo promesso almeno due interviste a volontari per approfondire le motivazioni, le emozioni, ma anche gli aspetti pratici legati a questa attività. Beh, non ci crederete, è solo da pochi giorni che ho in mano le interviste e sapete perché?

Perché, a differenza di una diffusa visione del volontario come persona che, avendo molto tempo a disposizione, decide di dedicarne una parte agli “altri”, la realtà è ben diversa.

Il volontario è una persona che non ha tempo da “riempire”, spesso è una persona attiva nel mondo del lavoro, ha figli, famiglia, nipoti e magari anche genitori a cui dare ascolto e aiuto.

Chi sono “gli altri”, “il prossimo”, “i bisognosi”?

Il clima culturale in cui la maggior parte di noi è cresciuta ci insegna, ci fa capire o per lo meno sperare che aiutando gli altri è come se guadagnassimo dei meriti, un po’ come se la vita adesso fosse una raccolta punti per un ipotetico nostro bisogno futuro o meglio ancora un ipotetico premio…

E il “qui e ora” dov’è? Il “farsi prossimo”, proiettarci nel bisogno di chi ci sta di fronte deve necessariamente essere qualcosa di più del semplice gesto di aiuto, del semplice concetto del “sono qui per aiutarti adesso”? Fare volontariato con l’unico scopo di rispondere ad una necessità presente proprio in questo momento ha meno valore? Io non penso, anzi…

E’ per questo che sono particolarmente contenta di aver trovato due volontari, una donna ed un uomo senza tempo da perdere, che si muovono in ambiti diversi, con energie e scopi diversi.

Come non mi stancherò mai di ripetere, per me la vita è fatta di passioni, di notti in cui fai fatica a dormire, non per le preoccupazioni, ma perché non riesci a tenere a bada tutti i progetti ed i sogni che hai, di elenchi di soddisfazioni che stai man mano spuntando, aggiungendone di nuove ogni giorno…

Ma tutto questo va costantemente alimentato, facendo spazio a nuove esperienze.

Leggete nei prossimi giorni le due interviste e lasciatevi ispirare, potreste scoprire qualcosa di diverso su di voi e nuovi orizzonti da esplorare.

Buona giornata!

 

 

Le emozioni negative non esistono

Così come non esistono le emozioni positive.

Ben tornate! Oggi parliamo di emozioni.

Nella filosofia cinese le emozioni troppo intense non sono viste di buon occhio, perchè vanno ad intaccare la nostra energia. In effetti, questo popolo non è famoso per esprimere le proprie emozioni, al punto che una volta ho sentito una maestra definire una signora cinese “madre anafettiva”.

Io penso in realtà che ognuno di noi abbia un suo modo di esprimere le proprie emozioni.

Chi non sembra in grado di farlo, forse ha semplicemente paura. Ed è la stessa paura che ci porta a fare una distinzione tra emozioni positive e negative, nel tentativo di tenere a bada queste ultime.

Peccato che le emozioni, i pensieri, le sensazioni che ci fanno più paura e che cerchiamo di evitare sono proprio quelle che definiamo “negative” e che si acquattano dentro di noi per evolversi a nostra insaputa in ogni genere di disagio e malessere (senso di inadeguatezza, insoddisfazione, depressione, fobie, malattie).

Ma davvero vogliamo permettere alle nostre emozioni di farci questo, invece di guardarle dritte in faccia per paura di avere paura?

Le emozioni represse sono il freno della vita. Sono totalmente inutili. E guardate che da un certo punto di vista sono inutili anche le emozioni che definite “positive” se diventano un rifugio ed un termine di paragone per ogni esperienza che vivete.

Vi faccio un esempio per entrambi i casi.

Se pensate ad un episodio doloroso della vostra vita, tutta la tristezza, la disperazione di quel momento risale a galla e l’unico desiderio che avete è di non pensarci. Se non ci riuscite credete addirittura che non vi libererete mai di tutto quel dolore.
Sapete perchè vi sentite così? Perchè, per paura, avete represso il dolore legato a quella esperienza nel momento in cui la vivevate, perchè temevate di andar fuori di testa, perchè non volevate far preoccupare chi vi stava intorno, perchè pensavate che forse sareste riuscite a tornare alla normalità più velocemente…
Ognuno può aggiungere il suo perchè, ma è così.

E l’unica cosa che un’esperienza del genere può insegnarci è che quando arriva una brutta notizia, quando subiamo una perdita, quando ci colpisce una disgrazia non abbiamo nessun dovere se non quello di soffrire e provare tutte le emozioni che ci travolgono fino in fondo, perchè solo così ne verremo fuori libere.

E invece cosa succede quando riceviamo una notizia fantastica, otteniamo qualcosa che abbiamo desiderato per tanto tempo, ci innamoriamo alla follia? Prendiamo l’emozione di quel momento e la archiviamo nel settore “momenti perfetti” e da lì in poi nulla sarà altrettanto bello se non ci provocherà le stesse intense emozioni.

Ricordi, emozioni… quanto bagaglio che ci portiamo in questo viaggio!

Alleggerirlo è necessario, a volte indispensabile.

Provate da oggi a godere dei momenti e delle emozioni nell’istante in cui accadono. Se si tratta di qualcosa di bello siate grate, diversamente non ignoratelo, valutate se può insegnarvi qualcosa.

In entrambi i casi però lasciate andare le emozioni, restate leggere e fate spazio. Solo in questo modo la vita può accogliere il nuovo.

Provateci, davvero!

Credo

Stupendo… leggetelo!

Semplice-mente-Semplice

mani-tese

”Dai poco se doni la tua ricchezza.
ma se doni te stesso, tu doni veramente”

Oggi ho aggiunto quattro link nel mio blog che rimandano ad iniziative in cui credo, che sponsorizzo ed a cui partecipo.

Credo anche che in questo nostro mondo, così proiettato verso un avvenire incerto, ognuno di noi abbia la possibilità di cambiare qualcosa. Non servono grandi imprese, non servono molti soldi, normalmente l’equivalente d un caffè al giorno per molti può davvero significare una vita diversa, una vita dignitosa, una speranza. Serve solo alzare lo sguardo, distoglierlo dallo smartphone per un attimo per accorgersi che esiste un mondo, dei fiori, l’azzurro del cielo e tanti, tanti esseri umani che muoiono ogni giorno di fame e di malattie che da noi sono debellate da tempo.

Questo che sto scrivendo non è qualcosa per puntare il dito su di Voi che non fate niente per nessuno, che…

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Alla fine tutto si può riassumere in un unico, prezioso consiglio…

Qualche tempo fa, ispirata dalle classiche liste di consigli per i buoni propositi d’inizio anno che si sentono e trovano un po’ dappertutto, mi ero soffermata anch’io a pensare ad una lista semi-seria di suggerimenti.

Ricordate?

https://stillrocking.wordpress.com/2016/01/03/i-buoni-consigli/

https://stillrocking.wordpress.com/2016/01/09/insonnia-e-creativita/

Non rinnego le perle di saggezza che vi ho somministrato, ma penso che in realtà non siano abbastanza d’ispirazione per chi le legge.

Proprio stamattina mi è capitata sotto gli occhi una frase di Mark Twain che, pur conoscendo, mi ha colpito come se l’avessi letta per la prima volta. Dice più o meno così:

“Tra 20 anni sarete più delusi da ciò che non avete fatto rispetto a ciò che avete fatto. Prendete il largo, lasciate il porto sicuro, approfittate del vento. Esplorate. Sognate. Scoprite.”

E’ un dato di fatto che ogni epoca ha i suoi sognatori, inventori, visionari. Proprio in base all’epoca in cui sono vissuti hanno subito trattamenti di ogni genere, dalla tortura, alla derisione, al timore reverenziale, alla soppressione. Tutti però avevano in comune la capacità di non fermarsi all’apparenza, di osare, di sognare.

Quando Steve Jobs pronunciò le famose parole “Stay hungry, stay foolish!” riuscì in una brevissima frase a riassumere l’unica filosofia di vita che secondo me ha un senso.

La fame di vita accompagnata da una certa dose di incoscienza non è follia, ma è il motore che dovrebbe spingerci ad apprezzare questo viaggio, godendo di tutte le opportunità possibili, indipendentemente da chi siamo, dove viviamo, quanti soldi abbiamo e ciò che vale per uno può essere totalmente indifferente per un altro.

Giusto per non parlare di teoria e basta, ecco la mia lista di ciò che ho “esplorato” negli ultimi anni e che ha arricchito la mia vita:

  • creare un mio blog
  • cantare in un gruppo
  • praticare il Tai-chi
  • praticare il Krav-maga
  • scoprire le risorse online gratuite riguardo la meditazione, approfondimenti di tecniche energetiche, corsi motivazionali
  • pubblicare un giornalino di satira domestica
  • trovare, grazie a varie risorse, il modo di occuparmi in totale autonomia della mia famiglia e della mia casa
  • liberarmi da “condizionamenti contrari” (poi vi spiego) ed apprezzare anche attività che fino a qualche anno fa vivevo come un obbligo
  • non spaventarmi davanti ai guasti della lavatrice e della lavastoviglie – sì avete capito bene: fin dove possibile intervengo da sola, cacciavite e pinza in mano
  • imparare a dire NO
  • imparare a lasciar andare amicizie che si stanno spegnendo
  • far spazio a nuove persone, nuove idee, nuovi stimoli

Tutto questo non mi sta facendo diventare più ricca (non ancora almeno…), meno stanca o perfetta, ma di sicuro desiderosa ogni mattina di vedere cosa mi aspetta.

E la cosa fantastica è che, più percorro questa strada, più vedo dietro di me una scia di condizionamenti, pensieri imposti, inutili remore che mi lascio alle spalle.

Anche i “condizionamenti contrari” a cui accennavo prima sono tremendi. Sono quelli per cui scartiamo a priori certe esperienze, perché le abbiamo contestate ed escluse dalla nostra vita.

Prendiamo per esempio il fatto di cucinare. Sapete già cosa ne penso a riguardo:

https://stillrocking.wordpress.com/2016/01/27/gli-sfizietti-di-nonna-giuseppina-ovvero-cosa-penso-dei-siti-di-ricette/

In realtà, quando mi metto in cucina e provo (“esploro”) qualche nuova ricetta, mi piace! Così come mi piace quando la riuscita di uno dei miei piatti forti viene confermata per l’ennesima volta.

Fino a qualche tempo fa io odiavo cucinare, perché fin da ragazzina avevo persone intorno che secondo me davano troppo valore a questa capacità. E io pensavo “Col cavolo che mi vedrete mai affaticarmi intorno ai fornelli in questo modo!”.

La vita poi mi ha portato ad un certo punto a dover cucinare 2 volte al giorno, pranzo e cena, tutti i sacrosanti giorni. Per me era un incubo.

Un giorno però, un po’ per gioco, ho provato qualche ricetta di dolci e mi sono divertita. Da lì è scattata la voglia di sperimentare e ad un certo punto mi sono resa conto che tutto sommato cucinare non mi pesava più e non riuscivo a credere che per tutta la mia vita era stato così faticoso.

Faticoso in realtà non era cucinare, ma restare aggrappata ad un’idea che non mi apparteneva più.

Spero, con questo nuovo articolo, di essere riuscita a farvi sorridere, ma anche a farvi percepire l’intensità con cui vivo ogni giorno l’esperienza della vita. Questo non mi preserva da vivere momenti bui, ma mi dà la consapevolezza della grande luce di cui possiamo godere ogni giorno.

Buon fine settimana!

 

#HeForShe

Insegnamo il valore della dignità alle bambine e del rispetto ai bambini.

È necessario anche il contrario, ma facciamo attenzione che non si trasformi in sottomissione nelle donne e arroganza negli uomini, situazioni invisibili che  troppo spesso si rivelano tragicamente.

I ricordi… da dimenticare

Ben ritrovate!

Ultimamente mi ritrovo sempre più spesso ad avere a che fare con persone che pensano ai buoni vecchi tempi. Che si tratti di musica, ricordi familiari, viaggi, oggetti, sembra che il presente non avrà mai la possibilità di eguagliare la magia e la perfezione del passato.

Povero presente… l’unico momento della nostra vita in cui possiamo agire con intenzione per migliorare le cose.

Io odio i ricordi fini a sé stessi. I ricordi di questo tipo portano solo a nostalgia, se non malinconia.

Mi azzarderei addirittura a dire che non servono proprio a niente e se potessi li cancellerei. In realtà so benissimo che ogni esperienza fa di me quello che sono oggi e se cancellassi alcuni ricordi sarei come un puzzle senza alcuni tasselli, quindi, come se non lo fossi già abbastanza, ancora più incomprensibile per me stessa.

Mi ritrovo anch’io, nonostante le mie idee a riguardo, ad identificarmi nel passato: io sono la persona che ha subito questa perdita, io sono la persona che ha avuto questo incidente, io sono la persona che è stata licenziata…

Notate qualcosa? I ricordi più accaniti sono legati a situazioni negative. Si dice che per compensare psicologicamente un’esperienza negativa siano necessarie almeno cinque esperienze positive. Secondo me non è del tutto vero neanche questo. Forse nell’immediato, ma non per ricordi lontani.

Per esempio essere trattata in modo maleducato e scortese in un negozio non è una bella esperienza e, sia che rispondiate per le rime o rimaniate senza parole, è difficile liberarsi subito dell’accaduto. Tuttavia, se nel corso della stessa giornata, ricevete cinque manifestazioni di gentilezza o affetto in altre situazioni, ecco che il ricordo del trattamento ricevuto nel negozio potrebbe svanire. Anzi, magari potrebbe rivelarsi utile per scegliere se andarci di nuovo o no.

E’ molto diverso quando il ricordo è legato ad un trauma del passato. In questi casi entrano in gioco talmente tanti fattori (luoghi, odori, sensazioni) che è difficile trovare una soluzione valida per tutti.

Io ho trovato un grandissimo aiuto in una tecnica che si chiama EFT Tapping. Ne avevo già parlato: https://stillrocking.wordpress.com/2015/11/03/questa-cosa-mi-fa-star-bene/
https://stillrocking.wordpress.com/2015/11/19/benessere-tai-chi-e-eft/
https://stillrocking.wordpress.com/2015/11/24/benessere-tai-chi-e-eft-parte-2/

A questo proposito vi informo che lunedì 22 febbraio inizierà il Tapping World Summit. Si tratta di una serie totalmente gratuita di conferenze e pratiche guidate molto interessante per chi vuole avvicinarsi ed approfondire questa tecnica.

Cliccate sul seguente link e troverete tutte le informazioni che volete

http://www.thetappingsolution.com/2016VideoSeries/

Esistono però anche i ricordi legati a bellissime esperienze che ci rendono allegre nei momenti difficili e che costituiscono lo stimolo per crearne altri. E’ a questi ricordi che a volte è giusto rivolgere la mente, con la consapevolezza che ogni giorno, anche nei piccolissimi gesti del quotidiano, possiamo contribuire a costruire i bei ricordi di domani.

Non sono parole retoriche ve lo assicuro.

Anche nei momenti più bui della mia vita, ho sempre cercato una piccola luce in ogni gesto fatto o ricevuto o se non la trovavo, passavo oltre.

La vita alla fin fine è la relazione con noi stesse e ogni relazione richiede amore, impegno e pazienza. Se siamo disposte a far questo per le persone che amiamo, dobbiamo fare lo stesso con noi stesse.

Abbiate cura delle persone che siete e scegliete i ricordi che volete tenere con voi. Per tutto il resto cercate il modo giusto per liberarvene.

Alcune esperienze resteranno per sempre con voi, ma avete il diritto di far sì che non vi mordano l’anima ogni volta che vi vengono a trovare.

La vita è ingiusta

Questo non sarà il solito articolo che siete abituate a leggere sul mio blog. Non parlerò delle feste, della gratitudine e della gioia nel mondo.
Questo è un articolo che parla di tristezza, perdita e dolore, perchè la vita è ingiusta.

La gente muore mentre noi stiamo facendo il conto alla rovescia per il giorno di Natale e siamo impegnati a decorare le nostre case, a comprare regali per i nostri cari ed a festeggiare con amici e familiari.

Ci sono padri che muoiono nel periodo della festa del Papà, madri alla festa della mamma e mariti, mogli, figli, figlie e non c’è nulla che possiamo fare per coloro che vivono questa esperienza.

Possiamo solo lasciare che vivano il loro lutto tentando di essere una presenza invisibile per non  farli sentire soli.

Si fa tanto parlare di come tutto succeda per uno scopo.

Stamattina sono stata ad un funerale e non sono riuscita a trovare uno scopo nella morte della moglie di un amico con due bambini piccoli.

Riuscivo solo a pensare: come ce la farà?

Dopo il funerale, fuori dalla chiesa, tutti lo hanno avvicinato, cercando di trasmettergli affetto e supporto.

Io ci sono passata e so che il peggio deve ancora venire. Tra pochi giorni ognuno tornerà alla propria vita.

Nulla sarà più come prima, ma arriverà il momento in cui la tristezza smetterà di essere parte della vita di tutti i giorni.

Nessuno di noi può far nulla per cambiare questo.

Eppure qualcosa che possiamo cambiare ci sarebbe.

Per tutto il giorno non sono riuscita a non pensare a quanto tempo perdiamo rimuginando su cose stupide, covando risentimento, dimenticandoci dell’unico importante scopo nella vita: amare ed essere amati.

Da qualche parte ho letto che Gandhi una volta ha detto “Siate il cambiamento che volete vedere nel mondo”. Il cambiamento che io vorrei vedere nel mondo è che muoiano solo persone anziane, dopo una vita piena di gioia e amore, ma, poiché questo è impossibile, io vorrei provare a portare gioia nella vita delle persone che amo e a cui tengo.

Io non so se riuscirò, ma posso provarci.