IN RICCHEZZA E POVERTA’

Oggi torno a parlare dei condizionamenti che noi donne subiamo fin da piccole e il modo per uscirne.

Faccio un salto indietro a due dei miei primi articoli

https://stillrocking.wordpress.com/2015/08/21/alba-o-tramonto/

https://stillrocking.wordpress.com/2015/08/24/alba-o-tramonto-parte-2/

Il suggerimento qui contenuto resta secondo me uno dei migliori mezzi che abbiamo per trovare la lucidità dentro di noi ogni singolo giorno.

Uno dei risultati più incredibili (provare per credere) è la capacità di restare centrate che si acquisisce man mano che questi benedetti 10 minuti diventano un’abitudine.

Essere lucide e centrate ci permette di essere più coscienti di ciò che ci circonda, iniziando dal favorire la concentrazione fino al renderci più sensibili agli input meno evidenti che la vita ci fa scorrere davanti come in un film.

Sapete a cosa serve questo? Ad interrogarci, a capire noi stesse più profondamente ed a non alienarci dalla bellezza e dalle opportunità che il mondo ci offre.

Perché questo articolo si intitola “In ricchezza e povertà”?

Perché proprio alcuni di questi input che ho recepito ultimamente riguardano i soldi, la famiglia e la felicità.

Parto con un elenco che poi diventerà più chiaro:

  • Una coppia che estrae da un furgone, palesemente da lavoro, il seggiolino di sicurezza con un bambino minuscolo, si prende per mano e si incammina
  • La stabilità economica
  • Un papà che spinge un passeggino super-tecnologico con a fianco una moglie tutta griffata che parla al cellulare con aria annoiata
  • Il fertility day
  • Giovani donne che si domandano se è meglio prima avere figli o prima far carriera
  • L’illusione della sicurezza economica
  • La paura del presente

Partiamo dall’illusione della sicurezza economica. A chi non piace avere disponibilità di denaro? A chi non piace poter affrontare ogni spesa necessaria o superflua senza pensarci troppo? Credo a nessuno. Non c’è proverbio più stupido di quello che afferma che i soldi non fanno la felicità. La realtà è che i soldi e ciò che ci puoi comprare non compensano l’insoddisfazione, la tristezza, la frustrazione di una vita che non ti piace.

Ma se stai bene e sei contento, sai che bellezza avere anche i soldi!?!?

E da sempre ci rifilano la bufala che la sicurezza economica, la stabilità finanziaria contribuiranno certamente alla nostra evoluzione di esseri umani, limitando in questo modo la realizzazione di sogni, progetti, idee, perché tutti i nostri sforzi, tutta la nostra concentrazione saranno indirizzati a raggiungere la “stabilità economica”.

Che invece è una chimera, perché come si accumulano, i soldi possono finire, perché un’azienda che sembrava intoccabile, nel giro di un anno lascia a casa tutti, perché uno gioca la schedina vincente e si ritrova ricco, perché costruiscono la metropolitana vicino a casa tua e ne raddoppiano il valore. Siamo sempre a pensare che solo la fortuna vada a caso e che invece la sfortuna abbia sempre ben chiaro chi colpire.

Ma la fortuna e la sfortuna sono come la stabilità economica: non esistono.

Pensate: 3 concetti che non esistono e che riescono a farci vivere il presente con paura. È pazzesco.

Sapete perché mai come negli ultimi decenni le attività creative, gli hobbies, lo sport, il tempo libero in generale hanno assunto un valore così importante arrivando per tanti al fanatismo? Perché non sono più svaghi, ma una compensazione di ciò che non riusciamo a realizzare nella nostra vita.

Nulla si può più fare “tanto per”, si vive solo per obiettivi.

Ed è questo il clima di condizionamento in cui giovani donne da pochi anni inserite nel mondo del lavoro si trovano a fare i conti con la campagna del “fertility day” che scandisce il tempo verso una presunta data di scadenza delle donne (vergogna!) e le pressioni di una società che spesso non permette neanche la possibilità di prendere in considerazione il desiderio di fare la casalinga, non solo per questioni economiche, ma anche per non sentirsi inferiori al mondo moderno femminile.

Vi giuro, solo a scrivere queste cose, mi sale la carogna.

Quando amiche più giovani mi domandano se è meglio prima far carriera o prima far figli mi fanno tenerezza ed al tempo stesso provo tanta rabbia per questa gabbia di finta libertà che ci hanno costruito intorno ed in cui noi (sì, anch’io da giovane ho vissuto condizionata da queste illusioni) pensiamo anche di essere padrone di noi stesse e del nostro tempo.

Se tra le due immagini di coppia con figlio dall’elenco sopra dovessi scegliere quale più mi piace, vi direi quella con il furgone, ma anche questo è uno stereotipo, è quello di “due cuori e una capanna”. La coppia griffata ed apparentemente annoiata istintivamente non mi attirerebbe, ma in realtà non so nulla né di una né dell’altra.

Ecco, questo è l’importante! Nessuno sa niente di voi davvero ed allora come potete permettere a chiunque, politici, sociologi, medici, ma anche parenti ed amici di dirvi cosa, quando, come è meglio per voi?

Siate sgradevoli, siate deludenti, siate insopportabili se questo vi renderà veramente libere di fare le vostre scelte, perché nella vostra pelle ci siete solo voi ed avete tutto il diritto di starci bene!

Perciò, se ad un certo punto della vostra vita decidete di metter su famiglia, seguite solo quello che vi dice il cuore, non date troppo peso a ciò che per qualcuno sembra determinante per prendere questa decisione.

Se invece i figli non li volete, non permettete a nessuno di farvi sentire inferiori.

E soprattutto smettetela di farvi la guerra tra di voi!

Love & peace

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Chi è l’altro se non una proiezione di noi stessi?

Un po’ di tempo fa avevo pubblicato un articolo sul volontariato:

https://stillrocking.wordpress.com/2016/01/17/per-noi-o-per-gli-altri-il-volontariato/

Avevo promesso almeno due interviste a volontari per approfondire le motivazioni, le emozioni, ma anche gli aspetti pratici legati a questa attività. Beh, non ci crederete, è solo da pochi giorni che ho in mano le interviste e sapete perché?

Perché, a differenza di una diffusa visione del volontario come persona che, avendo molto tempo a disposizione, decide di dedicarne una parte agli “altri”, la realtà è ben diversa.

Il volontario è una persona che non ha tempo da “riempire”, spesso è una persona attiva nel mondo del lavoro, ha figli, famiglia, nipoti e magari anche genitori a cui dare ascolto e aiuto.

Chi sono “gli altri”, “il prossimo”, “i bisognosi”?

Il clima culturale in cui la maggior parte di noi è cresciuta ci insegna, ci fa capire o per lo meno sperare che aiutando gli altri è come se guadagnassimo dei meriti, un po’ come se la vita adesso fosse una raccolta punti per un ipotetico nostro bisogno futuro o meglio ancora un ipotetico premio…

E il “qui e ora” dov’è? Il “farsi prossimo”, proiettarci nel bisogno di chi ci sta di fronte deve necessariamente essere qualcosa di più del semplice gesto di aiuto, del semplice concetto del “sono qui per aiutarti adesso”? Fare volontariato con l’unico scopo di rispondere ad una necessità presente proprio in questo momento ha meno valore? Io non penso, anzi…

E’ per questo che sono particolarmente contenta di aver trovato due volontari, una donna ed un uomo senza tempo da perdere, che si muovono in ambiti diversi, con energie e scopi diversi.

Come non mi stancherò mai di ripetere, per me la vita è fatta di passioni, di notti in cui fai fatica a dormire, non per le preoccupazioni, ma perché non riesci a tenere a bada tutti i progetti ed i sogni che hai, di elenchi di soddisfazioni che stai man mano spuntando, aggiungendone di nuove ogni giorno…

Ma tutto questo va costantemente alimentato, facendo spazio a nuove esperienze.

Leggete nei prossimi giorni le due interviste e lasciatevi ispirare, potreste scoprire qualcosa di diverso su di voi e nuovi orizzonti da esplorare.

Buona giornata!

 

 

Le emozioni negative non esistono

Così come non esistono le emozioni positive.

Ben tornate! Oggi parliamo di emozioni.

Nella filosofia cinese le emozioni troppo intense non sono viste di buon occhio, perchè vanno ad intaccare la nostra energia. In effetti, questo popolo non è famoso per esprimere le proprie emozioni, al punto che una volta ho sentito una maestra definire una signora cinese “madre anafettiva”.

Io penso in realtà che ognuno di noi abbia un suo modo di esprimere le proprie emozioni.

Chi non sembra in grado di farlo, forse ha semplicemente paura. Ed è la stessa paura che ci porta a fare una distinzione tra emozioni positive e negative, nel tentativo di tenere a bada queste ultime.

Peccato che le emozioni, i pensieri, le sensazioni che ci fanno più paura e che cerchiamo di evitare sono proprio quelle che definiamo “negative” e che si acquattano dentro di noi per evolversi a nostra insaputa in ogni genere di disagio e malessere (senso di inadeguatezza, insoddisfazione, depressione, fobie, malattie).

Ma davvero vogliamo permettere alle nostre emozioni di farci questo, invece di guardarle dritte in faccia per paura di avere paura?

Le emozioni represse sono il freno della vita. Sono totalmente inutili. E guardate che da un certo punto di vista sono inutili anche le emozioni che definite “positive” se diventano un rifugio ed un termine di paragone per ogni esperienza che vivete.

Vi faccio un esempio per entrambi i casi.

Se pensate ad un episodio doloroso della vostra vita, tutta la tristezza, la disperazione di quel momento risale a galla e l’unico desiderio che avete è di non pensarci. Se non ci riuscite credete addirittura che non vi libererete mai di tutto quel dolore.
Sapete perchè vi sentite così? Perchè, per paura, avete represso il dolore legato a quella esperienza nel momento in cui la vivevate, perchè temevate di andar fuori di testa, perchè non volevate far preoccupare chi vi stava intorno, perchè pensavate che forse sareste riuscite a tornare alla normalità più velocemente…
Ognuno può aggiungere il suo perchè, ma è così.

E l’unica cosa che un’esperienza del genere può insegnarci è che quando arriva una brutta notizia, quando subiamo una perdita, quando ci colpisce una disgrazia non abbiamo nessun dovere se non quello di soffrire e provare tutte le emozioni che ci travolgono fino in fondo, perchè solo così ne verremo fuori libere.

E invece cosa succede quando riceviamo una notizia fantastica, otteniamo qualcosa che abbiamo desiderato per tanto tempo, ci innamoriamo alla follia? Prendiamo l’emozione di quel momento e la archiviamo nel settore “momenti perfetti” e da lì in poi nulla sarà altrettanto bello se non ci provocherà le stesse intense emozioni.

Ricordi, emozioni… quanto bagaglio che ci portiamo in questo viaggio!

Alleggerirlo è necessario, a volte indispensabile.

Provate da oggi a godere dei momenti e delle emozioni nell’istante in cui accadono. Se si tratta di qualcosa di bello siate grate, diversamente non ignoratelo, valutate se può insegnarvi qualcosa.

In entrambi i casi però lasciate andare le emozioni, restate leggere e fate spazio. Solo in questo modo la vita può accogliere il nuovo.

Provateci, davvero!

Credo

Stupendo… leggetelo!

Semplice-mente-Semplice

mani-tese

”Dai poco se doni la tua ricchezza.
ma se doni te stesso, tu doni veramente”

Oggi ho aggiunto quattro link nel mio blog che rimandano ad iniziative in cui credo, che sponsorizzo ed a cui partecipo.

Credo anche che in questo nostro mondo, così proiettato verso un avvenire incerto, ognuno di noi abbia la possibilità di cambiare qualcosa. Non servono grandi imprese, non servono molti soldi, normalmente l’equivalente d un caffè al giorno per molti può davvero significare una vita diversa, una vita dignitosa, una speranza. Serve solo alzare lo sguardo, distoglierlo dallo smartphone per un attimo per accorgersi che esiste un mondo, dei fiori, l’azzurro del cielo e tanti, tanti esseri umani che muoiono ogni giorno di fame e di malattie che da noi sono debellate da tempo.

Questo che sto scrivendo non è qualcosa per puntare il dito su di Voi che non fate niente per nessuno, che…

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Alla fine tutto si può riassumere in un unico, prezioso consiglio…

Qualche tempo fa, ispirata dalle classiche liste di consigli per i buoni propositi d’inizio anno che si sentono e trovano un po’ dappertutto, mi ero soffermata anch’io a pensare ad una lista semi-seria di suggerimenti.

Ricordate?

https://stillrocking.wordpress.com/2016/01/03/i-buoni-consigli/

https://stillrocking.wordpress.com/2016/01/09/insonnia-e-creativita/

Non rinnego le perle di saggezza che vi ho somministrato, ma penso che in realtà non siano abbastanza d’ispirazione per chi le legge.

Proprio stamattina mi è capitata sotto gli occhi una frase di Mark Twain che, pur conoscendo, mi ha colpito come se l’avessi letta per la prima volta. Dice più o meno così:

“Tra 20 anni sarete più delusi da ciò che non avete fatto rispetto a ciò che avete fatto. Prendete il largo, lasciate il porto sicuro, approfittate del vento. Esplorate. Sognate. Scoprite.”

E’ un dato di fatto che ogni epoca ha i suoi sognatori, inventori, visionari. Proprio in base all’epoca in cui sono vissuti hanno subito trattamenti di ogni genere, dalla tortura, alla derisione, al timore reverenziale, alla soppressione. Tutti però avevano in comune la capacità di non fermarsi all’apparenza, di osare, di sognare.

Quando Steve Jobs pronunciò le famose parole “Stay hungry, stay foolish!” riuscì in una brevissima frase a riassumere l’unica filosofia di vita che secondo me ha un senso.

La fame di vita accompagnata da una certa dose di incoscienza non è follia, ma è il motore che dovrebbe spingerci ad apprezzare questo viaggio, godendo di tutte le opportunità possibili, indipendentemente da chi siamo, dove viviamo, quanti soldi abbiamo e ciò che vale per uno può essere totalmente indifferente per un altro.

Giusto per non parlare di teoria e basta, ecco la mia lista di ciò che ho “esplorato” negli ultimi anni e che ha arricchito la mia vita:

  • creare un mio blog
  • cantare in un gruppo
  • praticare il Tai-chi
  • praticare il Krav-maga
  • scoprire le risorse online gratuite riguardo la meditazione, approfondimenti di tecniche energetiche, corsi motivazionali
  • pubblicare un giornalino di satira domestica
  • trovare, grazie a varie risorse, il modo di occuparmi in totale autonomia della mia famiglia e della mia casa
  • liberarmi da “condizionamenti contrari” (poi vi spiego) ed apprezzare anche attività che fino a qualche anno fa vivevo come un obbligo
  • non spaventarmi davanti ai guasti della lavatrice e della lavastoviglie – sì avete capito bene: fin dove possibile intervengo da sola, cacciavite e pinza in mano
  • imparare a dire NO
  • imparare a lasciar andare amicizie che si stanno spegnendo
  • far spazio a nuove persone, nuove idee, nuovi stimoli

Tutto questo non mi sta facendo diventare più ricca (non ancora almeno…), meno stanca o perfetta, ma di sicuro desiderosa ogni mattina di vedere cosa mi aspetta.

E la cosa fantastica è che, più percorro questa strada, più vedo dietro di me una scia di condizionamenti, pensieri imposti, inutili remore che mi lascio alle spalle.

Anche i “condizionamenti contrari” a cui accennavo prima sono tremendi. Sono quelli per cui scartiamo a priori certe esperienze, perché le abbiamo contestate ed escluse dalla nostra vita.

Prendiamo per esempio il fatto di cucinare. Sapete già cosa ne penso a riguardo:

https://stillrocking.wordpress.com/2016/01/27/gli-sfizietti-di-nonna-giuseppina-ovvero-cosa-penso-dei-siti-di-ricette/

In realtà, quando mi metto in cucina e provo (“esploro”) qualche nuova ricetta, mi piace! Così come mi piace quando la riuscita di uno dei miei piatti forti viene confermata per l’ennesima volta.

Fino a qualche tempo fa io odiavo cucinare, perché fin da ragazzina avevo persone intorno che secondo me davano troppo valore a questa capacità. E io pensavo “Col cavolo che mi vedrete mai affaticarmi intorno ai fornelli in questo modo!”.

La vita poi mi ha portato ad un certo punto a dover cucinare 2 volte al giorno, pranzo e cena, tutti i sacrosanti giorni. Per me era un incubo.

Un giorno però, un po’ per gioco, ho provato qualche ricetta di dolci e mi sono divertita. Da lì è scattata la voglia di sperimentare e ad un certo punto mi sono resa conto che tutto sommato cucinare non mi pesava più e non riuscivo a credere che per tutta la mia vita era stato così faticoso.

Faticoso in realtà non era cucinare, ma restare aggrappata ad un’idea che non mi apparteneva più.

Spero, con questo nuovo articolo, di essere riuscita a farvi sorridere, ma anche a farvi percepire l’intensità con cui vivo ogni giorno l’esperienza della vita. Questo non mi preserva da vivere momenti bui, ma mi dà la consapevolezza della grande luce di cui possiamo godere ogni giorno.

Buon fine settimana!

 

I ricordi… da dimenticare

Ben ritrovate!

Ultimamente mi ritrovo sempre più spesso ad avere a che fare con persone che pensano ai buoni vecchi tempi. Che si tratti di musica, ricordi familiari, viaggi, oggetti, sembra che il presente non avrà mai la possibilità di eguagliare la magia e la perfezione del passato.

Povero presente… l’unico momento della nostra vita in cui possiamo agire con intenzione per migliorare le cose.

Io odio i ricordi fini a sé stessi. I ricordi di questo tipo portano solo a nostalgia, se non malinconia.

Mi azzarderei addirittura a dire che non servono proprio a niente e se potessi li cancellerei. In realtà so benissimo che ogni esperienza fa di me quello che sono oggi e se cancellassi alcuni ricordi sarei come un puzzle senza alcuni tasselli, quindi, come se non lo fossi già abbastanza, ancora più incomprensibile per me stessa.

Mi ritrovo anch’io, nonostante le mie idee a riguardo, ad identificarmi nel passato: io sono la persona che ha subito questa perdita, io sono la persona che ha avuto questo incidente, io sono la persona che è stata licenziata…

Notate qualcosa? I ricordi più accaniti sono legati a situazioni negative. Si dice che per compensare psicologicamente un’esperienza negativa siano necessarie almeno cinque esperienze positive. Secondo me non è del tutto vero neanche questo. Forse nell’immediato, ma non per ricordi lontani.

Per esempio essere trattata in modo maleducato e scortese in un negozio non è una bella esperienza e, sia che rispondiate per le rime o rimaniate senza parole, è difficile liberarsi subito dell’accaduto. Tuttavia, se nel corso della stessa giornata, ricevete cinque manifestazioni di gentilezza o affetto in altre situazioni, ecco che il ricordo del trattamento ricevuto nel negozio potrebbe svanire. Anzi, magari potrebbe rivelarsi utile per scegliere se andarci di nuovo o no.

E’ molto diverso quando il ricordo è legato ad un trauma del passato. In questi casi entrano in gioco talmente tanti fattori (luoghi, odori, sensazioni) che è difficile trovare una soluzione valida per tutti.

Io ho trovato un grandissimo aiuto in una tecnica che si chiama EFT Tapping. Ne avevo già parlato: https://stillrocking.wordpress.com/2015/11/03/questa-cosa-mi-fa-star-bene/
https://stillrocking.wordpress.com/2015/11/19/benessere-tai-chi-e-eft/
https://stillrocking.wordpress.com/2015/11/24/benessere-tai-chi-e-eft-parte-2/

A questo proposito vi informo che lunedì 22 febbraio inizierà il Tapping World Summit. Si tratta di una serie totalmente gratuita di conferenze e pratiche guidate molto interessante per chi vuole avvicinarsi ed approfondire questa tecnica.

Cliccate sul seguente link e troverete tutte le informazioni che volete

http://www.thetappingsolution.com/2016VideoSeries/

Esistono però anche i ricordi legati a bellissime esperienze che ci rendono allegre nei momenti difficili e che costituiscono lo stimolo per crearne altri. E’ a questi ricordi che a volte è giusto rivolgere la mente, con la consapevolezza che ogni giorno, anche nei piccolissimi gesti del quotidiano, possiamo contribuire a costruire i bei ricordi di domani.

Non sono parole retoriche ve lo assicuro.

Anche nei momenti più bui della mia vita, ho sempre cercato una piccola luce in ogni gesto fatto o ricevuto o se non la trovavo, passavo oltre.

La vita alla fin fine è la relazione con noi stesse e ogni relazione richiede amore, impegno e pazienza. Se siamo disposte a far questo per le persone che amiamo, dobbiamo fare lo stesso con noi stesse.

Abbiate cura delle persone che siete e scegliete i ricordi che volete tenere con voi. Per tutto il resto cercate il modo giusto per liberarvene.

Alcune esperienze resteranno per sempre con voi, ma avete il diritto di far sì che non vi mordano l’anima ogni volta che vi vengono a trovare.

Pensi davvero di saper scrivere?

Amo leggere. Lo so che lo sapete. Da quando ho iniziato a esplorare il magico mondo delle parole stampate non mi sono più fermata.

Io leggo di tutto: libri, riviste, giornali, etichette, istruzioni, lettere, blog, e-mail…

Sono sempre stata affascinata da un buon pezzo. Le sensazioni create dalla lettura di un buon romanzo o di un bell’articolo sono impagabili. Mi ricordo una volta di aver avuto la pelle d’oca semplicemente leggendo un articolo riguardante i Clash su Rolling Stone.

Amando quest’arte così tanto, rimango veramente delusa quando leggo qualcosa che non soddisfa le mie aspettative.

Sfortunatamente negli ultimi tempi questo accade sempre di più.

Libri, articoli e riviste scarsi e poveri di contenuti sono ormai dappertutto. E ciò che mi disturba di più è che spesso anche i loro autori sono dappertutto, celebrati come se fossero dei geni della parola stampata.

Il livello culturale dell’editoria sta rapidamente affondando.

Questo non danneggia solo i buoni scrittori e giornalisti che continuano a fare il loro lavoro con passione e competenza, ma anche i lettori che, inconsciamente e gradualmente, si stanno abituando alla scrittura di bassa qualità ed al vuoto di contenuti.

In questa situazione molti di noi che amano leggere pensano di saper anche scrivere. Da qui l’incredibile successo di blog personali e di siti di scrittura creativa.

Alcuni di questi sono davvero molto buoni e ti lasciano ben sperare. Altri avrebbero bisogno di qualche correzione o maggior ispirazione.

A che punto sta il mio blog? Non lo so e a dir la verità, non mi interessa. Sapete perché?

Perché scrivere sul mio blog mi dà la libertà di scrivere quello che voglio, quando voglio, di qualsiasi argomento voglio.

Io penso che prima o poi chiunque dovrebbe provarlo. Non è come scrivere per sé stessi come si fa con un diario o come sognare di finire quel romanzo nel cassetto di cui si ha troppa vergogna anche solo per parlarne.

E’ divertente e stimolante. Fa desiderare di esplorare vari argomenti, di sfidare sé stessi a manifestare le proprie opinioni e scoprire qualcosa di nuovo su di noi.

Chiamiamola terapia blog! La consiglio vivamente!

Volete provare?

Benessere: Tai-chi e EFT – parte 2

Nella mia attività di naturopata, ho spesso a che fare con persone che mi approcciano pensando che io possieda la soluzione magica per ogni genere di problema.
Purtroppo nell’ambito delle tecniche naturali e/o energetiche ci sono personaggi che si spacciano come risolutori di tutti i malanni, fisici e psicologici.

Bene, io non sono una di questi. Ogni volta che mi avvicino a qualche nuova tecnica mi muovo sempre con molta cautela. Non assumo code di rospo, lingue di serpenti e simili e non credo che basti un massaggio o una posizione per curare un disturbo.

Tuttavia esistono delle cure naturali, delle attività fisiche (come ad es. il Tai-chi) e dei massaggi o delle stimolazioni che possono avere un grandissimo impatto positivo sul nostro benessere psico-fisico arrivando anche a risolvere dei malesseri.

Una delle cure fino a poco tempo fa estranee alla nostra cultura medica e che mi ha sempre incuriosito è l’agopuntura.

Ho sempre trovato affascinante l’idea che si possa accedere in maniera non invasiva a punti interni del nostro corpo andando così ad agire su problemi di varia natura.

Il pensiero poi che questi punti si trovino su determinati canali che secondo la Medicina Tradizionale Cinese costituiscono un terzo “sistema circolatorio” è incredibile.

Questi stessi punti si possono stimolare anche con pressioni o picchiettamenti e queste tecniche possono essere molto utili tra l’altro come “pronto soccorso domestico” in caso di raffreddori, mal di testa, malesseri gastro-intestinali.

Tra tutti questi punti ne esistono poi alcuni che opportunamente stimolati possono avere un effetto anti-stress. Si trovano nella zona testa/viso e nella parte superiore del tronco.

E’ partendo da questi presupposti che nei primi anni ’90 in America, a seguito di esperimenti di terapie psicologiche integrate con la stimolazione di questi punti, è stata elaborata la EFT (Emotional Freedom Technique) che si propone di base come tecnica anti-stress atta a liberare le nostre esperienze da un carico emotivo eccessivo, che mal gestito potrebbe arrivare a causare anche veri e propri disturbi fisici.

Come scrivevo nell’introduzione, a me piace l’approccio che trovate sul sito The Tapping Solution di Nick Ortner e il suo libro, che porta lo stesso titolo, lo potete trovare anche in italiano.

Il vantaggio di questa tecnica è che si può apprendere facilmente, è rilassante ed aiuta a trovare la lucidità nel gestire le nostre esperienze.

Esistono diversi siti e video dove vengono mostrati e spiegati i punti e la stimolazione degli stessi, ma se preferite potete mandarmi un messaggio privato sulla pagina Facebook Linda Jett (Stillrocking) e sarò felice di darvi suggerimenti ed informazioni.

Concludendo, il mio benessere psico-fisico è dato dalla formula

Tai-chi+Krav Maga+EFT.

Qual è la vostra formula?

Buona settimana a tutte!

Benessere: Tai-chi e EFT

Non so quante volte ho iniziato a scrivere gli articoli sul Tai-chi e sulla EFT, quante volte li ho corretti e quante volte li ho cancellati.

Il risultato è che a distanza di più di 2 settimane dall’introduzione “Questa cosa mi fa star bene!” non ho pubblicato nient’altro su questo argomento.

Questa mia resistenza mi ha incuriosito e ho cercato di capirne il motivo e sono arrivata alla conclusione che, anche in questo caso, ha avuto il sopravvento il mio inesorabile, inevitabile, inesauribile desiderio di totale libertà di scelta.

E credo che la libertà di scelta derivi dalla totale mancanza di condizionamento.

Siamo circondati da continui stimoli a prenderci cura di noi stessi attraverso pratiche, diete, attività fisiche ed ogni nuova disciplina che ci viene proposta è supportata da studi scientifici.

Il risultato è spesso un picco di entusiasmo che poi rischia di esaurirsi, lasciandoci in realtà delusi.

Come posso fare quindi per creare un interesse in qualcosa a cui io mi sono avvicinata per caso e per curiosità, senza sapere nulla di ciò che c’era dietro?

E’ inutile che io vi dia delle informazioni sommarie riguardo le prove “scientifiche” dell’efficacia e del valore di queste discipline, nonostante esistano, se non c’è curiosità.

Parliamo del Tai-chi, la cosiddetta ginnastica di lunga vita.

Non cercherò di definirla secondo i canoni o di spiegarla attraverso la sua storia. Per me è morbidezza, fluidità, bellezza, piacere di praticarla con un’ottima istruttrice (donna multi-sfaccettata…andate a rileggervi “Donne in musica parte 2 – …e l’acqua santa) e con un gruppo veramente eterogeneo di persone che condividono questa passione.

Man mano che la pratico apprezzo anche la precisione delle forme, la tecnica marziale che si nasconde dietro ogni movimento, ma è un crescendo che parte da e si integra con il benessere che aumenta di volta in volta.

Anche l’aspetto sociale del gruppo che fa attività fisica insieme è importante per me.

Ho praticato per anni il Pilates, attività che mi piaceva tantissimo, ma era come farla da sola per la mancanza di cordialità e armonia nel gruppo. Peccato!

Invece con questo gruppo di Tai-chi ho trovato un’altra atmosfera. Non c’è nessun fanatico, nessun saputello, nessuno giudica nessuno.

Avete presente quelle scene nei film, in cui si vedono gruppi di persone, magari tutte vestite di bianco, che si allenano nei parchi?
Avete presente il senso d’armonia?

Noi non abbiamo proprio quell’aspetto, ma vi assicuro che quando incominciamo a muoverci e riusciamo a creare una sintonia di movimenti tra di noi, nel silenzio della palestra, per me succede qualcosa di magico!

Quello che conta in ciò che scegliete di fare è trovare proprio questa sensazione di gioia e appagamento, perché se deve essere solo una fatica, farà bene ai muscoli, ma non alle vostre emozioni e il benessere è un equilibrio di entrambi.

Alla prossima puntata!

 

LIBRI PER BAMBINE E IL POTERE DEI NOSTRI PENSIERI

Ben ritrovate a tutte!

Vi piace leggere? A me tantissimo, fin da bambina.

Io appartengo a quella generazione dei classici per bambini, con titoli e temi ben distinti per i due sessi. Nella mia libreria spopolavano “Piccole donne”, le varie “Pollyanna”, “La piccola Dorrit” ecc.

Le trame non erano niente male, anzi, ma c’era sempre un fondo di tristezza che non mi sono mai spiegata. Crescendo ho capito che era un filone letterario che portava l’eroina di turno alla maturità attraverso esperienze piacevoli, ma anche e soprattutto dolorose per temprarne il carattere, e che diamine!

Pollyanna in particolare mi aveva colpito per il suo modo di affrontare le vicissitudini. Orfana di madre, padre missionario, uno dei suoi momenti più felici era quando arrivava alla missione il baule spedito dall’Inghilterra, dove lei sperava di trovare dei bei vestiti e una bambola.

Vana speranza…
Un giorno arriva addirittura un paio di stampelle e Pollyanna, che è pur sempre una bambina, si dispera, ma il padre le insegna un trucchetto: dice a Pollyanna che dovrebbe essere felice comunque, perché quelle stampelle non le deve usare. Pollyanna ci casca e diventa la bambina più felice del mondo.

Ed io, che ero pur sempre una bambina, ci cascai allo stesso modo. Mi sembrava un atteggiamento così edificante, buono ed altruista!
Mi sentivo un po’ Pollyanna anch’io, quasi quasi un pochino sfortunata per avere una famiglia normale tutta viva e vegeta.

Crescendo ed affrontando man mano le mie vicissitudini è arrivato un momento in cui ho sentito forte dentro di me la necessità di urlare (scusate il francesismo) “fanculo Pollyanna!”. Ero stufa di abbassare la testa ed accettare le cose come venivano, pensando che ero comunque fortunata.

Fin qui niente di strano. La cosa strana è successa recentemente.

In una delle mie ennesime circumnavigazioni delle librerie, ho trovato questo libro che spiega praticamente la stessa cosa, ma in un modo che può veramente cambiare la visione di una situazione.

Infatti non si tratta di essere felici per le cose che vanno storte, ma cercare di capire se l’esito negativo, o comunque non corrispondente alle nostre aspettative, non possieda in sé dei risvolti positivi.
Se ci pensate bene, spesso stiamo male o ce la prendiamo per cose che non hanno nessun senso, eppure basterebbe fermarsi un attimo, respirare e spostare il punto di vista.

Vi faccio un esempio: quando sono stata licenziata, mi sono sentita persa. Al di là del fatto che avevo permesso al mio lavoro di definirmi troppo (noi non siamo né il nostro lavoro, né la nostra casa, né la nostra macchina, né i nostri partner, né i nostri figli), nella mia vita avevo sempre lavorato e perdere il mio impiego era veramente uno stravolgimento.
Mi veniva da piangere, mi sentivo tradita dai colleghi, mi sembrava di essere rimasta chiusa fuori casa. Dopo 20 anni nella stessa azienda mi sentivo veramente vittima di una grande ingiustizia.

Nonostante non fossi più nella fase Pollyanna da anni, quando riuscii a fermare questo fiume di autocommiserazione, fui in grado di formulare almeno 3 motivi per cui potevo ritenermi fortunata: avrei potuto godermi i miei figli, mio marito aveva un lavoro che bastava per tutti e non avrei più avuto mal di stomaco dal nervoso.

Ovviamente i motivi valgono solo per noi stessi, è chiaro che se fossi stata solo io a lavorare avrei elaborato altri pensieri, ma anche qui vale lo stesso sistema: nonostante fossero anni che volevo cambiare lavoro, non avevo mai trovato il coraggio. In questo caso avrei potuto pensare che era l’occasione per trovare un lavoro migliore.

Le possibilità sono infinite se è nostra intenzione non farci scoraggiare.

In fondo la vita ci darà comunque la nostra razione di situazioni irrimediabili e allora perché vedere come tali anche quelle dove i nostri pensieri possono veramente fare la differenza?

Io penso davvero che l’ottimismo sia un’arma potente nella vita e sono convinta che riuscire a non farci sopraffare dagli eventi sia determinante per la buona riuscita dei nostri progetti.

Lo so che questa non può essere una cura contro il pessimismo, ma cosa ne dite di provare a trovare dei lati positivi la prossima volta che qualcosa andrà storto?

Buona serata!

P.S. Per curiosità ho fatto una ricerca su internet per Pollyanna. Guardate un po’ cosa è saltato fuori:

La psicologia cognitiva ha preso spunto da libro e film per etichettare come “sindrome di Pollyanna” il cosiddetto “ottimismo idiota”. Ora sì che mi sento bene!