PERSONAGGI DA SALA PROVE – Intervista a Stefano Elli

l'immagine del profilo di Stefano Elli
Mi sono accorta, in questa mia incursione nel mondo della musica, di avere tanti amici che in questo mondo ci abitano.

Vorrei poter sentire da ognuno di loro come vivono questa passione, ma mi rendo conto di non essere una giornalista musicale e che questa mia galleria di “personaggi da sala prove” dovrà ad un certo punto concludersi.

Tra tutti questi però non potevo assolutamente tralasciare Stefano Elli, un musicista con una preparazione ed un curriculum impressionanti. Con Stefano si parla di musica a 360° e si può affermare, senza timore di sbagliare, che la sua è stata ed è una vita dedicata alla musica.

L’ultima sua creatura è un album di musica rinascimentale suonata con la chitarra resofonica. Non vi preoccupate, nemmeno io sapevo esistesse un simile strumento…

Lo trovate su I-Tunes e Spotify, ascoltatelo, è emozionante.

Resophonic Guitar - G.A. Brescianello - F. Da Milano - J.S. Bach - P.P. Borrono, Stefano Elli

https://itunes.apple.com/it/album/resophonic-guitar-g.a.-brescianello/id882874377

Volete saperne di più? Leggete l’intervista e probabilmente, come è successo a me, resterete sorpresi!

“Ciao Stefano, grazie per aver accettato di partecipare a questa intervista”

Grazie a te per l’ospitalità.

“Raccontaci quando è nata la tua passione per la musica e quando hai capito che nella vita non volevi occuparti di nient’altro.”

Direi subito, fin dall’infanzia. Curioso è il fatto che nella mia famiglia non ci sia mai stato alcun legame con la musica.
Che io sappia non ci sono parenti, nemmeno lontani, che abbiano mai suonato uno strumento musicale o che avessero interesse anche al solo ascolto.
L’unica cosa che girava per casa erano quei pochi 45 giri di musica leggera che comperavano le mie sorelle maggiori. Roba un po’ cheap ma era quel che passava il convento.

Quindi, per soddisfare la mia voracità musicale, mi sono dovuto arrangiare con la radio almeno fino al momento in cui, con la paghetta settimanale, ho cominciato a costruire la mia discoteca personale.

A dodici anni ho poi scoperto che si poteva imparare a suonare uno strumento e così mi sono iscritto ad un corso pomeridiano di chitarra tenuto da un Professore di Italiano. Ti lascio immaginare la qualità dell’insegnamento.

Come ti dicevo, data la tipologia della mia famiglia, era impensabile anche per me immaginare che con la musica si potesse lavorare e quindi la decisione di farla diventare una professione è arrivata tardi, intorno ai 18 anni, e non particolarmente condivisa.

Da quel momento parte il mio percorso accademico del quale parlo più avanti. 

In realtà, prima come semplice passione e poi come professione, la musica ha da sempre occupato gran parte della mia vita.

“Che ricordi hai delle tue prime esperienze con altri musicisti? Quanti anni avevi?”

Così come ho imparato i primi accordi e le prime canzoni senza alcuna istruzione accademica, anche le prime esperienze di gruppo sono state alquanto empiriche.

I primi esperimenti, ovviamente tra compagni di classe, furono a dir poco disastrosi. Credo che non si siano mai superati i primi 25 secondi di una canzone.

La prima vera esperienza, della quale conservo ancora dei bellissimi ricordi, è stata con i “Lammings”… ma ho come la sensazione che tu conosca bene questa storia. Avevamo 15 anni e credo che quel che è accaduto nei mesi precedenti al nostro primo concerto sia stato a dir poco miracoloso.

Dal nulla abbiamo messo in piedi uno spettacolo di più di due ore con brani di Lou Reed, Police, Led Zeppelin, Who e scrivendo addirittura due brani originali.

“Quando è scattato l’amore per la musica classica?”

Diciamo che l’avvicinamento alla musica classica è avvenuto, come ti dicevo prima, più per necessità che per amore.

Nei primi anni ’80 l’unica scuola in grado di rilasciare un titolo di studio legalmente riconosciuto era il Conservatorio e all’epoca non esistevano, come oggi, corsi di musica Jazz o Pop. Quindi l’unico modo per avere una “patente” era quello di studiare la musica classica.

Ti dirò di più, data la mia età ormai fuori portata per il corso di chitarra classica, pur di entrare in Conservatorio mi sono iscritto a Contrabbasso, strumento che ho poi studiato per ben cinque anni. Sono successivamente tornato sui miei passi e dopo non pochi sacrifici mi sono poi diplomato in chitarra classica.

L’amore è arrivato attraverso la conoscenza di un mondo musicale che fino ad allora era per me sconosciuto. Non è stato immediato. É arrivato quando sono stato pronto.

“Pensando ad un gruppo di musicisti che va in sala prove si ha un’immagine di divertimento, soddisfazione, piacere di condividere una passione. Vale anche per la musica classica?”

Questa è una domanda un po’ particolare e non vorrei sembrare troppo cinico nel darti la risposta. Diciamo che quello che dici può avere senso nel caso in cui il progetto musicale sia fatto senza fini economici e in amicizia.

In ambito professionale sei pagato per fare un mestiere e quindi esegui quello che ti viene detto e lavori con persone che non hai scelto tu. Devi solo sperare che tutto fili liscio.

Non nego che a volte trovi situazioni nelle quali ti diverti e riesci anche a costruire dei rapporti umani di un certo interesse.

Questo vale sia per la musica moderna che per la musica classica. Ribadisco, il lavoro cambia tantissimo la prospettiva.

“Tu in realtà sei un artista completo che suona la chitarra classica, elettrica e moderna. C’è uno stile che ti appassiona più di altri?”

Perdona la mia pedanteria ma vorrei precisare, almeno per quella che è la mia idea, che non mi ritengo un artista. L’artista è per me chi crea un’opera d’arte e si assume delle responsabilità ben più grandi delle mie. Diciamo che svolgo il ruolo del braccio.

Per tornare alla domanda il mio strumento preferito è sempre stato e rimane tuttora la chitarra elettrica dalla quale mi sono parzialmente allontanato durante il periodo degli studi accademici. Di conseguenza anche gli stili musicali nei quali mi riconosco di più sono il Blues, il Rock, il Jazz… insomma tutto quel che è legato al mondo elettrico.

“Ti dedichi ad ore di prove regolarmente?”

Direi che le prove ci sono solo se c’è un lavoro da preparare e dati i tempi sono cosa sempre più rara. Continuo però a studiare per conto mio cercando di avere una certa regolarità anche se non è sempre possibile.

“C’è qualche episodio che ricordi con più piacere e che vorresti raccontarci?”

Ci sono episodi che nella mia vita musicale, e non solo, mi hanno lasciato dei ricordi indelebili e sono situazioni non necessariamente legate a momenti professionalmente importanti. La prima volta che ho toccato una chitarra elettrica. Era appesa in un negozio e io, senza farmi vedere, ho accarezzato le corde. Era ovviamente scollegata ma quel suono appena udibile mi ha aperto un mondo. Il mio primo concerto con i Lammings. Quando ho visto Freddy Mercury in concerto. Un solo di batteria di Billy Higgins. Quella volta in cui, privilegio assai raro per un chitarrista, ho suonato con un’orchestra sinfonica. Tieni conto che tu conosci la tua parte ma non hai la più pallida idea di quello che suoneranno gli altri. La mia postazione era vicino alla fila dei violini e, durante le prove, a metà del brano che si stava eseguendo è arrivato un passaggio tanto imprevisto quanto bellissimo e il trovarsi in quel suono è stato meraviglioso.

“Col passare degli anni come è cambiata la tua visione della musica?”

Quel che cambia, e credo dipenda dalla sempre maggior conoscenza tecnica della materia, è che diventa più difficile stupirsi. Per fortuna ogni tanto capita e tutto ritorna al proprio posto.

“Cosa diresti oggi ad un ragazzo che vuole dedicarsi a questa carriera?”

Tenendo conto che l’insegnamento occupa la gran parte della mia attività, mi sono trovato più volte ad affrontare l’argomento con gli allievi.

Certamente oggi è molto più difficile gestire economicamente l’attività di musicista principalmente perché in questo ambito girano sempre meno soldi.

É quindi ovvio che alla base della scelta sia necessaria una passione reale che abbinata ad una buona preparazione tecnica possa creare delle basi solide per rendere la musica una fonte di sostentamento.

E con questa intervista (anche se mi è più sembrata una dichiarazione d’amore per la musica…) si conclude la mia galleria di personaggi maschili. La prossima volta avrete una sorpresa!

Intanto approfondite la conoscenza con Stefano, cliccando sui seguenti link, ne vale la pena!

https://itunes.apple.com/it/album/resophonic-guitar-g.a.-brescianello/id882874377

http://www.noibrugherio.it/wp/2014/05/22/linsolita-accoppiata-tra-musiche-rinascimentali-e-chitarra-resofonica