IN RICCHEZZA E POVERTA’

Oggi torno a parlare dei condizionamenti che noi donne subiamo fin da piccole e il modo per uscirne.

Faccio un salto indietro a due dei miei primi articoli

https://stillrocking.wordpress.com/2015/08/21/alba-o-tramonto/

https://stillrocking.wordpress.com/2015/08/24/alba-o-tramonto-parte-2/

Il suggerimento qui contenuto resta secondo me uno dei migliori mezzi che abbiamo per trovare la lucidità dentro di noi ogni singolo giorno.

Uno dei risultati più incredibili (provare per credere) è la capacità di restare centrate che si acquisisce man mano che questi benedetti 10 minuti diventano un’abitudine.

Essere lucide e centrate ci permette di essere più coscienti di ciò che ci circonda, iniziando dal favorire la concentrazione fino al renderci più sensibili agli input meno evidenti che la vita ci fa scorrere davanti come in un film.

Sapete a cosa serve questo? Ad interrogarci, a capire noi stesse più profondamente ed a non alienarci dalla bellezza e dalle opportunità che il mondo ci offre.

Perché questo articolo si intitola “In ricchezza e povertà”?

Perché proprio alcuni di questi input che ho recepito ultimamente riguardano i soldi, la famiglia e la felicità.

Parto con un elenco che poi diventerà più chiaro:

  • Una coppia che estrae da un furgone, palesemente da lavoro, il seggiolino di sicurezza con un bambino minuscolo, si prende per mano e si incammina
  • La stabilità economica
  • Un papà che spinge un passeggino super-tecnologico con a fianco una moglie tutta griffata che parla al cellulare con aria annoiata
  • Il fertility day
  • Giovani donne che si domandano se è meglio prima avere figli o prima far carriera
  • L’illusione della sicurezza economica
  • La paura del presente

Partiamo dall’illusione della sicurezza economica. A chi non piace avere disponibilità di denaro? A chi non piace poter affrontare ogni spesa necessaria o superflua senza pensarci troppo? Credo a nessuno. Non c’è proverbio più stupido di quello che afferma che i soldi non fanno la felicità. La realtà è che i soldi e ciò che ci puoi comprare non compensano l’insoddisfazione, la tristezza, la frustrazione di una vita che non ti piace.

Ma se stai bene e sei contento, sai che bellezza avere anche i soldi!?!?

E da sempre ci rifilano la bufala che la sicurezza economica, la stabilità finanziaria contribuiranno certamente alla nostra evoluzione di esseri umani, limitando in questo modo la realizzazione di sogni, progetti, idee, perché tutti i nostri sforzi, tutta la nostra concentrazione saranno indirizzati a raggiungere la “stabilità economica”.

Che invece è una chimera, perché come si accumulano, i soldi possono finire, perché un’azienda che sembrava intoccabile, nel giro di un anno lascia a casa tutti, perché uno gioca la schedina vincente e si ritrova ricco, perché costruiscono la metropolitana vicino a casa tua e ne raddoppiano il valore. Siamo sempre a pensare che solo la fortuna vada a caso e che invece la sfortuna abbia sempre ben chiaro chi colpire.

Ma la fortuna e la sfortuna sono come la stabilità economica: non esistono.

Pensate: 3 concetti che non esistono e che riescono a farci vivere il presente con paura. È pazzesco.

Sapete perché mai come negli ultimi decenni le attività creative, gli hobbies, lo sport, il tempo libero in generale hanno assunto un valore così importante arrivando per tanti al fanatismo? Perché non sono più svaghi, ma una compensazione di ciò che non riusciamo a realizzare nella nostra vita.

Nulla si può più fare “tanto per”, si vive solo per obiettivi.

Ed è questo il clima di condizionamento in cui giovani donne da pochi anni inserite nel mondo del lavoro si trovano a fare i conti con la campagna del “fertility day” che scandisce il tempo verso una presunta data di scadenza delle donne (vergogna!) e le pressioni di una società che spesso non permette neanche la possibilità di prendere in considerazione il desiderio di fare la casalinga, non solo per questioni economiche, ma anche per non sentirsi inferiori al mondo moderno femminile.

Vi giuro, solo a scrivere queste cose, mi sale la carogna.

Quando amiche più giovani mi domandano se è meglio prima far carriera o prima far figli mi fanno tenerezza ed al tempo stesso provo tanta rabbia per questa gabbia di finta libertà che ci hanno costruito intorno ed in cui noi (sì, anch’io da giovane ho vissuto condizionata da queste illusioni) pensiamo anche di essere padrone di noi stesse e del nostro tempo.

Se tra le due immagini di coppia con figlio dall’elenco sopra dovessi scegliere quale più mi piace, vi direi quella con il furgone, ma anche questo è uno stereotipo, è quello di “due cuori e una capanna”. La coppia griffata ed apparentemente annoiata istintivamente non mi attirerebbe, ma in realtà non so nulla né di una né dell’altra.

Ecco, questo è l’importante! Nessuno sa niente di voi davvero ed allora come potete permettere a chiunque, politici, sociologi, medici, ma anche parenti ed amici di dirvi cosa, quando, come è meglio per voi?

Siate sgradevoli, siate deludenti, siate insopportabili se questo vi renderà veramente libere di fare le vostre scelte, perché nella vostra pelle ci siete solo voi ed avete tutto il diritto di starci bene!

Perciò, se ad un certo punto della vostra vita decidete di metter su famiglia, seguite solo quello che vi dice il cuore, non date troppo peso a ciò che per qualcuno sembra determinante per prendere questa decisione.

Se invece i figli non li volete, non permettete a nessuno di farvi sentire inferiori.

E soprattutto smettetela di farvi la guerra tra di voi!

Love & peace

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ECCOMI DI RITORNO E PRONTA A CACCIARE IL SENSO DI COLPA

Eccomi qua, sono tornata!

E’ passato un po’ di tempo dall’ultima volta. Ho fatto visita ad un po’ di amici del mondo musicale (se ancora non ne avete avuto l’occasione, andate a leggervi qualche intervista nella sezione Musica) e ora sono pronta per procedere nel nostro viaggio.

Partiamo subito con l’argomento di oggi: il senso di colpa.

Prima o poi lo proviamo tutte. Da dove arriva? Educazione, sottomissione, sentirsi imperfette, fare errori, non essere capaci di chiedere scusa, non assumersi la responsabilità delle proprie azioni.

Cosa distingue i vari modi in cui viene manifestato il senso di colpa? Che differenza c’è tra un senso di colpa imposto ed uno che nasce da un nostro errore? Quando è utile e quando non lo è? Quando è finto e nasconde il trabocchetto di mettere l’altro nella condizione di consolarti?

Vediamo i casi uno per uno.

Il senso di colpa imposto a scopo preventivo

La madre di tutte le colpe, quella che ancora non hai commesso, ma sappi che se lo farai, qualcuno ne soffrirà immensamente. E quasi sempre indovinate chi è? Ma la mamma, naturalmente!!!
“Mi raccomando, non fare tardi, se no mi preoccupo”
“Ieri sera non hai mangiato niente, non ci ho dormito tutta la notte, starai mica male?”
“Vero che quando sarai grande tu non lascerai la tua mamma da sola?”
“Ora arriva l’estate, spero che qualcuno venga a trovarmi, così ho un po’ di compagnia anch’io”.

Vi suonano familiari queste frasi? Se l’adolescenza non vi ha aiutato a ribellarvi adeguatamente, ricordatevi che non è mai troppo tardi e che la persona che manipola va rieducata a suon di NO.

Il senso di colpa quando sbagliamo

Ok, abbiamo sbagliato, poco, tanto, con conseguenze solo per noi o anche per altri. A seconda del carattere della persona, il rischio è che tutto si ingigantisca e ci paralizzi. Non c’è niente di male a sentirci in colpa, ma se non passa e ci sentiamo senza via d’uscita, meglio non indugiare a cercare aiuto. Troppo spesso il peso è sproporzionato all’accaduto e il senso di colpa si aggroviglia con altri problemini nascosti nel nostro subconscio per farci lo sgambetto.

Il senso di colpa utile

Normalmente riguarda cose pratiche, dimenticanze, distrazioni. Se vi capita in diverse occasioni, utilizzate il senso di colpa per fermarvi nel momento stesso in cui si presenta e trovare una soluzione. Se non lo fate, ricapiterà e non servirà a nulla piangervi addosso.

Il senso di colpa inutile

Secondo me è quello più devastante e quello da razionalizzare il più velocemente possibile. E’ quello che ci fa star male per una parola detta o non detta ad una persona che non fa più parte della nostra vita. Ricordatevelo, non abbiamo questa onnipotenza. Anche nei casi più tragici, la colpa non è di nessuno. Se litigando insultate una persona e poi questa ha un incidente, non è colpa vostra; se sparisce e non la rivedete più non è colpa vostra; se si vendica non è colpa vostra.

Il senso di colpa trabocchetto

Utilizzato da abili manipolatrici/manipolatori in modo da ottenere il perdono della persona che ha subito il torto e liberarsi così da ogni senso di colpa.

Il fidanzato che fa tardi all’appuntamento, non ti avvisa, ti lascia a fare le ragnatele e quando arriva ti travolge con tutto il suo dispiacere: “Amore scusami, non hai idea che giornata ho avuto… Ero pronto all’ora giusta, sai, ma poi ho incrociato il mio capo, mi ha attaccato un bottone… ed ero lì che ti pensavo qui da sola ad aspettare… stavo malissimo, ma non potevo mandarlo al suo paese, capisci? Mi sono sentito veramente in colpa e quando sono salito in macchina non ho voluto perdere neanche un secondo al telefono e sono arrivato il prima possibile.”  Quante volte la risposta sarà: “Ma sì amore capisco…”.

La coppia di amici con figlio che ti dice “Dai lasciaci il tuo bambino, li portiamo al parco, così giocano un po’ insieme!” e poi te lo perdono e quando te la raccontano, ti dicono quanto si sono spaventati, che una volta anche il loro bambino era sparito e per l’agitazione la notte dopo non erano neanche riusciti a dormire… Quante volte la risposta sarà: “Va beh, dai, tutto è bene quel che finisce bene…” (sottotitolo “Te lo scordi che ti affido mio figlio un’altra volta per far giocare il tuo”).

Conclusione

Il senso di colpa è terribile e non deve condizionarci la vita. Qui ho affrontato l’argomento in modo un po’ leggero, per sdrammatizzare, non certo per ridicolizzare un sentimento che può far anche ammalare.

Se questo elenco vi ha fatto sorridere e avete trovato i suggerimenti utili, ne sono felice, ma se doveste rendervi conto che state pagando un prezzo troppo alto per qualsiasi errore possiate aver compiuto, non rimandate, chiedete aiuto.

Alla prossima!

 

Alla fine tutto si può riassumere in un unico, prezioso consiglio…

Qualche tempo fa, ispirata dalle classiche liste di consigli per i buoni propositi d’inizio anno che si sentono e trovano un po’ dappertutto, mi ero soffermata anch’io a pensare ad una lista semi-seria di suggerimenti.

Ricordate?

https://stillrocking.wordpress.com/2016/01/03/i-buoni-consigli/

https://stillrocking.wordpress.com/2016/01/09/insonnia-e-creativita/

Non rinnego le perle di saggezza che vi ho somministrato, ma penso che in realtà non siano abbastanza d’ispirazione per chi le legge.

Proprio stamattina mi è capitata sotto gli occhi una frase di Mark Twain che, pur conoscendo, mi ha colpito come se l’avessi letta per la prima volta. Dice più o meno così:

“Tra 20 anni sarete più delusi da ciò che non avete fatto rispetto a ciò che avete fatto. Prendete il largo, lasciate il porto sicuro, approfittate del vento. Esplorate. Sognate. Scoprite.”

E’ un dato di fatto che ogni epoca ha i suoi sognatori, inventori, visionari. Proprio in base all’epoca in cui sono vissuti hanno subito trattamenti di ogni genere, dalla tortura, alla derisione, al timore reverenziale, alla soppressione. Tutti però avevano in comune la capacità di non fermarsi all’apparenza, di osare, di sognare.

Quando Steve Jobs pronunciò le famose parole “Stay hungry, stay foolish!” riuscì in una brevissima frase a riassumere l’unica filosofia di vita che secondo me ha un senso.

La fame di vita accompagnata da una certa dose di incoscienza non è follia, ma è il motore che dovrebbe spingerci ad apprezzare questo viaggio, godendo di tutte le opportunità possibili, indipendentemente da chi siamo, dove viviamo, quanti soldi abbiamo e ciò che vale per uno può essere totalmente indifferente per un altro.

Giusto per non parlare di teoria e basta, ecco la mia lista di ciò che ho “esplorato” negli ultimi anni e che ha arricchito la mia vita:

  • creare un mio blog
  • cantare in un gruppo
  • praticare il Tai-chi
  • praticare il Krav-maga
  • scoprire le risorse online gratuite riguardo la meditazione, approfondimenti di tecniche energetiche, corsi motivazionali
  • pubblicare un giornalino di satira domestica
  • trovare, grazie a varie risorse, il modo di occuparmi in totale autonomia della mia famiglia e della mia casa
  • liberarmi da “condizionamenti contrari” (poi vi spiego) ed apprezzare anche attività che fino a qualche anno fa vivevo come un obbligo
  • non spaventarmi davanti ai guasti della lavatrice e della lavastoviglie – sì avete capito bene: fin dove possibile intervengo da sola, cacciavite e pinza in mano
  • imparare a dire NO
  • imparare a lasciar andare amicizie che si stanno spegnendo
  • far spazio a nuove persone, nuove idee, nuovi stimoli

Tutto questo non mi sta facendo diventare più ricca (non ancora almeno…), meno stanca o perfetta, ma di sicuro desiderosa ogni mattina di vedere cosa mi aspetta.

E la cosa fantastica è che, più percorro questa strada, più vedo dietro di me una scia di condizionamenti, pensieri imposti, inutili remore che mi lascio alle spalle.

Anche i “condizionamenti contrari” a cui accennavo prima sono tremendi. Sono quelli per cui scartiamo a priori certe esperienze, perché le abbiamo contestate ed escluse dalla nostra vita.

Prendiamo per esempio il fatto di cucinare. Sapete già cosa ne penso a riguardo:

https://stillrocking.wordpress.com/2016/01/27/gli-sfizietti-di-nonna-giuseppina-ovvero-cosa-penso-dei-siti-di-ricette/

In realtà, quando mi metto in cucina e provo (“esploro”) qualche nuova ricetta, mi piace! Così come mi piace quando la riuscita di uno dei miei piatti forti viene confermata per l’ennesima volta.

Fino a qualche tempo fa io odiavo cucinare, perché fin da ragazzina avevo persone intorno che secondo me davano troppo valore a questa capacità. E io pensavo “Col cavolo che mi vedrete mai affaticarmi intorno ai fornelli in questo modo!”.

La vita poi mi ha portato ad un certo punto a dover cucinare 2 volte al giorno, pranzo e cena, tutti i sacrosanti giorni. Per me era un incubo.

Un giorno però, un po’ per gioco, ho provato qualche ricetta di dolci e mi sono divertita. Da lì è scattata la voglia di sperimentare e ad un certo punto mi sono resa conto che tutto sommato cucinare non mi pesava più e non riuscivo a credere che per tutta la mia vita era stato così faticoso.

Faticoso in realtà non era cucinare, ma restare aggrappata ad un’idea che non mi apparteneva più.

Spero, con questo nuovo articolo, di essere riuscita a farvi sorridere, ma anche a farvi percepire l’intensità con cui vivo ogni giorno l’esperienza della vita. Questo non mi preserva da vivere momenti bui, ma mi dà la consapevolezza della grande luce di cui possiamo godere ogni giorno.

Buon fine settimana!

 

I ricordi… da dimenticare

Ben ritrovate!

Ultimamente mi ritrovo sempre più spesso ad avere a che fare con persone che pensano ai buoni vecchi tempi. Che si tratti di musica, ricordi familiari, viaggi, oggetti, sembra che il presente non avrà mai la possibilità di eguagliare la magia e la perfezione del passato.

Povero presente… l’unico momento della nostra vita in cui possiamo agire con intenzione per migliorare le cose.

Io odio i ricordi fini a sé stessi. I ricordi di questo tipo portano solo a nostalgia, se non malinconia.

Mi azzarderei addirittura a dire che non servono proprio a niente e se potessi li cancellerei. In realtà so benissimo che ogni esperienza fa di me quello che sono oggi e se cancellassi alcuni ricordi sarei come un puzzle senza alcuni tasselli, quindi, come se non lo fossi già abbastanza, ancora più incomprensibile per me stessa.

Mi ritrovo anch’io, nonostante le mie idee a riguardo, ad identificarmi nel passato: io sono la persona che ha subito questa perdita, io sono la persona che ha avuto questo incidente, io sono la persona che è stata licenziata…

Notate qualcosa? I ricordi più accaniti sono legati a situazioni negative. Si dice che per compensare psicologicamente un’esperienza negativa siano necessarie almeno cinque esperienze positive. Secondo me non è del tutto vero neanche questo. Forse nell’immediato, ma non per ricordi lontani.

Per esempio essere trattata in modo maleducato e scortese in un negozio non è una bella esperienza e, sia che rispondiate per le rime o rimaniate senza parole, è difficile liberarsi subito dell’accaduto. Tuttavia, se nel corso della stessa giornata, ricevete cinque manifestazioni di gentilezza o affetto in altre situazioni, ecco che il ricordo del trattamento ricevuto nel negozio potrebbe svanire. Anzi, magari potrebbe rivelarsi utile per scegliere se andarci di nuovo o no.

E’ molto diverso quando il ricordo è legato ad un trauma del passato. In questi casi entrano in gioco talmente tanti fattori (luoghi, odori, sensazioni) che è difficile trovare una soluzione valida per tutti.

Io ho trovato un grandissimo aiuto in una tecnica che si chiama EFT Tapping. Ne avevo già parlato: https://stillrocking.wordpress.com/2015/11/03/questa-cosa-mi-fa-star-bene/
https://stillrocking.wordpress.com/2015/11/19/benessere-tai-chi-e-eft/
https://stillrocking.wordpress.com/2015/11/24/benessere-tai-chi-e-eft-parte-2/

A questo proposito vi informo che lunedì 22 febbraio inizierà il Tapping World Summit. Si tratta di una serie totalmente gratuita di conferenze e pratiche guidate molto interessante per chi vuole avvicinarsi ed approfondire questa tecnica.

Cliccate sul seguente link e troverete tutte le informazioni che volete

http://www.thetappingsolution.com/2016VideoSeries/

Esistono però anche i ricordi legati a bellissime esperienze che ci rendono allegre nei momenti difficili e che costituiscono lo stimolo per crearne altri. E’ a questi ricordi che a volte è giusto rivolgere la mente, con la consapevolezza che ogni giorno, anche nei piccolissimi gesti del quotidiano, possiamo contribuire a costruire i bei ricordi di domani.

Non sono parole retoriche ve lo assicuro.

Anche nei momenti più bui della mia vita, ho sempre cercato una piccola luce in ogni gesto fatto o ricevuto o se non la trovavo, passavo oltre.

La vita alla fin fine è la relazione con noi stesse e ogni relazione richiede amore, impegno e pazienza. Se siamo disposte a far questo per le persone che amiamo, dobbiamo fare lo stesso con noi stesse.

Abbiate cura delle persone che siete e scegliete i ricordi che volete tenere con voi. Per tutto il resto cercate il modo giusto per liberarvene.

Alcune esperienze resteranno per sempre con voi, ma avete il diritto di far sì che non vi mordano l’anima ogni volta che vi vengono a trovare.

La suocera

Ben ritrovate a tutte!

Ultimamente ho letto un libro che in realtà è un percorso di presa di coscienza della propria vita, di ciò che si può costruire di giorno in giorno con piccoli cambiamenti e delle relazioni con le persone.

Nei capitoli riguardanti le relazioni vengono proposti degli “esercizi” per essere coscienti e grate per la presenza nella nostra vita di persone che amiamo, a cui siamo legate o anche semplicemente che ci stanno simpatiche. Fin qui tutto abbastanza facile.

Il bello viene quando il libro inizia a parlare di relazioni irrisolte o difficili, proponendo come esercizio di pensare ad una persona, con cui abbiamo avuto delle difficoltà, e cercando di trovare 4/5 qualità o comportamenti avuti nei nostri confronti per cui vorremmo ringraziarla.

Il mio pensiero è andato subito a mia suocera.
Quando l’ho conosciuta era più giovane di me adesso e non siamo partite con il piede giusto. Nei primi anni è stato impossibile trovare un punto d’incontro, anche se spesso riuscivamo a farci delle gran risate insieme. Se lei pensava nero, io pensavo bianco, se lei andava dritta, io andavo storta. Poi, nonostante mi facesse arrabbiare spesso, mi accorgevo che dopo un po’ che non la vedevo avevo voglia di salutarla.

Questi sentimenti altalenanti, probabilmente contraccambiati in toto nei miei confronti, sono andati avanti finché c’è stata. Negli ultimi due anni era malata e non era più così ostinata e combattiva; questo mi ha permesso di mostrarle, non solo a parole, l’affetto che provavo per lei.

Sono passati 8 anni e in questo periodo mio figlio è cresciuto, ha la ragazza e sapete una cosa? A volte, davanti ad una richiesta, un atteggiamento o una domanda da parte sua, mi sono ritrovata a reagire istintivamente come mia suocera ha reagito tante volte con suo figlio e con me e mi sono morsa la lingua, mi sono fermata, perché ho ricordato quanto le sue parole spesso mi irritassero.

Quando è stato il momento di focalizzare un rapporto irrisolto e quello che vorrei dire a questa persona se potessi, non ho avuto dubbi: è lei. Sono contenta di averla conosciuta, sono contenta che mi abbia fatto arrabbiare, perchè l’esperienza mi ha insegnato qualcosa di utile, ma soprattutto sono felice di tutti i ricordi belli che questo esercizio ha fatto riaffiorare.

La quotidianità spesso non aiuta a dare il nostro meglio e questo è successo anche tra me e mia suocera, ma se permettiamo all’astio, al nervosismo, alle arrabbiature di rubarci i momenti piacevoli, ci perdiamo la dolcezza dei ricordi, specialmente quando queste persone non ci sono più.

Di ritorno dalla casa delle vacanze della famiglia di mio marito, quest’anno posso dire di averla goduta anche più del solito, perchè le stanze, gli oggetti, il giardino parlano di lei e finalmente sono stata felice di ascoltarli.

Il mio consiglio per oggi è proprio di fare questo esercizio. Se un ricordo può trasformarsi in questo modo, chissà che effetto potrebbe avere su una relazione in corso…

A presto!