PERSONAGGI DA SALA PROVE – Intervista a Sabarax delle Rougenoire

Questa volta non farò tanti giri di parole, ma vi dirò semplicemente una data ed un luogo:

10 marzo 2016

Magazzini Generali di Milano

Non è da tutti partire con un sogno e arrivare così, specialmente quando parliamo di 5 donne che, unite dalla folle passione per il rock, decidono di dar vita ad una band 100% girls.

Potevo concludere questa galleria di “personaggi da sala prove” senza una testimonianza femminile? Sarebbe stato un controsenso, anche se l’obiettivo di tutta questa carrellata è stato di mostrarvi come la passione per qualcosa che amate non deve conoscere ostacoli, perché contribuisce massicciamente al piacere di godersi la vita.

Leggete questa bella intervista con Sabarax, una delle chitarre delle Rougenoire e se ancora oggi, dopo 8 mesi di articoli del mio blog, siete titubanti nel tirare fuori la grinta che sicuramente avete per dare spazio alle vostre passioni, sono sicura che le sue parole faranno scattare la molla!

band

“Ciao! Ti ringrazio molto per la tua disponibilità e per essere qui oggi con me. Vorrei iniziare chiedendoti come vi siete incontrate e come sono nate le Rougenoire.”

Ciao e grazie per averci dato questo spazio sul tuo blog.
Le Rougenoire nascono nel 2005. Cinque ragazze di due band differenti, con background musicali diversi accomunate dal desiderio di “fare” musica.

Ci siamo sedute a tavolino e abbiamo deciso di intraprendere questa fantastica avventura, che poi si è trasformata in un progetto serio e molto importante per tutte noi.

Col tempo la formazione si è modificata, ma ora sono tre anni che“viaggiamo in sei” su questo treno.

“Avevate precedenti esperienze in altre band?”

Sì, tutte veniamo da esperienze in band differenti e questo è un bene..sottolinea l’amore per la musica e il desiderio di andare avanti sempre.

“Quante volte vi trovate per provare?”

Beh, per noi la sala prove è davvero importante e ci troviamo una volta alla settimana, a volte anche due.

“Andate sempre d’accordo o litigate qualche volta e per quali motivi nel caso?”

Devo essere sincera? Non litighiamo, ci scambiamo opinioni su decisioni da prendere, ma riusciamo a trovare sempre delle soluzioni e in breve tempo.
I motivi possono essere diversi: se fare una data o no, quanti cd da stampare, dove andare a festeggiare il Natale (scherzo ovviamente).

Ci supportiamo nei momenti difficili, ecco.

“Come nascono i vostri pezzi?”

I nostri pezzi nascono da ispirazioni: a partire da una melodia di Francesca (Black Mamba), un riff di chitarra mio o di Sara (Foxy Lady)o Cristina (Crilbill), un giro di basso di Virginia (Vice). Poi da questo si passa all’arrangiamento di tutto il pezzo, dalla struttura del brano, alle finezze ritmiche e solistiche.

“Cosa ne pensi del titolo del primo articolo di questa serie -La sala prove: luogo dove si avverano i sogni-? Sei d’accordo?”

A mio parere i sogni non si avverano in sala prove, ma ci nascono.

La sala prove, che per noi Rougenoire è fondamentale, ci aiuta a realizzare questi sogni. Fatica, costanza e perseveranza e prima o poi i sogni si trasformano in realtà.

“Avete qualche ricordo legato ad una particolare sala prove?”

Avrei aneddoti per ogni sala prove che abbiamo provato. Da un po’ di anni abbiamo la “nostra” sala prove, che condividiamo con un altro gruppo (anche con loro non abbiamo mai avuto discussioni) e a questa sono legati i nostri ricordi migliori credo.

Provare con la nostra strumentazione, con i nostri amplificatori, microfoni, batteria..non potevamo chiedere di meglio.

“Come vi ha cambiato nel vostro quotidiano avere questa vita parallela da musiciste?”

Eh, che dire. Abbiamo tutte un lavoro (purtroppo con la musica non ci campiamo ancora), un compagno/marito, dei figli, dei gatti e dei cani.

Siamo costrette a relegare la musica, la nostra passione, solo alla sera e durante i concerti dei fine settimana, ma niente ci ha mai impedito di andare avanti.

Siamo cresciute, maturate e diventate più forti. Conciliare le due “vite parallele”, tra alti e bassi, non è stato e non è tutt’ora un problema

“Avete avuto difficoltà o percepito un clima di discriminazione per il fatto di essere donne?”

Forse all’inizio sì, non è stato facile farsi strada tra tutte queste band di “maschietti”, ma abbiamo avuto anche tanti sostenitori che ci hanno dato la possibilità di far conoscere il nostro nome in giro, di creare il nostro gruppo di fans.

Oggi la “sfida” è più tra band femminili, speriamo sempre nella correttezza e nel sostegno tra donne, ma sappiamo che non è sempre così.

“Ultimamente ho letto che ha suscitato un certo scalpore una ragazzina che si è presentata ad un talent show, lasciando tutti di stucco per aver cantato un pezzo metal in growl. Cosa ne pensi di questi programmi?”

Li ho seguiti all’inizio e a volte ho anche pensato di iscrivere la band, sarebbe stato divertente e poi..non si sa mai. E’ un mondo affascinante, ma a volte i veri talenti non possono permettersi di partecipare a questi show televisivi e rimangono nascosti in qualche piccolo locale di periferia.

Poi i gusti musicali cambiano velocemente al giorno d’oggi. Quello che va bene ora non piacerà più tra due anni.

“Programmi per il futuro?”

Il secondo album in cantiere e tanti concerti tra la primavera e l’estate..le sorprese di sicuro non mancheranno!

“Ti ringrazio tantissimo e ci vediamo il 15 aprile al pub The One di Cassano d’Adda!”

Per essere sempre aggiornati sulle novità e le date dei concerti delle Rougenoire, visitate

www.facebook.com/rougenoire/?fref=ts

www.youtube.com/user/rougenoirebabies

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PERSONAGGI DA SALA PROVE – Intervista a Stefano Elli

l'immagine del profilo di Stefano Elli
Mi sono accorta, in questa mia incursione nel mondo della musica, di avere tanti amici che in questo mondo ci abitano.

Vorrei poter sentire da ognuno di loro come vivono questa passione, ma mi rendo conto di non essere una giornalista musicale e che questa mia galleria di “personaggi da sala prove” dovrà ad un certo punto concludersi.

Tra tutti questi però non potevo assolutamente tralasciare Stefano Elli, un musicista con una preparazione ed un curriculum impressionanti. Con Stefano si parla di musica a 360° e si può affermare, senza timore di sbagliare, che la sua è stata ed è una vita dedicata alla musica.

L’ultima sua creatura è un album di musica rinascimentale suonata con la chitarra resofonica. Non vi preoccupate, nemmeno io sapevo esistesse un simile strumento…

Lo trovate su I-Tunes e Spotify, ascoltatelo, è emozionante.

Resophonic Guitar - G.A. Brescianello - F. Da Milano - J.S. Bach - P.P. Borrono, Stefano Elli

https://itunes.apple.com/it/album/resophonic-guitar-g.a.-brescianello/id882874377

Volete saperne di più? Leggete l’intervista e probabilmente, come è successo a me, resterete sorpresi!

“Ciao Stefano, grazie per aver accettato di partecipare a questa intervista”

Grazie a te per l’ospitalità.

“Raccontaci quando è nata la tua passione per la musica e quando hai capito che nella vita non volevi occuparti di nient’altro.”

Direi subito, fin dall’infanzia. Curioso è il fatto che nella mia famiglia non ci sia mai stato alcun legame con la musica.
Che io sappia non ci sono parenti, nemmeno lontani, che abbiano mai suonato uno strumento musicale o che avessero interesse anche al solo ascolto.
L’unica cosa che girava per casa erano quei pochi 45 giri di musica leggera che comperavano le mie sorelle maggiori. Roba un po’ cheap ma era quel che passava il convento.

Quindi, per soddisfare la mia voracità musicale, mi sono dovuto arrangiare con la radio almeno fino al momento in cui, con la paghetta settimanale, ho cominciato a costruire la mia discoteca personale.

A dodici anni ho poi scoperto che si poteva imparare a suonare uno strumento e così mi sono iscritto ad un corso pomeridiano di chitarra tenuto da un Professore di Italiano. Ti lascio immaginare la qualità dell’insegnamento.

Come ti dicevo, data la tipologia della mia famiglia, era impensabile anche per me immaginare che con la musica si potesse lavorare e quindi la decisione di farla diventare una professione è arrivata tardi, intorno ai 18 anni, e non particolarmente condivisa.

Da quel momento parte il mio percorso accademico del quale parlo più avanti. 

In realtà, prima come semplice passione e poi come professione, la musica ha da sempre occupato gran parte della mia vita.

“Che ricordi hai delle tue prime esperienze con altri musicisti? Quanti anni avevi?”

Così come ho imparato i primi accordi e le prime canzoni senza alcuna istruzione accademica, anche le prime esperienze di gruppo sono state alquanto empiriche.

I primi esperimenti, ovviamente tra compagni di classe, furono a dir poco disastrosi. Credo che non si siano mai superati i primi 25 secondi di una canzone.

La prima vera esperienza, della quale conservo ancora dei bellissimi ricordi, è stata con i “Lammings”… ma ho come la sensazione che tu conosca bene questa storia. Avevamo 15 anni e credo che quel che è accaduto nei mesi precedenti al nostro primo concerto sia stato a dir poco miracoloso.

Dal nulla abbiamo messo in piedi uno spettacolo di più di due ore con brani di Lou Reed, Police, Led Zeppelin, Who e scrivendo addirittura due brani originali.

“Quando è scattato l’amore per la musica classica?”

Diciamo che l’avvicinamento alla musica classica è avvenuto, come ti dicevo prima, più per necessità che per amore.

Nei primi anni ’80 l’unica scuola in grado di rilasciare un titolo di studio legalmente riconosciuto era il Conservatorio e all’epoca non esistevano, come oggi, corsi di musica Jazz o Pop. Quindi l’unico modo per avere una “patente” era quello di studiare la musica classica.

Ti dirò di più, data la mia età ormai fuori portata per il corso di chitarra classica, pur di entrare in Conservatorio mi sono iscritto a Contrabbasso, strumento che ho poi studiato per ben cinque anni. Sono successivamente tornato sui miei passi e dopo non pochi sacrifici mi sono poi diplomato in chitarra classica.

L’amore è arrivato attraverso la conoscenza di un mondo musicale che fino ad allora era per me sconosciuto. Non è stato immediato. É arrivato quando sono stato pronto.

“Pensando ad un gruppo di musicisti che va in sala prove si ha un’immagine di divertimento, soddisfazione, piacere di condividere una passione. Vale anche per la musica classica?”

Questa è una domanda un po’ particolare e non vorrei sembrare troppo cinico nel darti la risposta. Diciamo che quello che dici può avere senso nel caso in cui il progetto musicale sia fatto senza fini economici e in amicizia.

In ambito professionale sei pagato per fare un mestiere e quindi esegui quello che ti viene detto e lavori con persone che non hai scelto tu. Devi solo sperare che tutto fili liscio.

Non nego che a volte trovi situazioni nelle quali ti diverti e riesci anche a costruire dei rapporti umani di un certo interesse.

Questo vale sia per la musica moderna che per la musica classica. Ribadisco, il lavoro cambia tantissimo la prospettiva.

“Tu in realtà sei un artista completo che suona la chitarra classica, elettrica e moderna. C’è uno stile che ti appassiona più di altri?”

Perdona la mia pedanteria ma vorrei precisare, almeno per quella che è la mia idea, che non mi ritengo un artista. L’artista è per me chi crea un’opera d’arte e si assume delle responsabilità ben più grandi delle mie. Diciamo che svolgo il ruolo del braccio.

Per tornare alla domanda il mio strumento preferito è sempre stato e rimane tuttora la chitarra elettrica dalla quale mi sono parzialmente allontanato durante il periodo degli studi accademici. Di conseguenza anche gli stili musicali nei quali mi riconosco di più sono il Blues, il Rock, il Jazz… insomma tutto quel che è legato al mondo elettrico.

“Ti dedichi ad ore di prove regolarmente?”

Direi che le prove ci sono solo se c’è un lavoro da preparare e dati i tempi sono cosa sempre più rara. Continuo però a studiare per conto mio cercando di avere una certa regolarità anche se non è sempre possibile.

“C’è qualche episodio che ricordi con più piacere e che vorresti raccontarci?”

Ci sono episodi che nella mia vita musicale, e non solo, mi hanno lasciato dei ricordi indelebili e sono situazioni non necessariamente legate a momenti professionalmente importanti. La prima volta che ho toccato una chitarra elettrica. Era appesa in un negozio e io, senza farmi vedere, ho accarezzato le corde. Era ovviamente scollegata ma quel suono appena udibile mi ha aperto un mondo. Il mio primo concerto con i Lammings. Quando ho visto Freddy Mercury in concerto. Un solo di batteria di Billy Higgins. Quella volta in cui, privilegio assai raro per un chitarrista, ho suonato con un’orchestra sinfonica. Tieni conto che tu conosci la tua parte ma non hai la più pallida idea di quello che suoneranno gli altri. La mia postazione era vicino alla fila dei violini e, durante le prove, a metà del brano che si stava eseguendo è arrivato un passaggio tanto imprevisto quanto bellissimo e il trovarsi in quel suono è stato meraviglioso.

“Col passare degli anni come è cambiata la tua visione della musica?”

Quel che cambia, e credo dipenda dalla sempre maggior conoscenza tecnica della materia, è che diventa più difficile stupirsi. Per fortuna ogni tanto capita e tutto ritorna al proprio posto.

“Cosa diresti oggi ad un ragazzo che vuole dedicarsi a questa carriera?”

Tenendo conto che l’insegnamento occupa la gran parte della mia attività, mi sono trovato più volte ad affrontare l’argomento con gli allievi.

Certamente oggi è molto più difficile gestire economicamente l’attività di musicista principalmente perché in questo ambito girano sempre meno soldi.

É quindi ovvio che alla base della scelta sia necessaria una passione reale che abbinata ad una buona preparazione tecnica possa creare delle basi solide per rendere la musica una fonte di sostentamento.

E con questa intervista (anche se mi è più sembrata una dichiarazione d’amore per la musica…) si conclude la mia galleria di personaggi maschili. La prossima volta avrete una sorpresa!

Intanto approfondite la conoscenza con Stefano, cliccando sui seguenti link, ne vale la pena!

https://itunes.apple.com/it/album/resophonic-guitar-g.a.-brescianello/id882874377

http://www.noibrugherio.it/wp/2014/05/22/linsolita-accoppiata-tra-musiche-rinascimentali-e-chitarra-resofonica

PERSONAGGI DA SALA PROVE – Intervista a Flavio Ferri

 

 

ferrifoto

Chi è Flavio Ferri? Non chiedetelo a me, ho perso le sue tracce tanti anni fa. Anzi per un certo periodo lo vedevo solo in televisione con i suoi Delta V.

Ma come spesso succede nella vita, in un modo o nell’altro ci sono persone che continuano ad incrociare la loro strada con la tua e viceversa e così ci si ritrova a parlare (poco) del passato e (più volentieri) del presente, godendo di questo nuovo pezzetto di un’amicizia che pensavi persa.

Posso affermare, ma lui se vuole può smentirmi, che ero una delle sue poche compagne di liceo che ci capivano qualcosa di musica e questa passione comune ha permesso ad una ragazza ed un ragazzo timidi di iniziare a comunicare.

Poi la timidezza è passata e questa passione ha portato lui a fare credo di tutto in ambito musicale (testi, musiche, arrangiamenti, produzioni, colonne sonore) a livello nazionale ed internazionale e me a volerlo intervistare sull’argomento di questa galleria di “Personaggi da sala prove”.

Certo, per riuscire a farci raccontare da lui tutte le esperienze che ha vissuto, gli incredibili personaggi che ha incontrato, gli artisti con cui ha collaborato ci vorrebbe un libro, ma vediamo un po’ cosa ne viene fuori…

“Ciao Flavio! Grazie per aver accettato di partecipare a questa serie di interviste. Partiamo subito dall’articolo da cui nasce questa serie di interviste: -La sala prove: luogo dove si avverano i sogni- Che interpretazione dai a questo titolo?”

Ciao Clara grazie a te! Non vorrei iniziare contraddicendo il titolo dell’articolo, ma per essere più precisi direi che i sogni partono dalla sala prove, non è detto che si avverino sempre.

“Parliamo un po’ dei tuoi esordi. A quando risalgono le tue prime esperienze in sala prove? Che atmosfera c’era? Con chi suonavi e che genere facevate?”

Domandona. La prima sala prove che ricordo era il Free Sound di via Washington a Milano, però prima avevamo iniziato in cantina, a casa di Carlo, il mio “socio” storico, era più o meno l’inizio degli anni ottanta. Il genere era un guazzabuglio, un po’ di Lou Reed, Who, Ramones…

“In quale occasione ricordi di aver passato più ore in sala prove?”

Di sicuro negli anni dei Delta V, a provare per i tour, anche 12 ore al giorno.

“La peggiore e la miglior sala prove?”

La peggiore senza ombra di dubbio si chiamava forse Diam, era in fondo a via Novara a Milano, un posto terribile, cadeva a pezzi. La migliore è sempre stata il Jungle Sound.

“Quando il successo con i Delta V si è consolidato andare in sala prove è rimasto un divertimento?”

Sì e no, più tendente al no, direi che i tour erano molto più divertenti.

“Com’è cambiato nel corso degli anni il tuo approccio rispetto ai vari progetti musicali a cui ti sei dedicato?”

A me sembra sia rimasto più o meno lo stesso, mi entusiasmo facilmente e comunque col passare degli anni tendo a non pensare più al lato “commerciale”.

“Hai qualche episodio particolare da raccontarci?”

Nella vita di un musicista ce ne sono mille, tutti i giorni sono particolari, al novanta per cento cose da caserma 🙂

“In tutti questi anni non ti sei mai fermato e hai un gran bagaglio di esperienze. Quanto conta ancora oggi per te l’istinto nella scelta di un progetto musicale?”

Secondo me conta solo quello. L’esperienza ti aiuta a realizzare quello che l’istinto ti dice di fare.

“Secondo te perché per le nuove generazioni non c’è più il fascino della cantina insonorizzata alla meno peggio, la gavetta, le ore passate a provare e riprovare e discutere, ma alla fine venirne fuori contenti di ciò che si è ottenuto?”

Perché il mondo si è fatto troppo veloce. Perché si sogna meno, perché si vuole tutto e subito.

l'immagine del profilo di GIRLS BITE DOGS

“A cosa ti stai dedicando ora?”

Sto finendo un progetto ambizioso che si chiama “Girls Bite Dogs” con il mio nuovo “socio” Fabrizio Rossetti qui a Barcellona dove tutti e due viviamo. Una serie di brani cantati da 8 diverse cantanti che vengono da 8 diverse parti del mondo. Lo stiamo mixando in questi giorni. E siccome facciamo anche video (Fabrizio è un regista di quelli veri) tutti i brani avranno la loro parte visiva.

“Vuoi parlarci anche della tua piattaforma Revomuzik?”

Non particolarmente, era una bella idea morta troppo presto.

“Progetti futuri?”

Un sacco, però di solito parlare di queste cose porta sfiga.

“Grazie Flavio per aver partecipato a questa galleria di personaggi di sala prove e per il tempo che ci hai dedicato”

Siete interessati al nuovo progetto di Flavio? Cliccate sul seguente link per un’anteprima e visitate la pagina Facebook!

https://www.youtube.com/watch?v=5hEvZqNpD0s&feature=youtu.be

https://www.facebook.com/girlsbitedogs/?fref=ts

 

PERSONAGGI DA SALA PROVE – Intervista a Joe dei Tyrant

È con grandissimo piacere che oggi vi propongo l’intervista con i TYRANT, una storica band milanese che dal 1984 infiamma i locali dove si esibisce. La formazione attuale (Sam-voce e armonica, Joe-chitarra, Steve-chitarra e voce, Fico-basso, Sandro-batteria) suona insieme dal 2000 con Steve che si è aggiunto nel 2007.

Il loro album di potentissimo southern metal “Blues, Booze & Nothin’ to Lose” è imperdibile.

Quante volte avranno provato i loro pezzi? Centinaia, migliaia? In 30 anni hanno accumulato ore e ore di prove, discussioni, tentativi, soddisfazioni. Dopo tutto questo tempo che effetto farà a questi musicisti di così lunga esperienza ritrovarsi in sala prove?

Chiediamolo a loro!

Per saperne di più ho incontrato Joe.

“Ciao, sono felicissima di poterti incontrare per questa intervista e ti ringrazio per la disponibilità. Iniziamo con la storia della vostra band. Quando, come e da chi è nata l’idea?”

I Tyrant nascono nel lontano 1984 per opera mia. Desideravo mettere a frutto la passione e la capacita’ dello strumento (chitarra) nel genere allora emergente, cioe’ l’heavy metal.

Trovato in Fico (basso) il partner base cercammo gli elementi per completarne la line up. Ci furono molti personaggi più o meno illustri del panorama underground che passarono nei Tyrant.

Cito qualche esempio: mio fratello Ivano (voce con i trentini Vantage, Hide Raw e Dinasty), Jena Roberto Sambusida (batterista con i Deathrage), Andrea Viti (batterista con noi e bassista con gli Afterhours).

L’unico rimasto nel tempo è stato Fico, io e lui insieme siamo come Paul Stanley e Gene Simmons!

Il nome Tyrant venne a me ascoltando all’epoca una compilation dei Judas Priest.

“La vostra musica è cambiata nel tempo o siete rimasti fedeli alle origini?”

Allora i Tyrant primordiali erano molto influenzati dal volgere delle novità degli anni ottanta, eravamo un miscuglio di Iron Maiden e Venom tendenti al thrash fino allo scioglimento alle soglie degli anni 90.

Poi alla reunion nell’anno 2000 la band sposò il connubio southern rock e classic metal che portiamo avanti tuttora, cioè lo abbiamo ridefinito ‘southern metal’, diciamo che la nostra musica è cambiata ma al contempo stesso è rimasta fedele…bello no?

“Chi scrive i pezzi?”

Tutti insieme appassionatamente! Ovvero di solito uno di noi porta un accenno di riff e poi ognuno lavora sulla sua parte.

La parte del leone però è comunque quella di Fico perché è l’arrangiatore ufficiale della band, passa tutto attraverso lui!

“Ora arriviamo all’argomento da cui è nato il mio articolo -La sala prove: luogo dove si avverano i sogni- Che interpretazione dai a questo titolo? Sei d’accordo?”

La sala prove, luogo dove si creano i sogni e dove si alimentano! Ecco, secondo me è questa la giusta definizione, si realizzano invece nell’esternare la propria creatività con cd e concerti live.

A proposito “death to tribute and cover band”, viva la fantasia e la creatività al potere!

“Vi ricordate ancora le vostre prime prove di questa formazione? Provare per voi è un divertimento?”

Mi ricordo sia le prime prove alle origini sia quelle della reunion. Allora la band iniziò a suonare in sala prove nel lontano 1984 sotto alla metro di Gambara a Milano, era un’unica sala prove di un gestore di un negozio di dischi.

La sala prove era 3 metri per 4, ma messa bene! Mi ricordo che facevamo un sacco di casino, una volta siamo stati dentro la sala in 20 persone (ospiti e musicisti) e dal vetro che guardava dentro la sala comparve il volto rosso di ira del titolare che era incazzato! Fu un miracolo che non ci cacciò dalla sala!

Successivamente provammo in numerose altre sale comunque, dal Free Sound di via Washington al Fox Studio di via Marco d’Agrate al Mantas Studio di via Savona. Incidemmo il primo demo al Gabriel Studio in zona piazza Dergano sempre e comunque a Milano.

Tra le più incredibili sale prova che abbiamo avuto modo di calcare ci furono negli anni ottanta queste due che reputo indimenticabili: il New Diam che era di fronte al parco di Trenno e una sala prove in via Caterina da Forlì, dove dovevi aprire le porte della sala a scarpate, non funzionava un cazzo e accedevi attraverso una lavanderia mentre le sciure stiravano tra caldi vapori e odore di trielina!!!!!

Oggi proviamo di solito al Moonhouse di via Pizzi, un’ottima sala prove.

Suonare in sala prove è divertimento ma non solo… è anche impegno a migliorare le prestazioni di una band e plasmare le proprie canzoni.

“Secondo voi una sala prove vale l’altra?”

Ti ho già risposto un po’ sopra, in effetti c’è differenza tra una sala e l’altra, la differenza si vede dal momento in cui capisci l’amore che il titolare mette nel curare la qualità e l’efficienza dello studio. Puoi suonare in una sala vicino a casa, ma se ti trovi meglio in una più lontana fai lo sforzo di frequentarla.

“Quante ore provate in media?”

Di solito in base agli impegni lavorativi e/o familiari sono 2 ore per 4 volte al mese, ma se ben fatte a noi bastano.

“Quanto litigate in media?”

Di solito l’esclusiva dell’incazzatura ce l’ha Fico che a turno ci investe di bestemmie quando manca la giusta concentrazione, ma di solito ci sentiamo felici di stare insieme visto che ci sono pochi momenti per vederci.

“Questa attività di musicisti quanto vi identifica nella vostra vita di tutti i giorni? Qual è la vostra identità? Siete persone, ognuno con il proprio lavoro, che per passione suonano insieme o musicisti che per vivere fanno anche un lavoro?”

Buona la prima: siamo persone ognuno con il proprio lavoro che musicano per passione… i tempi dei sogni che citi all’inizio dell’intervista ormai sono passati, ci sentiamo comunque po’ rockstar dell’underground milanese, via!

“Recentemente, settembre 2015, siete stati protagonisti della manifestazione Rock in park, a cui hanno partecipato molti artisti tra cui Glenn Hughes. Ogni gruppo aveva la sua data, ma sono curiosa di sapere com’è in queste occasioni l’interazione tra gli artisti.”

L’interazione tra musicisti in formato live… per quelli con cui noi dividiamo la serata di solito facciamo vigere il nostro motto che è tratto da una canzone di Ted Nugent e cioe ‘Good friends and a bottle of wine’.

Massima disponibilità’ e simpatia per condividere insieme il momento live, pensa che noi di solito facciamo sempre una foto ricordo con le bands con cui suoniamo nella data!

“Praticamente ogni gruppo rock ha scritto una canzone riguardo la nostalgia della famiglia e di casa per dedicarsi alle prove e ai concerti. Vivete anche voi questa situazione con i vostri familiari?”

No! Perché’ a casa siamo quasi sempre, semmai ci sarebbe da scrivere una canzone sull’assenza dalla sala prove o sulle poche date che facciamo!!!eh! eh! eh!

“Prossimi progetti?”

Suonare, suonare e ancora suonare!……un caloroso saluto a te e alle lettrici e i lettori del tuo blog! Ciao! Stay southern metal!

Un clic sui seguenti link e avrete accesso al mondo dei Tyrant e potrete acquistare il loro cd.

www.tyrantband.com

Facebook TYRANTBANDMILANO

 

PERSONAGGI DA SALA PROVE – Intervista ad Alessandro degli studi Moonhouse

Alessandro è “il tipo della sala prove”, il mago del mixer, l’inesauribile fornitore di cavi, jack e simili, ma anche un musicista. Potrebbe esistere un personaggio migliore per gestire una sala prove?

Davanti ai suoi occhi (e alle sue orecchie…) sono passati innumerevoli musicisti portando in sala prove le loro passioni, i loro sogni e confidando in lui per ottenere proprio quel sound che hanno in testa.

Sono impaziente di farmi una chiacchierata con lui per conoscere come è arrivato a svolgere questa attività e per farmi raccontare qualche aneddoto.

Ciao Alessandro grazie per aver accettato di partecipare a questa “galleria di personaggi”.

Iniziamo con un po’ di storia: da quanto tempo ti dedichi alla musica? Che strumento suoni?

Innanzitutto grazie per avermi coinvolto in questa tua bella iniziativa.

La musica fa parte della mia vita da quando avevo 8 anni, ho un fratello più grande che “mi ha iniziato“.
Il tutto incomincia alla fine degli anni 70, la musica era veramente viva, i giovani si identificavano in punk, metallari, mods, ska, paninari, dark, rockabilly e così via, mode, forse appartenenze a classi sociali diverse, comunque sia il denominatore era per tutti la musica, la loro musica.

In quegli anni mia nonna al compleanno mi regalò una chitarra, e tutto iniziò…

Quando hai capito che questa passione poteva diventare il tuo lavoro?

Era il 1995, io e Gianluca (il mio socio) ci conoscevamo e frequentavamo già da 15 anni, eravamo stati compagni alle medie, anche lui suona la chitarra e anche molto bene, e in quegli anni si decise di provare a conciliare una passione ed un lavoro.

In media quanti musicisti arrivano in sala prove settimanalmente?

Negli anni abbiamo sviluppato diverse iniziative legate alla musica: fra laboratorio di liuteria, sale prove e registrazione, spazio foto/video transitano circa 200/250 musicanti alla settimana.

Come si svolge una tua giornata?

Come ti dicevo il nostro spazio, che ben conosci, si divide in diverse attività ed essendo in pochi ad occuparci di tutto bisogna essere un po’ multitasking, quindi, tolta la sera dove si concentrano maggiormente i gruppi e il lavoro è in quella direzione, durante la giornata si fanno cose a 360 gradi.

Nel corso degli ultimi anni i talent show hanno avuto sempre più successo. Ma tra le band più giovani esiste ancora il gusto della gavetta della sala prove, con ore e ore di ripetizioni, senza avere l’obiettivo di partecipare a queste selezioni? E, se vuoi dircelo, cosa ne pensi di questi programmi?

Hai toccato il tasto dolente…la musica sta attraversando una crisi profondissima, il mondo è diventato molto virtuale. Pochi ragazzi, in percentuale, suonano uno strumento, i talent provano virtualmente a proiettare il sogno, ma la via che indicano è una strada chiusa.

La musica non dovrebbe essere un bene di consumo, o per lo meno chi ha fatto la storia della musica ha sempre tradotto la propria emozione, visione delle cose, rabbia e amore in canzoni. Il fatto che alcuni dischi abbiano venduto milioni di copie è solo la conseguenza di quanto tutto ciò sia stato fatto bene, e senza premeditazione.

Da molti anni chi si occupa di produrre musica ha a capo manager che applicano sistemi di produzione e di vendita che nulla hanno a che fare con l’arte e la creatività. I risultati parlano da soli: se togli gli artisti dai 45 anni in su, quelli in grado di riempire gli stadi nel mondo si contano sulle dita di una mano.

Del resto la musica è la colonna sonora del momento storico in cui si vive.

Qual è il genere principale che viene suonato nella tua sala prove?

Il rock l’ha sempre fatta da padrone, ma la maggior parte dei gruppi oggi fa cover un po’ di tutti i generi, anche se io cerco sempre di spingerli a fare inediti, a cantare la propria emozione…la sensazione che si ha quando una tua canzone gira a dovere mentre la suoni è unica.

Avete anche una sala di registrazione?

 Sì, nella struttura ci sono due studi di registrazione, a gestirli ci sono Danilo e Jacopo. Si fanno lavori che spaziano da semplici riprese in diretta a dischi fatti e finiti.

Qual è il gruppo che da più tempo frequenta la tua sala prove?

Direi che ci sono quattro, cinque gruppi veramente storici con i quali si è sviluppato un rapporto di amicizia in tutti questi anni per i quali venire a suonare da noi è diventato un rito e che comunque hanno mantenuto il loro desiderio intatto.

La frequentazione è più maschile o femminile?

La frequentazione è principalmente maschile. Tranne alcune eccezioni, il ruolo femminile nelle band è quasi esclusivamente da cantante e di conseguenza il resto dei musicisti è di sesso maschile.

Come mai secondo te?

Non saprei esprimere un giudizio in merito. Come ti dicevo, da noi provano band e le donne che si cimentano a suonare uno strumento sono poche.

Sei felice del tuo lavoro? Cambieresti qualcosa se potessi?

Sicuramente avere la passione per la musica ed occuparsene come lavoro è un privilegio, anche se, non potendo prescindere dalle logiche del denaro, il tutto perde spesso di poesia e si deve far fronte a tutte le problematiche di un’attività commerciale come le altre.

Hai qualche episodio particolare o momento memorabile da raccontarci?

Ma di cose particolari in tutti questi anni ne ho viste parecchie! Ad esempio mi ricordo di Joe, un batterista di circa cinquant’anni che veniva da solo a provare al pomeriggio ed era alla disperata ed eterna ricerca di elementi per portare a termine il suo progetto musicale. Un giorno mi telefonò per prenotare una sala perché doveva fissare delle prove per i Gipsy Kings e si presentò all’ingresso con i Gipsy Kings veri!!!

Grazie Alessandro, per il tuo tempo e per la bella intervista!

Grazie a te, anche per la pazienza, sai bene che i musicisti sono sempre un po’ scriteriati…

La sala prove di Alessandro è la storica MOONHOUSE di via Pizzi 29 a Milano (www.moonhouse.it) e quest’anno si festeggerà i vent’anni di attività.