La casa di Anna Frank

Quante volte in passato io stessa ho liquidato il pensiero dell’olocausto in modo spiccio, quasi stufa di tutto questo parlare di ebrei, di sterminio e di campi di concentramento.

Anche recentemente,  parlando con amici, dicevo che sarebbe ora che questi “orrendi monumenti” in ricordo di quel periodo sparissero e fossero sostituiti magari da bellissimi giardini in memoria di tutte le persone che vi hanno sofferto.

Ora posso dire che mi sbagliavo, mi sbagliavo alla grande. Anna Frank e tutto ciò che ancora tangibilmente ci ricordano quegli eventi storici non possono essere messi da parte o sostituiti da una targa o un bel giardino.

Bisogna leggerlo e “sentirlo” quel diario e poi salire quelle scale ripide e poi quelle stanze… Passateci qualche minuto, senza attraversarle con noncuranza e pensate che è proprio lì che Anna ha vissuto, in quelle stanze, chiuse e oscurate ogni singolo giorno per due anni.

Anna Frank non è solo nazismo, olocausto, essere ebrei.

Anna Frank è il simbolo di un’ingiustizia, anzi dell’ingiustizia più grave del mondo: far soffrire bambini innocenti, ignari e che non riescono a capire perché il loro mondo,  da un giorno all’altro, viene inghiottito in un baratro chiamato guerra che lascia dietro di sé solo paura e disperazione.

A volte mi osservo e mi rendo conto che è inutile negare che io stia cambiando. Rughe, segni, cedimenti fanno parte della vita, ma la mia è una vita che la guerra non l’ha mai vista e di questo oggi sono grata più che mai, perché Anna Frank e tanti altri bambini come lei non hanno visto, ne’ vedranno, rughe,  segni, cedimenti di un corpo che felicemente accoglie il tempo che passa e riesce ad invecchiare.

Io spero di non dimenticarlo più.