Violenza sulle donne – Tuteliamoci!

INTERVISTA A SILVIA COLOMBO, AVVOCATO MATRIMONIALISTA del Foro di Milano.

Buongiorno Silvia, grazie di questo incontro dedicato a parlare di come la legge può aiutare le donne vittime di molestie, abusi e violenze.

“Buongiorno e grazie a te dell’invito a partecipare, sempre disponibile se posso dare il mio contributo a migliorare la situazione delle donne vittime di violenza.”

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una escalation di violenza sempre più esplicita e manifesta nei confronti delle donne. Si è passati da quella che era una “violenza privata”, che rimaneva nascosta tra le mura domestiche, a gesti sempre più eclatanti fino ad arrivare all’omicidio, passando per il fenomeno dello stalking. Secondo te cosa ha contribuito a questo fenomeno?

“Innanzitutto mi preme dire che in passato la situazione della donna non era certo delle migliori.

Sin dai tempi antichi, la donna è stata oggetto di sottomissione all’uomo, se non di violenze ed abusi senza precedenti. Nella società attuale ha ottenuto via via maggiore riconoscimento quale essere soggetto di diritti, al pari dell’uomo (pensiamo solo al diritto di voto).

Senonché, sussistono ancora frange di società in cui esseri vili e malvagi, purtroppo, abusano della fragilità femminile e perpetrano abusi di violenza psicologica e fisica che riducono la donna in stato di sottomissione, di soggezione.

Il motivo di tutto ciò, a mio parere, risale ad un retaggio che dovremmo scrollarci di dosso.

La donna ha un intelletto acuto e degno di rispetto al pari, se non più in molti casi, dell’uomo, ma spesso è purtroppo lei stessa a non reagire, a sminuirsi, a non rendersi conto del proprio valore.

Mi capita spesso di avere a che fare con donne abusate, soprattutto psicologicamente, che patiscono cali di autostima.

I social network, oltre tutto, nell’era moderna hanno ridotto le barriere ed acuito la velocità di passaggio tra il rispetto e la mancanza di esso nei confronti della donna.”

Le leggi, inadeguate fino a pochi decenni fa in termini di riconoscimento della dignità femminile, si sono nel frattempo adeguate?

“Le leggi si sono parzialmente adeguate.

Da ultimo, quella sullo stalking ha permesso di intervenire immediatamente laddove vi sia segnalazione di un soggetto perseguitante, con arresto in flagranza di reato.

Le leggi ci sono, ma come ripeto le donne dovrebbero a mio avviso denunciare di più.”

Pensi che intervenendo legalmente si possa prevenire la violenza contro le donne?

“Assolutamente sì.

Ritengo che un buon tessuto normativo, con relative pesanti sanzioni, sia d’ausilio a fungere da deterrente nei confronti dell’ipotetico reo.

Il problema, invero, è rappresentato per lo più dall’applicazione della norma e della relativa sanzione al caso di specie, perché se sul piano sostanziale le norme ci sono, bisogna poi applicarle sul piano processuale.”

All’atto pratico cosa deve fare una donna ai primi segni di abuso?

“Ai primi segni di abuso la donna deve denunciare, o rivolgendosi ad un avvocato oppure direttamente alle forze dell’ordine.

Nessuno sconto, nessun buonismo. Un uomo che usa violenza contro una donna non è degno di essere chiamato Uomo. Il problema, come già detto, è lo stato di soggezione psicologica in cui la donna versa in questi casi.”

Perché tante vittime nonostante le denunce?

“Le tante vittime possono essere riconducibili, a mio avviso, ad almeno due ordini di fattori.

Il primo, sta proprio – mi spiace ripetermi – nel fatto che la donna pensa di poter “redimere” il suo carnefice. Come si dice: se non c’è vittima, non esiste carnefice. Perché dargli l’occasione di esserlo?

Il secondo, ritengo sia dovuto alla molteplicità di denunce di violenze ed abusi, che possono condurre ad un ingolfamento delle questure, se non addirittura ad una sottovalutazione del caso.

Non si è mai abbastanza preparati. I soggetti perseguitanti agiscono con segnali e modalità ben precisi, andrebbero svolti dei corsi formativi, sia per le vittime di violenza, sia per le forze dell’ordine che a volte non sanno come trattare il caso concreto ed intervengono quando ormai è “troppo tardi”. Del resto, non hanno alternative: se non c’è reato, non possono intervenire.

Su questo punto, la legge andrebbe modificata, anche se sussiste l’allontanamento dalla residenza familiare, che già di per sé aiuta.”

Qual è la pena che rischia un uomo denunciato per molestie/abuso?

“La pena dipende dal tipo di reato.

Ipotizziamo un minimo di sei mesi di arresto, per il reato di molestie, ad un massimo di dieci anni di reclusione in caso di violenza sessuale, fino a giungere alle pene più severe in caso di omicidio.

Pene fino a 4 anni di reclusione, invece, per molestie reiterate (il c.d. stalking) che possono essere aumentate se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato/divorziato – o da persona che sia stata legata da relazione affettiva – ovvero ai danni di un minore, di donna in stato di gravidanza o di soggetto disabile.”

La casistica cosa ci dice rispetto agli esiti delle condanne? Sono utili? La donna è salvaguardata anche dopo la scarcerazione?

“Gli esiti delle condanne portano spesso ad una recidiva, nonostante il tentativo del nostro sistema di rieducazione del condannato.

La donna non è tutelata a seguito della scarcerazione, se non per il fatto che è vietato al soggetto avvicinarsi ai luoghi dalla stessa frequentati. Ma il problema a mio avviso non è risolto.”

Sei mai stata vittima di molestie o abusi?

“No, mai stata vittima.”

Sono presi in considerazione risarcimenti per danni anche solo psicologici?

“Chi è vittima di abusi, quale persona offesa dal reato, può costituirsi parte civile nel processo penale, cosa di cui mi occupo. Svolgendo attività di avvocato matrimonialista, capita spesso che profili penalistici si muovano di pari passo con quelli civilistici, nell’ambito per esempio di una separazione coniugale.

Il risarcimento può prevedere diverse voci di danno: biologico, morale, esistenziale, perdita di chances di lavoro, ecc.

La Corte di Cassazione con sentenza 12 settembre 2011, n. 18641 ha sostenuto che il danno morale è autonomo rispetto al danno non patrimoniale. Con diverse sentenze la Cassazione ha ribadito la “autonomia ontologica del danno morale”.”

Per ultimo ti chiedo un consiglio da donna oltre che da avvocato: esistono dei campanelli d’allarme da non trascurare in una relazione affinché non degenerino in violenza?

“Il campanello d’allarme più importante è la mancanza di rispetto, che può manifestarsi inizialmente in una serie di comportamenti apparentemente innocui, come l’usare un linguaggio volgare, impedire di uscire e frequentare amici e/o parenti, oppure vessare sottilmente la compagna, denigrandola o mancando nei suoi confronti delle più elementari attenzioni.”

Puoi consigliare associazioni e istituzioni a cui rivolgersi e darci un tuo contatto?

Esistono i centri antiviolenza, con una rete nazionale antiviolenza, che risponde al numero 1522 e che è in grado di offrire ogni informazione utile e supporto su tutto il territorio, nonché numerose associazioni presenti in tutta Italia.”

Ringrazio Silvia per il tempo che ci ha dedicato.

Questa intervista completa la serie di articoli su questo argomento.

Invito tutte a leggere e rileggere queste informazioni, anche in futuro, perché se noi donne vogliamo davvero fare la differenza nel modo in cui il mondo ci vede e ci tratta, dobbiamo essere le prime a non abbassare mai la guardia sul nostro diritto al rispetto da parte di chiunque.

Concludo ricordandovi l’appuntamento di domani mattina alle ore 10.00 su Radio Lombardia dove sarò ospite della trasmissione Mattino Lombardia per parlare del mio blog.

A presto!

Violenza sulle donne – Introduzione

Negli ultimi tempi ho fatto un viaggio allucinante. Ho navigato nella realtà e in rete per raccogliere informazioni sull’argomento che voglio trattare, la violenza sulle donne, e sono rimasta sconvolta dai numeri, dalle statistiche, dalle testimonianze.

Esistono delle realtà di tale violenza, psicologica e fisica, che sono veramente inimmaginabili.

Ogni parola, ogni pensiero nella mia mente si forma a fatica riguardo questo argomento. Si rischia un’inutile retorica, un falso moralismo o una pietà perbenista che non possono rendere minimamente l’idea dell’inferno che queste donne, donne come noi, vivono.

Forse la parola più onesta che può descrivere le mie sensazioni è impotenza.

Nella mia vita non ho mai ricevuto uno schiaffo e, nonostante qualche episodio di molestie, una volta anche abbastanza pericoloso, me la sono sempre cavata. Posso dire che io non conosco la violenza e sono una donna molto fortunata.

Quello che più mi ha colpito, soprattutto nei casi di violenza domestica, è il sottile lavoro di debilitazione psicologica che subiscono le vittime, arrivando al punto di non essere più in grado di difendersi.

“Ho iniziato ad aver paura, prima di andare a dormire aspettavo di sentirlo russare per il timore che potesse succedermi qualcosa, non sapevo con chi parlare, mi vergognavo, pensavo che fosse colpa mia, ho iniziato a non volermi più bene e sono anche ingrassata.”

Sempre più isolate, aggredite verbalmente, sminuite in tutto ciò che fanno, le vittime non riescono a capacitarsi quando per la prima volta vengono attaccate fisicamente e a volte passano anni prima che si decidano ad andarsene. Pensano che sia stato un episodio, pensano di poter perdonare, pensano che non succederà mai più.

L’arma psicologica di far sentire la donna colpevole di ciò che le accade è la stessa anche nel caso delle molestie e delle violenze sessuali.

“Che cosa avete voluto? La parità dei diritti. Avete cominciato a scimmiottare l’uomo. Voi portavate la veste, perché avete voluto mettere i pantaloni? Avete cominciato con il dire “Abbiamo parità di diritto, perché io alle 9 di sera debbo stare a casa, mentre mio marito il mio fidanzato mio cugino mio fratello mio nonno mio bisnonno vanno in giro? Vi siete messe voi in questa situazione. […] Ognuno raccoglie i frutti che ha seminato. Se questa ragazza si fosse stata a casa, l’avessero tenuta presso il caminetto, non si sarebbe verificato niente.”

Sapete a quando risale questa arringa dell’avvocato difensore in un processo per stupro? Alla fine degli anni ’70. Non parliamo del 1800, ma di poche decine di anni fa. Penso che oggi nessun avvocato si azzarderebbe a ripeterle, ma pensate che la mentalità sia molto cambiata?

Poiché in ogni ambito è sempre più chiara l’importanza della prevenzione e poiché nessuna di noi è immune dal pericolo, ho deciso di affrontare questo argomento in modo costruttivo.

Procederò quindi, senza indugiare in ulteriori tristi ed angoscianti testimonianze o resoconti, esponendovi ciò che ho preparato per voi.

Nei prossimi giorni troverete sul mio sito due interviste: una con l’avvocato Silvia Colombo, che ci illustrerà come la legge può intervenire a tutela della donna e una con Alessandro Marzola, istruttore di Krav Maga, tecnica di difesa adatta a tutti e per qualsiasi età.

Spero veramente che nessuna di voi sia nella condizione di dover mai utilizzare queste risorse, ma piuttosto che queste interviste vi siano di stimolo a prendervi sempre e comunque cura di voi stesse.