IN RICCHEZZA E POVERTA’

Oggi torno a parlare dei condizionamenti che noi donne subiamo fin da piccole e il modo per uscirne.

Faccio un salto indietro a due dei miei primi articoli

https://stillrocking.wordpress.com/2015/08/21/alba-o-tramonto/

https://stillrocking.wordpress.com/2015/08/24/alba-o-tramonto-parte-2/

Il suggerimento qui contenuto resta secondo me uno dei migliori mezzi che abbiamo per trovare la lucidità dentro di noi ogni singolo giorno.

Uno dei risultati più incredibili (provare per credere) è la capacità di restare centrate che si acquisisce man mano che questi benedetti 10 minuti diventano un’abitudine.

Essere lucide e centrate ci permette di essere più coscienti di ciò che ci circonda, iniziando dal favorire la concentrazione fino al renderci più sensibili agli input meno evidenti che la vita ci fa scorrere davanti come in un film.

Sapete a cosa serve questo? Ad interrogarci, a capire noi stesse più profondamente ed a non alienarci dalla bellezza e dalle opportunità che il mondo ci offre.

Perché questo articolo si intitola “In ricchezza e povertà”?

Perché proprio alcuni di questi input che ho recepito ultimamente riguardano i soldi, la famiglia e la felicità.

Parto con un elenco che poi diventerà più chiaro:

  • Una coppia che estrae da un furgone, palesemente da lavoro, il seggiolino di sicurezza con un bambino minuscolo, si prende per mano e si incammina
  • La stabilità economica
  • Un papà che spinge un passeggino super-tecnologico con a fianco una moglie tutta griffata che parla al cellulare con aria annoiata
  • Il fertility day
  • Giovani donne che si domandano se è meglio prima avere figli o prima far carriera
  • L’illusione della sicurezza economica
  • La paura del presente

Partiamo dall’illusione della sicurezza economica. A chi non piace avere disponibilità di denaro? A chi non piace poter affrontare ogni spesa necessaria o superflua senza pensarci troppo? Credo a nessuno. Non c’è proverbio più stupido di quello che afferma che i soldi non fanno la felicità. La realtà è che i soldi e ciò che ci puoi comprare non compensano l’insoddisfazione, la tristezza, la frustrazione di una vita che non ti piace.

Ma se stai bene e sei contento, sai che bellezza avere anche i soldi!?!?

E da sempre ci rifilano la bufala che la sicurezza economica, la stabilità finanziaria contribuiranno certamente alla nostra evoluzione di esseri umani, limitando in questo modo la realizzazione di sogni, progetti, idee, perché tutti i nostri sforzi, tutta la nostra concentrazione saranno indirizzati a raggiungere la “stabilità economica”.

Che invece è una chimera, perché come si accumulano, i soldi possono finire, perché un’azienda che sembrava intoccabile, nel giro di un anno lascia a casa tutti, perché uno gioca la schedina vincente e si ritrova ricco, perché costruiscono la metropolitana vicino a casa tua e ne raddoppiano il valore. Siamo sempre a pensare che solo la fortuna vada a caso e che invece la sfortuna abbia sempre ben chiaro chi colpire.

Ma la fortuna e la sfortuna sono come la stabilità economica: non esistono.

Pensate: 3 concetti che non esistono e che riescono a farci vivere il presente con paura. È pazzesco.

Sapete perché mai come negli ultimi decenni le attività creative, gli hobbies, lo sport, il tempo libero in generale hanno assunto un valore così importante arrivando per tanti al fanatismo? Perché non sono più svaghi, ma una compensazione di ciò che non riusciamo a realizzare nella nostra vita.

Nulla si può più fare “tanto per”, si vive solo per obiettivi.

Ed è questo il clima di condizionamento in cui giovani donne da pochi anni inserite nel mondo del lavoro si trovano a fare i conti con la campagna del “fertility day” che scandisce il tempo verso una presunta data di scadenza delle donne (vergogna!) e le pressioni di una società che spesso non permette neanche la possibilità di prendere in considerazione il desiderio di fare la casalinga, non solo per questioni economiche, ma anche per non sentirsi inferiori al mondo moderno femminile.

Vi giuro, solo a scrivere queste cose, mi sale la carogna.

Quando amiche più giovani mi domandano se è meglio prima far carriera o prima far figli mi fanno tenerezza ed al tempo stesso provo tanta rabbia per questa gabbia di finta libertà che ci hanno costruito intorno ed in cui noi (sì, anch’io da giovane ho vissuto condizionata da queste illusioni) pensiamo anche di essere padrone di noi stesse e del nostro tempo.

Se tra le due immagini di coppia con figlio dall’elenco sopra dovessi scegliere quale più mi piace, vi direi quella con il furgone, ma anche questo è uno stereotipo, è quello di “due cuori e una capanna”. La coppia griffata ed apparentemente annoiata istintivamente non mi attirerebbe, ma in realtà non so nulla né di una né dell’altra.

Ecco, questo è l’importante! Nessuno sa niente di voi davvero ed allora come potete permettere a chiunque, politici, sociologi, medici, ma anche parenti ed amici di dirvi cosa, quando, come è meglio per voi?

Siate sgradevoli, siate deludenti, siate insopportabili se questo vi renderà veramente libere di fare le vostre scelte, perché nella vostra pelle ci siete solo voi ed avete tutto il diritto di starci bene!

Perciò, se ad un certo punto della vostra vita decidete di metter su famiglia, seguite solo quello che vi dice il cuore, non date troppo peso a ciò che per qualcuno sembra determinante per prendere questa decisione.

Se invece i figli non li volete, non permettete a nessuno di farvi sentire inferiori.

E soprattutto smettetela di farvi la guerra tra di voi!

Love & peace

Donne e libri, combinazione magica!

A Gallarate, una cittadina in provincia di Varese, c’è un negozio speciale dove convivono due delle mie realtà preferite: i libri e un gruppo di donne motivate a dare il meglio in ciò che fanno, coadiuvate, ad onor del vero, anche da un uomo che condivide con loro la passione per i libri.

E’ la libreria Biblos Mondadori. https://www.facebook.com/search/1562097317367726/local_search?surface=tyah

Se entrate in una qualsiasi libreria, è facile perdersi nella vasta scelta di titoli, generi, prezzo e normalmente non è semplice trovare qualcuno che ti dia un consiglio. Possiamo dire, senza timore di offendere nessuno, che ormai il rapporto tra lettori e librai è diventato abbastanza impersonale.

Ma non qui. Qui si viene accolti con cordialità e disponibilità, ma senza essere assediati, e le occasioni per conoscere ed incontrare nuovi autori e nuove storie sono tante.

La persona che si occupa di far sì che questa libreria rimanga un luogo vivo d’incontro e non semplicemente un supermercato del libro è Sara, che ho incontrato per parlare un po’ di libri, editoria e scrittori.

“Ciao Sara, iniziamo con una breve presentazione di te e del tuo lavoro. Da quanto tempo lavori qui e di cosa ti occupi?”

Lavoro alla Biblos da 4 anni, anche se faccio la libraia da quasi una decade. Come tutti i miei colleghi svolgo le attivita’ quotidiane del negozio e oltre a quelle, mi occupo anche dell’organizzazione eventi per il nostro punto vendita.

“Pensi che questo lavoro ti arricchisca?”

Indubbiamente è un lavoro molto arricchente, sia perche’ implica il contatto con il pubblico e quindi obbliga ad uno scambio quotidiano, sia per la possibilità che ogni giorno ho di essere in mezzo a centinaia di titoli di generi diversi; e’ un lavoro che stimola la curiosita’ e permette di conoscere ogni giorno cose nuove e nuove persone.

“E’ un lavoro impegnativo?”

E’ un lavoro più che impegnativo. Il libraio non solo deve essere aggiornato su tutte le pubblicazioni, le recensioni e il panorama culturale anche internazionale. Deve essere in grado di relazionarsi con qualsiasi tipo di clientela (anche molto esigente), capire chi ha di fronte per poter soddisfare al meglio tutte le richieste. Non di meno fare il libraio è anche un lavoro che richiede un certo sforzo fisico con spostamenti quotidiani di volumi notevoli.
Oltre a questo, per quanto riguarda il mio lavoro in particolare, molto tempo è dedicato alla parte social: contatti con le case editrici, con gli autori, organizzazione degli eventi in negozio e non solo. Stare in libreria richiede di essere “multitasking”, elastici e disponibili a tempo pieno: quando si torna a casa il lavoro non e’ finito…si inizia a leggere!

“Ti piace leggere? Ti è sempre piaciuto o questo lavoro ti ha stimolato? “

Indubbiamente scegliere questa professione nasce da una passione, continuamente arricchita e alimentata dalla professione stessa.

“Qual è il genere che preferisci?”

Lavorando in libreria si entra in contatto con tutti i tipi di genere. Per quanto mi riguarda, il romanzo storico è tra quelli che più mi appassiona, considerando che è stato l’argomento su cui ho incentrato il mio percorso di studi. Ciò che comunque rende un libro “preferito” e mi fa decidere di consigliarlo è, oltre all’ambientazione, anche il modo in cui la storia viene raccontata e quanto è in grado di toccare le mie corde. L’emozione nella lettura e’ fondamentale!

“Quanti eventi organizzi mediamente per presentare nuovi autori e libri? Sei soddisfatta della partecipazione?”

Organizziamo eventi con cadenza settimanale: alterniamo autori più noti ad autori più legati al territorio, laboratori didattici per bambini, incontri con attori di teatro, showcooking, eventi musicali, letture e chi piu’ ne ha piu’ ne metta…Per quanto riguarda la partecipazione, cerchiamo sempre di variare gli incontri organizzati, in modo tale da soddisfare tutto il nostro bacino di utenza e incuriosire chi magari non ci conosce ancora. In questo ultimo periodo stiamo anche cercando di rafforzare le collaborazioni esterne, in modo da riuscire a portare il mondo della cultura anche al di fuori del punto vendita: ad esempio teniamo una rubrica di consigli a cadenza settimanale per una radio locale, Radio Bustolive e cerchiamo di farci sentire sempre di piu’ attraverso i social, che teniamo costantemente aggiornati con le nostre recensioni e con tutto quello che succede in libreria. Ci stiamo “buttando” anche in svariati progetti, come il festival “Frammenti Blues” che si terra’ al Castello Visconteo di Somma Lombardo il prossimo ottobre, o il Filosofarti, storico festival di Filosofia cittadino. Ma questi sono solo alcuni esempi, noi siamo costantemente in movimento!

“Secondo te cosa amano più leggere le donne? Cercano prevalentemente l’evasione come sembra dalle classifiche di vendita o c’è un interesse anche per libri più impegnativi e profondi?”

A mio avviso, sia per gli uomini che per le donne, la lettura e’ davvero una scelta soggettiva. Ci sono donne che preferiscono leggere romanzi più leggeri e ironici, o delicati e che si avvicinano maggiormente alla sensibilità e all’universo femminile, così come ci sono donne che preferiscono leggere romanzi piu’ impegnativi o profondi o che amano il thriller e la suspense! Sai, le classifiche di vendita rispecchiano le mode del momento, i tormentoni editoriali. Ma sono un fuoco di paglia nel senso che durano davvero al massimo una stagione. Invece ci sono romanzi evergreen che vengono letti e amati da generazioni e saranno letti e amati ancora per tanto tempo.

“C’è qualche classico che continua a resistere?”

A differenza di quanto si possa credere, tutti i classici resistono. Oltre ad essere romanzi che vengono fatti studiare a scuola, vengono ancora consigliati e soprattutto, apprezzati! Molti sono precursori di veri e propri generi letterari, sono d’ispirazione per gli scrittori moderni e alcuni stupiscono per la loro incredibile attualita’.

“Questo tuo lavoro ti ha permesso di fare incontri che ti hanno particolarmente colpito?”

Sicuramente questo lavoro mi ha permesso di conoscere molti autori e molte personalità di spicco della cultura contemporanea, dandomi la possibilità di poterli apprezzare “dal vivo”. E’ sempre bello poterci entrare in contatto diretto e scoprirli dopo l’immagine che mi ero fatta di loro solo leggendoli.

“Ho notato che avete anche una bella zona dedicata ai bambini/ragazzi. Funziona?”

Certo! Il reparto ragazzi è un reparto che cerchiamo sempre di valorizzare, proprio perchè è importante promuovere la lettura nei bambini fin da subito. Questo lo facciamo costantemente intrattenendo rapporti con le scuole della zona e invitando le classi direttamente in libreria. Qui i bambini entrano in contatto diretto con l’oggetto libro ed iniziano a conoscerlo, a maneggiarlo e a divertirsi anche grazie ai laboratori creativi pensati ad hoc per loro. E poi c’e’ la letteratuta young adult che e’ diventata un vero e proprio genere letterario e che comprende quelle storie che si avvicinano di piu’ agli adolescenti. E poi ci sonno le storie vere, i libri illustati, i pop-up e i libri gioco…davvero un mondo do meraviglie!

“I genitori leggono ancora le favole ai bambini?”

Nonostante i canali televisivi dedicati ai più piccoli, i genitori fanno ancora addormentare i figli con le fiabe classiche e non solo…sara’ sempre cosi’!!!

“Qualche episodio divertente sia di clienti adulti sia piccoli?”

Ce ne sono stati tantissimi…il primo che mi viene in mente si riferisce ad un Natale dove, per festeggiare con i bimbi, avevamo un babbo Natale vestito di tutto punto, seduto sulla sedia a dondolo, attorniato da tanti occhietti adoranti ed emozionati…e uno di loro, tirandogli la barba, ha gridato “Ma tu non sei il vero Babbo Natale!!!”…puoi immaginare… abbiamo sfiorato la tragedia!!!…ma in qualche modo siamo riusciti a salvare la magia…

“Secondo te leggere fa oggettivamente bene alle persone?”

Ne sono assolutamente convinta! Credo che, oltre ad allargare la mente, la visione della vita e le prospettive, leggere renda più empatici perchè obbliga il lettore a mettersi nei panni del protagonista del suo romanzo.  Inoltre penso che tuffarsi in altre storie sia un modo per rilassarsi e distaccarsi momentaneamente dalla vita di tutti i giorni. Non ultimo, è anche uno strumento per affinare le proprie capacità linguistiche di scrittura e di espressione.

“Come vedi l’attuale situazione dell’editoria? Secondo te verrà davvero il giorno in cui i libri saranno completamente rimpiazzati dagli e-book?”

Credo che, nonostante tutte le tecnologie avanzate che verranno elaborate, i libri non verranno mai completamente rimpiazzati dagli e-book; la carta ha un profumo, una consistenza, implica una gestualità di cui i lettori sono innamorati e che con l’e-book verrebbe meno. La carta ha la sua magia, e’ proprio dentro alle pagine e bisogna sfogliarle per trovarla…

“E’ una mia impressione o anche il mondo dell’editoria sta dedicando una larga parte della sua produzione a opere di rapido consumo, rispecchiando il trend del “tutto e subito” rappresentato a livello virtuale da Internet?”

Piu’ che opere di rapido consumo direi che oggi, tramite autopubblicazioni on-line, chiunque puo’ essere scrittore e vedere il suo libro pubblicato. Questo panorama sicuramente confonde il lettore che, con un’offerta cosi’ elevata, a volte fatica a individuare la narrativa di qualita’ o gli scrittori piu’ affini ai suoi gusti.

Ma noi siamo qui per questo!!

“C’è qualcosa che vorresti aggiungere per chi sta leggendo questa intervista?”

Vorrei salutarvi con una frase di Piero Citati:

“Se vogliamo conoscere il senso dell’esistenza, dobbiamo aprire un libro: là in fondo, nell’angolo più oscuro del capitolo, c’è una frase scritta apposta per noi.”

“Grazie Sara per questa bellissima intervista!”

Seguite la Biblos Mondadori di Gallarate e gli eventi di Sara, riscoprirete il piacere di entrare in libreria!

https://www.facebook.com/search/1562097317367726/local_search?surface=tyah

 

 

In Praise of Pokemon GO

Another point of view I had not considered…/Un altro punto di vista che non avevo considerato… (traduzione segue)

Fit Is a Feminist Issue

When Pokemon GO first launched in Canada in yesterday, servers crashed. Just as predictably within hours my social media newsfeeds were full of people complaining about it all. From the “turn in your man card” memes to the “keep out of my yard” signs. Ugh. People!

People are playing computer games outside. They’ve left the stereotypical basement. A friend’s kid wanted to go to an art museum because he heard there it was a pokegym. (What’s a Pokemon Go gym and how do they work? See here.) Another friend talked about leaving her house and walking 25 km at a time when she was suffering from depression and not much could move her.

I’ve got adult friends playing and neighborhood kids too. Even my teens say it’s pretty cool. My only worry from a parenting angle is the need for data on smart phones. Up until now the…

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All creatures great and small by James Herriot

There are books that are much more than what they tell, because they are linked to an emotion that can be the memory of when or where you read them or who got you to know them.

This book is part of a series written by a British veterinary surgeon, under the name of James Herriot, which tells about his personal and professional life in Yorkshire, starting before the Second World War.

His books were among my father’s favorite. My father died more than 30 years ago, but every time I read them it feels like he’s still here with me, laughing about the episodes that, even though we had read them many times, we kept on telling each another. Too bad that time did not last long.

Some might judge them as easy, simple or assess the style as not so exciting, but I wonder if books can be really the object of literary criticism.

When a book is written with feeling, heart, passion, suffering, and not just in order to sell, it cannot be nothing but a writer’s masterpiece.

Then the reader make what he wants of it.

A book is what you make it to be.

A book may be the masterpiece of your life at a time and let you down in another moment.

A book can be boring the first time and encourage unexpected reflections if you re-read it.

A book creates a unique relationship with the reader.

Books are living emotions.

Sometimes I read a book in just one day, sometimes it takes months to read another one. I am sure that, with a little attention, it would be interesting and useful to understand why…

In schools there is always less reading and more working with computers, I do not know why.

Children are no longer interested in reading. After the period of colorful books full of figures there is no longer the transition to independent reading, when one begins to understand her/his own tastes, chooses the titles, and most of all starts travelling with her/his imagination.

Maybe I am old-fashioned, but for me this means closing the door to a world of emotions that could be with you throughout your life.

A book really keeps company.

 

https://it.wikipedia.org/wiki/James_Herriot

Creature grandi e piccole di James Herriot

Ci sono libri che sono molto più di ciò che raccontano, perché sono legati ad un’emozione che può essere il ricordo di quando o dove li hai letti oppure di chi te li ha fatti conoscere.

Questo libro fa parte di una serie scritta da un veterinario inglese, con lo pseudonimo di James Herriot, che racconta le sue vicende personali e professionali nello Yorkshire, partendo da un periodo addirittura antecedente la seconda guerra mondiale.

I suoi libri erano tra i preferiti di mio padre. Mio padre è morto più di 30 anni fa, ma ogni volta che li rileggo è come se lui fosse qui con me a ridere degli episodi che, non paghi di averli letti e riletti, ci raccontavamo ridendone insieme. Peccato che quel periodo sia durato poco.

Qualcuno potrebbe giudicarli sempliciotti, “piacioni” o valutarne lo stile in modo non entusiasta, ma io mi domando se i libri possano essere veramente oggetto di critica letteraria.

Quando un libro viene scritto con sentimento, cuore, passione, sofferenza, e non solo con l’obiettivo di vendere, non può essere nient’altro che un capolavoro dello scrittore.

Il lettore poi ne fa ciò che vuole.

Un libro è ciò che tu lo fai essere.
Un libro può essere il capolavoro della tua vita in un momento e deluderti in un altro. Un libro può annoiarti la prima volta e stimolarti delle riflessioni inaspettate se lo rileggi.
Un libro crea una relazione unica con chi lo legge.

I libri sono emozioni vive.

Ci sono libri che divoro e altri che impiego mesi a leggere. Sono convinta che, con un po’ di attenzione, capire il perché di questo mi sarebbe di grande aiuto…

Nelle scuole si legge sempre meno e si lavora sempre più con il computer, chissà perché.

I bambini non sono più interessati alla lettura. Finita l’epoca dei libri colorati e pieni di figure non c’è più il passaggio alla lettura autonoma, quella dove incominci a capire i tuoi gusti, a sceglierti i titoli, ma soprattutto a viaggiare con la fantasia.

Sarò all’antica, ma per me questo significa precludersi un mondo di emozioni che ti accompagna per tutta la vita.

Un libro fa veramente compagnia.

https://it.wikipedia.org/wiki/James_Herriot

 

 

 

Anne Frank’s house

Many times in the past I dismissed the Holocaust briskly, almost tired of all this talk of Jews, extermination and concentration camps.

Even recently, talking with friends, I said that it would be better to destroy these “hideous monuments” reminding us of that period and replace them with beautiful gardens in memory of all the people who suffered there.

Now I can say that I was wrong, I was wrong big time. Anne Frank and everything that still remind us of those historical events can not be put aside or replaced by a memorial plaque or a nice garden.

We must read and “feel” that diary and then climb those steep stairs… and then those rooms … Stay there for a while, don’t walk through them carelessly and think that this is where Anne lived, in those rooms, closed and darkened every single day for two years.

Anne Frank is not only Nazism, Holocaust, Jews.

Anne Frank is a symbol of injustice, the worst injustice in the world: to hurt innocent children, who ignore and can not understand why their world suddenly disappears in an abyss called war, leaving behind only fear and despair.

Sometimes I look at myself and I realize that it is useless to deny that I’m changing. Wrinkles, signs belong to life, but mine is a life that never saw any war and today I am grateful more than ever for this, because Anne Frank and many other children like her never saw and will never see them and will never have a body that happily welcomes the passage of time and is able to grow old.

I hope I do not forget it anymore.

Ecco perchè non sopporto le riviste femminili

Certe riviste sono una delle peggiori manifestazioni del mondo femminile. Non citerò nomi, ma, a differenza di ciò che qualcuno potrebbe pensare, non sto parlando dei giornali pettegoli. Questi sono assolutamente innocui e unisex.

Le riviste che invece si vantano di parlare di moda, attualità, cultura sono le peggiori. Più l’aspetto è patinato e meno c’è da fidarsi. Questi giornali ci propinano come modelli donne di cui non capisco il valore, canoni estetici che nulla hanno a che fare con la realtà, illusioni sulla possibilità di avere “tutto e subito” che possono andare bene fino a 14 massimo 16 anni, ma che dovrebbero far sganasciare dalle risate le donne vere.

Non prenderò la strada più facile estrapolando trafiletti dalle riviste che ho letto in preparazione di questo articolo e facendo della  polemica ed ironia scontate, che tanta fortuna fanno di opinioniste e blogger ben più famose e scafate di me.

No. Io vorrei cercare di scavare più in profondità nel successo di queste riviste, perchè sono convinta che quello che le donne pensano di trovare nei servizi e negli articoli è un’illusione di comprensione e resurrezione ad un ideale che tale rimane.

Mi spiego meglio. Prendiamo la classica rubrica “Lettere al direttore”; normalmente è preceduta da un breve quanto superficiale editoriale possibilmente su un fatto di politica o cronaca con pensierino moralista. Bene, con questo abbiamo soddisfatto la nostra coscienza civile.

Si passa quindi a questioni più importanti: il rapporto con le lettrici. Ovviamente gli argomenti delle lettere sono vari e ricevono risposte argute e risolutrici dalla redazione. Leggendo le lettere e le risposte, ci si rispecchia ognuna nella vita dell’altra e così si prova comprensione anche per noi stesse (cosa che noi donne raramente riusciamo ad avere, essendo più propense a autocriticarci). Meno male che la nostra rivista del cuore ci capisce!

All’interno del giornale lo sapete poi come funziona: articoli, interviste, servizi di moda… tutto sottilmente incentrato su messaggi in contraddizione tra di loro.
Attenzione! Non cedere al tempo che passa, puoi contrastare le rughe, ma tranquilla sei bella come sei, il tuo uomo ti ama anche se hai la cellulite, però se scegli il costume giusto ti sentirai più a tuo agio, anche se, come tutte ben sappiamo, non c’è niente di meglio di una cura a base di mega-carbo-super-goji-proteo-caffeico-moleco-acido-ribo-karkadè a partire da gennaio per eliminare i cuscinetti di grasso e comunque quello che conta è l’intelligenza e lo sai che il cervello ha bisogno di zucchero, di cui fa largo uso anche Charlize, che però per vincere l’Oscar ha recitato da brutta…

Ma ci siamo capite? Questi giornaletti cavalcano l’onda dell’insicurezza femminile per mantenerci in uno stato adolescenziale perenne che necessita di conferme, di sicurezze, foraggiando così l’industria dell’estetica.

Il vostro giornale del cuore non vi capisce, non vi coccola, è solo un mezzo per vendere spazi pubblicitari, fatevene una ragione.

Sento già una voce di protesta che dice: ” Ma come, non vorrai farci credere che tu non ti trucchi, non ti compri creme o vestiti e scarpe nuove?”.
Certo che lo faccio! Ma solo ed unicamente con la mia testa e il mio gusto e soprattutto non a seguito di un bisogno indotto da qualcosa o qualcun altro.

Se voglio dedicare del tempo alla lettura, leggo libri, facendo attenzione anche in questa scelta, perchè purtroppo il mondo dell’editoria è invaso da libri talmente stupidi e scritti male che quelli della serie Harmony diventano dei capolavori classici.

Purtroppo quando parlo di questi argomenti, mi prende lo sconforto, perchè mi sembra di parlare a vuoto, ma per chi mi legge, vi prego, provateci a smettere totalmente di comprare queste riviste, andate in biblioteca, in libreria, esplorate argomenti, autori, stili. Meglio una pagina magari non totalmente capita di un bel libro, piuttosto che un intero giornaletto da quattro soldi. Questi impoveriscono il vostro portafoglio, senza arricchire la vostra anima.

La casa di Anna Frank

Quante volte in passato io stessa ho liquidato il pensiero dell’olocausto in modo spiccio, quasi stufa di tutto questo parlare di ebrei, di sterminio e di campi di concentramento.

Anche recentemente,  parlando con amici, dicevo che sarebbe ora che questi “orrendi monumenti” in ricordo di quel periodo sparissero e fossero sostituiti magari da bellissimi giardini in memoria di tutte le persone che vi hanno sofferto.

Ora posso dire che mi sbagliavo, mi sbagliavo alla grande. Anna Frank e tutto ciò che ancora tangibilmente ci ricordano quegli eventi storici non possono essere messi da parte o sostituiti da una targa o un bel giardino.

Bisogna leggerlo e “sentirlo” quel diario e poi salire quelle scale ripide e poi quelle stanze… Passateci qualche minuto, senza attraversarle con noncuranza e pensate che è proprio lì che Anna ha vissuto, in quelle stanze, chiuse e oscurate ogni singolo giorno per due anni.

Anna Frank non è solo nazismo, olocausto, essere ebrei.

Anna Frank è il simbolo di un’ingiustizia, anzi dell’ingiustizia più grave del mondo: far soffrire bambini innocenti, ignari e che non riescono a capire perché il loro mondo,  da un giorno all’altro, viene inghiottito in un baratro chiamato guerra che lascia dietro di sé solo paura e disperazione.

A volte mi osservo e mi rendo conto che è inutile negare che io stia cambiando. Rughe, segni, cedimenti fanno parte della vita, ma la mia è una vita che la guerra non l’ha mai vista e di questo oggi sono grata più che mai, perché Anna Frank e tanti altri bambini come lei non hanno visto, ne’ vedranno, rughe,  segni, cedimenti di un corpo che felicemente accoglie il tempo che passa e riesce ad invecchiare.

Io spero di non dimenticarlo più.

 

The judgement

We are born to be judged. She looks like dad, he looks like his mother, she’s got her grandmother’s eyes, he snores like his grandfather …

We are all annoyed by judgments but sooner or later everyone judges: elementary school children judge kindergarten children, teens judge younger kids, young adults judge teens and so on, in an endless sequence into adulthood where we find many other opportunities to point fingers and judge someone else. And don’t even get me started on the Last Judgement …

So instead of realizing, at least as adults, the richness in the experience of who is ahead of us (and not necessarily in age), we act arrogant and trample on what is offered to us, thus losing the ability to choose what we think is best. It could even be exactly the opposite, but we cannot do this if we totally ignore and reject it.

Not all of us are obliged to offer our experience to everyone, but especially in this era so strongly characterized by sharing our thoughts and opinions, why do we have to waste space and energy to insult and judge who is not where we are?

I always read with pleasure opinions and considerations of those who want to share in a polite and constructive way and sometimes I found myself exploring something I did not know.

I was never caught by an aggressive post or with insults, just like I do not listen to rude and arrogant people. Who knows, maybe they could have something to teach me too, but I’ll run this risk.

I get particularly annoyed by those people who thanks to their courage, resourcefulness and intelligence have made choices in life that have proved more than positive and, instead of offering their support and encouraging other people to do the same by telling their experience, they just belittle those trapped in a mechanism that does not allow them to see life in a different light.

It is said that what most bothers us corresponds to a trait we have, so from now on I will try to be less judgemental.

And you?