Le emozioni negative non esistono

Così come non esistono le emozioni positive.

Ben tornate! Oggi parliamo di emozioni.

Nella filosofia cinese le emozioni troppo intense non sono viste di buon occhio, perchè vanno ad intaccare la nostra energia. In effetti, questo popolo non è famoso per esprimere le proprie emozioni, al punto che una volta ho sentito una maestra definire una signora cinese “madre anafettiva”.

Io penso in realtà che ognuno di noi abbia un suo modo di esprimere le proprie emozioni.

Chi non sembra in grado di farlo, forse ha semplicemente paura. Ed è la stessa paura che ci porta a fare una distinzione tra emozioni positive e negative, nel tentativo di tenere a bada queste ultime.

Peccato che le emozioni, i pensieri, le sensazioni che ci fanno più paura e che cerchiamo di evitare sono proprio quelle che definiamo “negative” e che si acquattano dentro di noi per evolversi a nostra insaputa in ogni genere di disagio e malessere (senso di inadeguatezza, insoddisfazione, depressione, fobie, malattie).

Ma davvero vogliamo permettere alle nostre emozioni di farci questo, invece di guardarle dritte in faccia per paura di avere paura?

Le emozioni represse sono il freno della vita. Sono totalmente inutili. E guardate che da un certo punto di vista sono inutili anche le emozioni che definite “positive” se diventano un rifugio ed un termine di paragone per ogni esperienza che vivete.

Vi faccio un esempio per entrambi i casi.

Se pensate ad un episodio doloroso della vostra vita, tutta la tristezza, la disperazione di quel momento risale a galla e l’unico desiderio che avete è di non pensarci. Se non ci riuscite credete addirittura che non vi libererete mai di tutto quel dolore.
Sapete perchè vi sentite così? Perchè, per paura, avete represso il dolore legato a quella esperienza nel momento in cui la vivevate, perchè temevate di andar fuori di testa, perchè non volevate far preoccupare chi vi stava intorno, perchè pensavate che forse sareste riuscite a tornare alla normalità più velocemente…
Ognuno può aggiungere il suo perchè, ma è così.

E l’unica cosa che un’esperienza del genere può insegnarci è che quando arriva una brutta notizia, quando subiamo una perdita, quando ci colpisce una disgrazia non abbiamo nessun dovere se non quello di soffrire e provare tutte le emozioni che ci travolgono fino in fondo, perchè solo così ne verremo fuori libere.

E invece cosa succede quando riceviamo una notizia fantastica, otteniamo qualcosa che abbiamo desiderato per tanto tempo, ci innamoriamo alla follia? Prendiamo l’emozione di quel momento e la archiviamo nel settore “momenti perfetti” e da lì in poi nulla sarà altrettanto bello se non ci provocherà le stesse intense emozioni.

Ricordi, emozioni… quanto bagaglio che ci portiamo in questo viaggio!

Alleggerirlo è necessario, a volte indispensabile.

Provate da oggi a godere dei momenti e delle emozioni nell’istante in cui accadono. Se si tratta di qualcosa di bello siate grate, diversamente non ignoratelo, valutate se può insegnarvi qualcosa.

In entrambi i casi però lasciate andare le emozioni, restate leggere e fate spazio. Solo in questo modo la vita può accogliere il nuovo.

Provateci, davvero!

Annunci

Alla fine tutto si può riassumere in un unico, prezioso consiglio…

Qualche tempo fa, ispirata dalle classiche liste di consigli per i buoni propositi d’inizio anno che si sentono e trovano un po’ dappertutto, mi ero soffermata anch’io a pensare ad una lista semi-seria di suggerimenti.

Ricordate?

https://stillrocking.wordpress.com/2016/01/03/i-buoni-consigli/

https://stillrocking.wordpress.com/2016/01/09/insonnia-e-creativita/

Non rinnego le perle di saggezza che vi ho somministrato, ma penso che in realtà non siano abbastanza d’ispirazione per chi le legge.

Proprio stamattina mi è capitata sotto gli occhi una frase di Mark Twain che, pur conoscendo, mi ha colpito come se l’avessi letta per la prima volta. Dice più o meno così:

“Tra 20 anni sarete più delusi da ciò che non avete fatto rispetto a ciò che avete fatto. Prendete il largo, lasciate il porto sicuro, approfittate del vento. Esplorate. Sognate. Scoprite.”

E’ un dato di fatto che ogni epoca ha i suoi sognatori, inventori, visionari. Proprio in base all’epoca in cui sono vissuti hanno subito trattamenti di ogni genere, dalla tortura, alla derisione, al timore reverenziale, alla soppressione. Tutti però avevano in comune la capacità di non fermarsi all’apparenza, di osare, di sognare.

Quando Steve Jobs pronunciò le famose parole “Stay hungry, stay foolish!” riuscì in una brevissima frase a riassumere l’unica filosofia di vita che secondo me ha un senso.

La fame di vita accompagnata da una certa dose di incoscienza non è follia, ma è il motore che dovrebbe spingerci ad apprezzare questo viaggio, godendo di tutte le opportunità possibili, indipendentemente da chi siamo, dove viviamo, quanti soldi abbiamo e ciò che vale per uno può essere totalmente indifferente per un altro.

Giusto per non parlare di teoria e basta, ecco la mia lista di ciò che ho “esplorato” negli ultimi anni e che ha arricchito la mia vita:

  • creare un mio blog
  • cantare in un gruppo
  • praticare il Tai-chi
  • praticare il Krav-maga
  • scoprire le risorse online gratuite riguardo la meditazione, approfondimenti di tecniche energetiche, corsi motivazionali
  • pubblicare un giornalino di satira domestica
  • trovare, grazie a varie risorse, il modo di occuparmi in totale autonomia della mia famiglia e della mia casa
  • liberarmi da “condizionamenti contrari” (poi vi spiego) ed apprezzare anche attività che fino a qualche anno fa vivevo come un obbligo
  • non spaventarmi davanti ai guasti della lavatrice e della lavastoviglie – sì avete capito bene: fin dove possibile intervengo da sola, cacciavite e pinza in mano
  • imparare a dire NO
  • imparare a lasciar andare amicizie che si stanno spegnendo
  • far spazio a nuove persone, nuove idee, nuovi stimoli

Tutto questo non mi sta facendo diventare più ricca (non ancora almeno…), meno stanca o perfetta, ma di sicuro desiderosa ogni mattina di vedere cosa mi aspetta.

E la cosa fantastica è che, più percorro questa strada, più vedo dietro di me una scia di condizionamenti, pensieri imposti, inutili remore che mi lascio alle spalle.

Anche i “condizionamenti contrari” a cui accennavo prima sono tremendi. Sono quelli per cui scartiamo a priori certe esperienze, perché le abbiamo contestate ed escluse dalla nostra vita.

Prendiamo per esempio il fatto di cucinare. Sapete già cosa ne penso a riguardo:

https://stillrocking.wordpress.com/2016/01/27/gli-sfizietti-di-nonna-giuseppina-ovvero-cosa-penso-dei-siti-di-ricette/

In realtà, quando mi metto in cucina e provo (“esploro”) qualche nuova ricetta, mi piace! Così come mi piace quando la riuscita di uno dei miei piatti forti viene confermata per l’ennesima volta.

Fino a qualche tempo fa io odiavo cucinare, perché fin da ragazzina avevo persone intorno che secondo me davano troppo valore a questa capacità. E io pensavo “Col cavolo che mi vedrete mai affaticarmi intorno ai fornelli in questo modo!”.

La vita poi mi ha portato ad un certo punto a dover cucinare 2 volte al giorno, pranzo e cena, tutti i sacrosanti giorni. Per me era un incubo.

Un giorno però, un po’ per gioco, ho provato qualche ricetta di dolci e mi sono divertita. Da lì è scattata la voglia di sperimentare e ad un certo punto mi sono resa conto che tutto sommato cucinare non mi pesava più e non riuscivo a credere che per tutta la mia vita era stato così faticoso.

Faticoso in realtà non era cucinare, ma restare aggrappata ad un’idea che non mi apparteneva più.

Spero, con questo nuovo articolo, di essere riuscita a farvi sorridere, ma anche a farvi percepire l’intensità con cui vivo ogni giorno l’esperienza della vita. Questo non mi preserva da vivere momenti bui, ma mi dà la consapevolezza della grande luce di cui possiamo godere ogni giorno.

Buon fine settimana!

 

La festa del Ringraziamento e la gratitudine

Nel corso degli ultimi 60 anni, se non di più, le culture europee e americane si sono mescolate in tanti ambiti, in uno scambio letterario, artistico, scientifico e sociale di grande impatto anche sul nostro quotidiano.

Gli europei sono orgogliosi delle loro radici culturali che risalgono alle più antiche civiltà, ma gli americani sono altrettanto orgogliosi della loro storia.

Mi è spesso capitato di sentir dire che l’America non ha in realtà una sua storia, io penso che noi europei abbiamo dormito sugli allori di un passato sì glorioso, ma che risale a troppo tempo fa per giustificare il nostro orgoglio. Punti di vista.

E’ da poco passato il 31 ottobre, festa di Halloween, e come ogni anno ho sentito osservazioni, se non lamentale, da più parti che non ha senso festeggiare questa ricorrenza, che per noi non significa niente, che è una festa inventata dagli americani.

Indipendentemente dal fatto che questo non è vero, alcune domande mi sorgono spontanee.
Potevamo farne a meno? Sì. E’ divertente? Sì. E’ obbligatorio festeggiare? No.
I principi della democrazia sono salvi!

Una festa realmente tutta americana è il Ringraziamento, che si celebra ogni anno il quarto giovedì di novembre e dà praticamente inizio alla stagione dei festeggiamenti natalizi.

Questa tradizione viene puntualmente rispettata dal 1863, quando il Presidente Lincoln la istituì come forma di ringraziamento religioso.

L’origine di questa festa viene però collocata all’epoca dei Padri Pellegrini nel 1621. La storia narra che al loro sbarco in America essi non ebbero molto successo con le sementi portate dall’Inghilterra. Successivamente, con l’aiuto dei nativi americani ed i loro consigli, riuscirono ad ottenere dei raccolti molto generosi e da qui la celebrazione di un ringraziamento a Dio.

Sicuramente la gratitudine dei Padri Pellegrini era legata ad una questione molto seria, la sopravvivenza delle loro famiglie, ma ogni giorno è possibile sentire e manifestare questo sentimento, anche per piccole cose.

Non amo parlare di religione o fede, perché non ho la competenza necessaria, ma credo che parlare di spiritualità sia alla portata di tutti. La spiritualità non è legata al nome di nessuna entità, a nessun rito, a nessun dogma.

Per me spiritualità significa emozionarsi davanti ad uno spettacolo della natura, provare sentimenti di reale amore senza giudizio, trovare più significato in un abbraccio che in tante belle parole.

Io per tutto questo provo gratitudine. Vorrei festeggiare anch’io il Ringraziamento!

Mi piace pensare ad un gruppo di familiari e amici che si trova per condividere i motivi per cui essere grati… non credo di tradire le mie antiche radici europee!

Vi ricordate la definizione della “sindrome di Pollyanna”, il famoso ottimismo idiota? Non si tratta di questo, non si tratta di perdere il contatto con la realtà, bensì di riequilibrare i piatti della bilancia.

Guardatevi intorno, ascoltate: cosa vedete, cosa sentite? Solo lamentale e polemiche. Allora non siete d’accordo con me che se per un giorno all’anno ci concentrassimo su ciò di cui essere grati non sarebbe poi una cattiva abitudine?

Buona domenica a tutte!

LIBRI PER BAMBINE E IL POTERE DEI NOSTRI PENSIERI

Ben ritrovate a tutte!

Vi piace leggere? A me tantissimo, fin da bambina.

Io appartengo a quella generazione dei classici per bambini, con titoli e temi ben distinti per i due sessi. Nella mia libreria spopolavano “Piccole donne”, le varie “Pollyanna”, “La piccola Dorrit” ecc.

Le trame non erano niente male, anzi, ma c’era sempre un fondo di tristezza che non mi sono mai spiegata. Crescendo ho capito che era un filone letterario che portava l’eroina di turno alla maturità attraverso esperienze piacevoli, ma anche e soprattutto dolorose per temprarne il carattere, e che diamine!

Pollyanna in particolare mi aveva colpito per il suo modo di affrontare le vicissitudini. Orfana di madre, padre missionario, uno dei suoi momenti più felici era quando arrivava alla missione il baule spedito dall’Inghilterra, dove lei sperava di trovare dei bei vestiti e una bambola.

Vana speranza…
Un giorno arriva addirittura un paio di stampelle e Pollyanna, che è pur sempre una bambina, si dispera, ma il padre le insegna un trucchetto: dice a Pollyanna che dovrebbe essere felice comunque, perché quelle stampelle non le deve usare. Pollyanna ci casca e diventa la bambina più felice del mondo.

Ed io, che ero pur sempre una bambina, ci cascai allo stesso modo. Mi sembrava un atteggiamento così edificante, buono ed altruista!
Mi sentivo un po’ Pollyanna anch’io, quasi quasi un pochino sfortunata per avere una famiglia normale tutta viva e vegeta.

Crescendo ed affrontando man mano le mie vicissitudini è arrivato un momento in cui ho sentito forte dentro di me la necessità di urlare (scusate il francesismo) “fanculo Pollyanna!”. Ero stufa di abbassare la testa ed accettare le cose come venivano, pensando che ero comunque fortunata.

Fin qui niente di strano. La cosa strana è successa recentemente.

In una delle mie ennesime circumnavigazioni delle librerie, ho trovato questo libro che spiega praticamente la stessa cosa, ma in un modo che può veramente cambiare la visione di una situazione.

Infatti non si tratta di essere felici per le cose che vanno storte, ma cercare di capire se l’esito negativo, o comunque non corrispondente alle nostre aspettative, non possieda in sé dei risvolti positivi.
Se ci pensate bene, spesso stiamo male o ce la prendiamo per cose che non hanno nessun senso, eppure basterebbe fermarsi un attimo, respirare e spostare il punto di vista.

Vi faccio un esempio: quando sono stata licenziata, mi sono sentita persa. Al di là del fatto che avevo permesso al mio lavoro di definirmi troppo (noi non siamo né il nostro lavoro, né la nostra casa, né la nostra macchina, né i nostri partner, né i nostri figli), nella mia vita avevo sempre lavorato e perdere il mio impiego era veramente uno stravolgimento.
Mi veniva da piangere, mi sentivo tradita dai colleghi, mi sembrava di essere rimasta chiusa fuori casa. Dopo 20 anni nella stessa azienda mi sentivo veramente vittima di una grande ingiustizia.

Nonostante non fossi più nella fase Pollyanna da anni, quando riuscii a fermare questo fiume di autocommiserazione, fui in grado di formulare almeno 3 motivi per cui potevo ritenermi fortunata: avrei potuto godermi i miei figli, mio marito aveva un lavoro che bastava per tutti e non avrei più avuto mal di stomaco dal nervoso.

Ovviamente i motivi valgono solo per noi stessi, è chiaro che se fossi stata solo io a lavorare avrei elaborato altri pensieri, ma anche qui vale lo stesso sistema: nonostante fossero anni che volevo cambiare lavoro, non avevo mai trovato il coraggio. In questo caso avrei potuto pensare che era l’occasione per trovare un lavoro migliore.

Le possibilità sono infinite se è nostra intenzione non farci scoraggiare.

In fondo la vita ci darà comunque la nostra razione di situazioni irrimediabili e allora perché vedere come tali anche quelle dove i nostri pensieri possono veramente fare la differenza?

Io penso davvero che l’ottimismo sia un’arma potente nella vita e sono convinta che riuscire a non farci sopraffare dagli eventi sia determinante per la buona riuscita dei nostri progetti.

Lo so che questa non può essere una cura contro il pessimismo, ma cosa ne dite di provare a trovare dei lati positivi la prossima volta che qualcosa andrà storto?

Buona serata!

P.S. Per curiosità ho fatto una ricerca su internet per Pollyanna. Guardate un po’ cosa è saltato fuori:

La psicologia cognitiva ha preso spunto da libro e film per etichettare come “sindrome di Pollyanna” il cosiddetto “ottimismo idiota”. Ora sì che mi sento bene!